Il Fatto di Bruno Fasani

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L'approfondimento settimanale di Monsignor Bruno Fasani

Fasani mons. Bruno

La storia va in scena al liceo Socrate, alla Garbatella, in quel di Roma. È il primo giorno di scuola. I banchi annunciati dal ministro sono ancora immagazzinati nelle stanze delle sue promesse, cosicché ragazzi e ragazze se ne stanno appollaiati sulle sedie, senza nulla davanti. Ogni tanto ci scappa qualche mossa di accavallamento delle gambe, in quel gesto prevalentemente femminile, compromesso tra voglia di sgranchimento e tentativo di modificare la postura a lungo obbligata nella stessa posizione...

Ora Willy riposa finalmente in pace, quella pace che gli uomini non gli hanno garantito in questo mondo. Avvolto dalla commozione dell’Italia intera, dai pensieri riflessivi della coscienza collettiva, dall’amore silenzioso e composto dei suoi cari. I quali, da umili veri quali sono, non hanno scelto la piazza per dire il loro dolore o eventuali rivendicazioni...

È noto che i temporali più pericolosi sono quelli che si manifestano dentro la testa. Mentre Verona era piegata sotto i tornado di questo fine agosto, un giornalista, inviato di un importante quotidiano nazionale, pubblicava sui social questo messaggio...

Ci sono sogni che si ripetono e risvegliano altri sogni. Era il 1985 quando il piccolo Verona si mostrò all’Italia come il gigante del calcio. Allora ero giovane e scanzonato. E fu un sogno senza risveglio che andava a gratificare quel po’ di sportivo che mi portavo dentro...

Cronaca degli ultimissimi giorni. A Gualdo Cattaneo, provincia di Perugia, 23 migranti tunisini hanno spiccato il volo facendo perdere le loro tracce. Erano provenienti da Agrigento, dove erano approdati sui barconi, smistati poi in questo centro per il previsto periodo di quarantena...

«Il pensiero va a Istanbul. Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato». Sono parole che hanno il gusto amaro del sale delle lacrime quelle che papa Francesco ha pronunciato all’Angelus di domenica scorsa. Poche parole, come un’epigrafe che si scolpisce su una lapide, intrecciando memoria e dolore...

L’anno prossimo, tra il 13 e il 14 settembre ricorderemo i sette secoli dalla morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna nel 1321. Un anno prima, il 20 gennaio, nella piccola chiesetta di Sant’Elena, a fianco della Cattedrale di Verona, aveva discettato sulla famosa Quaestio de aqua et terra, una disputa in cui da vero scienziato contestava le teorie di chi sosteneva che, per effetto dell’attrazione lunare, le acque in alcune fasi fossero più in alto delle terre asciutte.

È l’ultima domenica di giugno. Sfoglio frettolosamente la cronaca sulle pagine dei quotidiani. Mi tornano alla mente, come ogni giorno le parole della preghiera di san Francesco: “Che io muoia, per amore dell’amore tuo, come tu ti sei degnato di morire per amore dell’amore mio”...