Caffè & brioche

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Nel vuoto pneumatico dell’attuale assetto politico (dove un pupazzo ben vestito fa il presidente del Consiglio, Salvini è un gran imbonitore ma come statista vale poco, Renzi sta antipatico pure ai congiunti, Zingaretti e Di Maio sembrano due figurine, Berlusconi è finito…) si stanno muovendo nuovi protagonisti, spinti più dall’ambizione personale che da particolari visioni politiche. Ce ne sono due in particolare che si stanno agitando parecchio per contendersi nel futuro prossimo anzitutto quel vasto bacino elettorale che corrisponde al voto moderato, orfano di valida leadership da tempo. Uno ha il doppio cognome e girava in Ferrari fino a poco tempo fa, l’altro fa l’editore in rampa di lancio. Dietro, mondi economici che considerano finita la ricreazione. E si preparano a suonare la campanella. Che, come sempre, è costituita da tivù e giornali.

Se i francesi occupassero l’Italia, la chiamassero Transalpinia, noi saremmo italiani d’Italia o transalpini di Transalpinia? Gli italiani occuparono Trento italiana e il Sud Tirolo austriaco, battezzarono il tutto Trentino-Alto Adige perché stabilirono che il Sud Tirolo si chiamasse Alto Adige. Gli abitanti locali sono sudtirolesi nel Sud Tyrol italiano, o altoatesini? E ci arrabbiamo pure se non vogliono definirsi altoatesini, non fosse altro che l’Adige lo chiamano Etsch da sempre? Fu mania del regime fascista, quella di italianizzare i nomi, con effetti a volte tra l'esilarante e il demenziale. La slava Vrhovlje pri Kojskemi diventò Vercoglia di Quisca; Innichen, San Candido. Non so perché si salvò la Val d'Aosta, in cui tutte le località – a parte Aosta – mantennero il loro nome francese. Forse perché italianizzare parole francesi avrebbe fatto ridere pure il compunto legislatore fascista.

Uno dei maggiori fornitori di armi alla Turchia è l’Italia (d’altronde sìamo alleati, siamo dentro la Nato, no?). Quelle armi che ora i turchi stanno usando per massacrare i curdi. E noi che andiamo ad Ankara a dire loro che per carità, non devono usarle…

Non è vero che tutto peggiora, anzi. Si pensi agli stadi, nel senso di gente che frequenta gli. Nella nostra gioventù andare allo stadio era qualcosa che sconfinava nell’avventura e nel pericolo, i frequentatori erano quasi sempre uomini, spesso ragazzotti di dubbie maniere. Oggi vedi famiglie, donne, tanti bambini. E, per la prima volta, gli ultras in uscita se non addirittura in galera (vedi Juve). Insomma si fa il tifo senza usare quei razzi che uccisero in un derby romano un tifoso che pensava di essere andato all’Olimpico a divertirsi, non in guerra a morire.

Hanno tagliato il numero dei parlamentari, non hanno modificato prima tutta la struttura di regole, attività, commissioni che riguarda il lavoro dei parlamentari. Cioè hanno fatto la casa partendo dal tetto. Niente di grave, in un Parlamento pieno di asini. L’unica soddisfazione è che la prossima volta la mandria sarà più ridotta.

Una nota trasmissione televisiva ha mostrato agli italiani quali siano i luoghi di spaccio a Verona, e quali i protagonisti. Questi ultimi sono quelli che vediamo pure noi ogni giorno: ex (o non ex) tossici, giovani stranieri, insomma la solita umanità che vive di traffici illeciti che ormai transitano soprattutto attraverso internet. I luoghi: Porta Vescovo e dintorni, i bastioni… Ecco, se di quei quattro disperati difficilmente te ne libererai – li cacci da qua, li ritrovi là –, magari certi luoghi meriterebbero però di essere un po’ ripuliti. I bastioni sono un gioiello di Verona, in alcune loro parti lasciato in mano a gente poco raccomandabile. Difficile ipotizzare la presenza di famiglie, di bambini, di sportivi laddove trionfa il malaffare. Si può certamente fare qualcosa, si deve.

Spiritualità o servizio? Occhi puntati più in alto' o più in basso? Questo il dilemma (di base il principale) che il sinodo dell’Amazzonia intende affrontare per il mondo cattolico. Il discorso è molto complesso, delicato, sfaccettato. Anche se la soluzione sembrerebbe molto semplice: invece di “o”, mettere “e”.

Siamo strani, noi genitori. Regaliamo ai bambini (ormai a quelli di 8-9 anni) degli smartphone che sono delle bombe atomiche, capaci di entrare in un mondo – internet con i suoi social – che è una bomba atomica. Poi rimaniamo paralizzati dall’effetto di queste bombe, se esplodono. Pensiamo di poter avere il controllo, che in realtà è difficilissimo, sgusciante. E ce ne dogliamo. Però, un figlio senza telefonino nella società d’oggi è più “tagliato fuori” di un montanaro a spasso per Tokio. Boh… (anzi: aiuto!).

Se ne è andato un altro gigante della politica veronese, l’ultracentenario Valentino Perdonà. Il cordoglio è unanime, il rimpianto per una stirpe politica in via d’estinzione, altrettanto. Ricordo però tempi in cui questi cavalli di razza venivano dileggiati, accusati, calunniati. Razza predona, dicevano. Ora li rimpiangono: un po’ perché quel fango addosso quasi sempre non era meritato, un po’ perché se guardiamo all’oggi…

Ero presente, il giovedì pomeriggio in cui due inflessibili vigilesse hanno riempito di multe le auto parcheggiate attorno alla scuola Rubele di piazza Isolo, auto di genitori che vanno a prendere i figli a scuola e parcheggiano dove possono per una decina di minuti. Siamo in piazza Isolo, non in Arizona, come è complesso prendere i figli alle Catullo o alle Nievo: altre scuole cittadine non dotate di alcun parcheggio attorno. Chiudere un occhio per qualche minuto dovrebbe essere un dovere. E poi non si pianga perché le scuole cittadine si stanno spopolando, le sezioni sono sguarnite, il centro si svuota, le famiglie scappano via. E sempre nella logica di dare una mano alle famiglie che fanno figli, vero sindaco Sboarina?