Pentagrammi

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L’estate è l’occasione propizia per accostarsi a un capolavoro della musica novecentesca che richiede il giusto spazio mentale libero, approfittando del tempo festivo da dedicare all’edificazione di sé. Parliamo di un ciclo di Lieder (canzoni d’arte) che vide la luce esattamente 110 anni fa: Il libro dei giardini pensili (Das Buch der hängenden Gärten), intonato sulla serie poetica di Stefan George da Arnold Schönberg nel 1909.

Il recente concerto di Ennio Morricone in Arena, nonché la rappresentazione alla Scala, in questi giorni, dell’opera Die tote Stadt di Korngold (che fu anche tra i maggiori compositori di musica per film della Hollywood classica) ci spinge ad alcune considerazioni rapsodiche riguardo alla musica per il cinema...

«Il Sindaco della città di Verona consegna la Medaglia della Città alla memoria del Maestro Peter Maag nel centenario della nascita (Sankt Gallen 1919 – Verona 2019), quale segno di riconoscenza di tutta la comunità, per l’onore di essere stata da lui considerata propria città adottiva, e quale testimonianza d’impegno a perpetuarne il pensiero e il grande profilo artistico nell’opera voluta dal Maestro Nicola Guerini con il Fondo Peter Maag di Verona e in quella delle Istituzioni da lui e a lui ispirate».

È passata una ventina di giorni dal terribile incendio che ha distrutto gran parte del tetto di Notre-Dame e si sono versati giustamente fiumi di inchiostro sul valore inestimabile che quella cattedrale ha rivestito e riveste nella storia di Francia e d’Europa, non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello più ampiamente artistico, culturale, civile.

Lo spazio di Hector Berlioz (1803-1869), nell’ambito della cultura europea, è vasto, ramificato, espandendosi dalla musica alla poesia, dal teatro alla narrativa, fino alla riflessione critica, alla saggistica, all’estetica: siamo in presenza infatti di uno di quei geni che segnano un’epoca, andando oltre il luogo deputato della loro disciplina per costruire un orizzonte di senso e cultura di ampiezza inusitata, edificando un’opera che può a buon diritto porsi come “critica della cultura” del proprio tempo, e in egual modo fornendo prospettive visionarie per lo sviluppo dell’arte futura.

Sessant’anni e non sentirli. La frasetta è banale, ma ben s’attaglia all’album Kind of Blue, registrato nel 1959 da Miles Davis a capo di un gruppo di jazzmen eccelsi, tra i quali John Coltrane, Cannonball Adderley e Bill Evans...

È di pochi giorni fa la notizia che Bruno Cagli, insigne musicologo, presidente emerito della Fondazione Rossini di Pesaro, non è più tra noi. Cagli fu tra i promotori di quella che viene chiamata “Rossini Renaissance”, vale a dire quel vasto movimento, musicologico e di produzione teatrale, che nel corso dell’ultimo cinquantennio ha di fatto riscoperto l’intera opera di Rossini, collocandola nel giusto orizzonte culturale internazionale e ponendola tra le massime esperienze musicali di sempre, ben oltre il solo Barbiere di Siviglia.

Un paio di nuove registrazioni di gran pregio da segnalare. Scegliamo Bach, questa volta, e segnatamente il doppio Cd con le Sonate e Partite per violino solo edito da Deutsche Grammophon, con solista Giuliano Carmignola, nonché, edito da Arcana, un disco che contiene le sonate per clavicembalo e flauto, nell’interpretazione di Rinaldo Alessandrini alla tastiera e di Laura Pontecorvo al traversiere.

“Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, Durante, Jommelli, Pergolesi. Se i tuoi occhi si colmeranno di lacrime, se sentirai il tuo cuore palpitare, se trasalirai, se un peso ti soffocherà nel tuo trasporto, allora prendi il tuo Metastasio e mettiti al lavoro”. Così Jean-Jacques Rousseau, nel suo Dizionario di musica del 1768, indirizzato idealmente a un giovane musicista, affinché si rechi nella capitale mondiale della musica...