Pentagrammi

stampa

Un concetto storiografico che ci pare stia alla base della corretta comprensione dell’opera di John Lennon (1940-1980), di cui si ricordano i quarant’anni dalla morte, è quello di “totalità” o “onnipervasività” della guerra fredda, nel senso che essa sconfinò dalle linee generali strettamente politiche e investì l’intero complesso delle sensibilità collettive, a maggior ragione nelle coscienze artistiche (così Guido Oldrini, a proposito del cinema americano del secondo dopoguerra).

L’arte degli Stati Uniti, con il suo carattere composito, contesto di tradizioni le più diverse per origini geografiche e temporali, pervade la nostra cultura su più livelli. Ma se per quanto riguarda la letteratura e il cinema l’americanistica è ben presente negli studi accademici, non altrettanto si può dire per ciò che riguarda la musica, specie per ciò che attiene la piena assunzione del jazz nell’ambito delle pratiche “alte”, e per queste degne di entrare in un canone di valore assoluto

Una riflessione a due voci sul senso della musica e su un capolavoro orchestrale della classicità: questo il contenuto di uno snello ma denso volume edito da il Mulino, Le sette parole di Cristo, nel quale Riccardo Muti e Massimo Cacciari illustrano senso, stile e forma delle Sette ultime parole di Cristo sulla croce di Haydn

Apriamo YouTube e cerchiamo “Allegro barbaro per pianoforte”, due minuti e mezzo di vitalismo ritmico puro che sgorga apparentemente spontaneo da una tradizione folclorica antichissima: può essere questo un buon modo per iniziare la conoscenza dell’arte di Béla Bartók (1881-1945), il massimo compositore ungherese contemporaneo, del quale ricorre il 75° anniversario della morte.

C’è qualcosa di colossale nel corpus sinfonico di Gustav Mahler, il grande compositore boemo che lo scorso 7 luglio ha festeggiato il 160° anniversario della nascita (1860-1911)...