Ex Cathedra

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Nel bel mezzo del secondo Ottocento, a Italia riunificata, bisognava affrontare il problema di “fare gli italiani”, come disse Massimo D’Azeglio. Una situazione da far rabbrividire perché gli italiani non esistevano: c’erano regioni con lingue, monete, governi, economie, situazioni diversissime tra loro...

C’è un giorno di maggio del 1978 scolpito nella mia memoria: la prima volta che entrai in una classe, ma dall’altra parte. Avevo appena finito l’università a Padova e mi arrivò inaspettatamente una chiamata da San Pietro in Cariano, dove era iniziato da qualche tempo l’Istituto tecnico commerciale, allora “sede staccata” del Bolisani di Isola della Scala...

Ci sono padri ingombranti, con cui, per fare i conti, non basta una vita. Ne abbiamo parlato in un “Ex cathedra” precedente, a proposito di Svevo...

Viva la scuola! Un ambiente che ho amato e vissuto per quarant’anni, che ho visto cambiare costantemente e adattarsi ai tempi con una flessibilità straordinaria, al di fuori e al di là delle circolari ministeriali...

All’apparire del contagio del Coronavirus in molti si sono ricordati dei testi che in queste circostanze danno una possibilità di lettura del fenomeno proiettandolo in una dimensione che abbracci il tempo della storia, ma non se ne lasci imprigionare del tutto.

Avevamo cercato di ragionare, nella precedente puntata di Ex cathedra, sulle conseguenze della peste, sui costumi ordinari della gente e sulla necessità che la società umana trovi un punto di raccordo tra morti e vivi nell’idea di un punto fisso, fisico, riconoscibile, che possa fungere da medium storico e anche psicologico nel momento dell’elaborazione del lutto...

È già entrata nella memoria collettiva la foto della colonna di camion militari che esce da Bergamo per dirigersi in altre città vicine portando le bare dei morti per Coronavirus che i locali impianti di cremazione non riescono più ad accogliere. In tempi di pestilenza non si riesce ad avere cura dei morti...