Il Fatto di Bruno Fasani

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L'approfondimento settimanale di Monsignor Bruno Fasani

Fasani mons. Bruno

La scorsa settimana mi arrivano due mail. Una viene da Città del Capo (Sudafrica), l’altra da New York. Sono alpini emigrati da una vita in quelle terre, i quali mi esprimono emozione ed orgoglio per quello che hanno visto sulla Cnn. Si tratta di un servizio, che ha fatto il giro del mondo e che, come dicono i giovani, è diventato virale. Una storia che si presta a farci riflettere sul mistero del Natale.

Si pensava che il maxiraduno di adolescenti al Pincio, sabato 5 dicembre, finito a botte e con cariche della polizia, fosse un episodio estemporaneo da archiviare tra le intemperanze dovute alla giovane anagrafe. E invece il replay è arrivato puntuale una settimana dopo, a Villa Borghese. Stesso copione, stesse botte, stesso intervento delle forze dell’ordine. Dieci i ragazzi fermati. Il più grande 14 anni.

Nei giorni che precedono il Natale, si impone come spazio teologico e simbolico il deserto. Ce ne parla Isaia, profetizzando il ritorno di Israele dalla schiavitù, attraverso le lande desolate che occorre attraversare per giungere nella terra della libertà

Mi ha molto colpito un’affermazione letta qualche tempo fa di cui non ricordo l’autore. Diceva: “In passato essere poveri era non possedere, non avere. In futuro sarà invece non appartenere. Per soccorrere il debole bisognerà, di conseguenza, collegarlo a delle reti”. Oggi le reti le abbiamo messe in piedi, ma troppa gente non appartiene ad alcuno...

Due scene mi prendono il cuore in questi giorni attraversati dalla fatica e dalla paura. La prima mi porta dentro le acque infide del Mediterraneo. Le informazioni, che peccano di difetto, ci dicono che quest’anno almeno 900 persone sono morte annegate nel tentativo di raggiungere le coste italiane...