Caffè & brioche

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Viene a Verona il giornalista Federico Rampini a presentare il suo libro su La notte della sinistra, che inserisce nell’ampia collana intitolata “Flagellazioni e tafazzate”. Ogniqualvolta leggiamo e ascoltiamo queste geremiadi, ci viene spontaneo chiederci cosa sia questa sinistra di cui tutti lamentano la scomparsa, lo straniamento, il tradimento e via dicendo. Sicuramente non può essere la sinistra di un tempo, quella che si ergeva a difesa delle classi sociali più deboli, del “proletariato” si diceva appunto allora. Perché il proletariato non la vota manco pagato, e invece i sostenitori più numerosi della sinistra attuale vivono tutti assai agiatamente nelle zone Ztl delle città. E si ha sempre l’impressione che trattino “le fasce deboli” come gli esploratori britannici dell’Ottocento in direzione Africa con il proposito di “civilizzare i nativi”. Con i quali mai si sarebbero mescolati, ovvio.

Si è fermata davanti a Palazzo Chigi l’auto blu del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Si è aperta la porta e non è sceso nessuno…

«Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità», disse quell’americano che, dopo aver saltellato sulla Luna, spiegò il significato delle sue parole: «È un mese che non vedo la tivù e mi sento meglio di prima».

Reduce da un viaggio nel Salento, ti rendi conto dei danni che le ideologie – in questo caso la pseudo-ambientalista – producono quando non si confrontano con la realtà. La xilella dell’ulivo poteva probabilmente essere fermata abbattendo qualche migliaio di piante. Giammai!, l’insurrezione delle belle anime. Non si abbatterà alcuna pianta, e chissà quali interessi, quali manine nascoste, quali scienziati che odiano la natura! Adesso le piante rovinate sono centinaia di migliaia, il batterio sta progredendo di giorno in giorno e sta minacciando tutti i due milioni di ulivi salentini, guardando a nord a quelli brindisini e baresi. Un disastro epocale, ci vorranno anni e camionate di euri solo per espiantare gli ulivi disseccati, figurarsi per ripiantarli e farli andare a produzione. Adesso sono tutti contriti e distrutti. Adesso. Ma dove sono andati i "paladini dell’ambiente" che hanno favorito un simile disastro?

Zoo

C’erano gli animali, un tempo, nello zoo di Verona, oggi ci sono gli splendidi disegni di animali fatti con lo spray. Meglio così.

Già circolano le vaccate emerse negli scritti della Maturità. Mi ha colpito il D’Annunzio poeta ed estetista. Poi ho ragionato su D’Annunzio. Qualcuno di voi si ricorda una sua poesia? Un suo scritto? È un poeta per definizione, non per nostra frequentazione. Invece come “estetista”… dal liquore Sangue morlacco della Luxardo alla Rinascente, ha inventato il marketing moderno. Ma non fa fine e lo definiamo “poeta”.

Riaggiornamento di un vecchio motto: un inglese, un idiota; due inglesi, una partita di cricket; tre inglesi, un grande popolo. Un tedesco, un lavoratore; due tedeschi, una birreria; tre tedeschi, una guerra. Un italiano, un bel tipo; due italiani, un litigio; tre italiani: Salvini, Di Maio e Conte. Ah no, siamo ancora a due. Allora tre italiani…

Una strage nel mare. Una mattanza. E nessuno che fa qualcosa, che impedisce un simile scempio. Ovviamente non stiamo parlando dei disgraziati che attraversano il Mediterraneo sulle barcarole probabilmente per risparmiare i soldi del traghetto, ma delle povere balene cacciate dai giapponesi che poi se le mangiano. Che orrore! Speriamo ora nell'indignazione generale.

Nelle ore caldissime della vicenda tutta mediatico-politica della nave Sea Watch, c’è stato un momento di puro albertosordismo, per chi si ricorda il geniale attore romano: la Sea Watch bloccata nella rada di Lampedusa con centinaia di telecamere ad inquadrarla; al suo fianco, un gommone con una quindicina di profughi intanto se ne andava verso riva, alla chetichella. Quando hanno capito che la differenza stava tutta in quelle telecamere puntate, hanno fatto finta di niente e, a chi chiedeva loro chi fossero (forse profughi?), rispondevano: no no, turisti, siamo andati al largo a farci il bagno…

Detta tra noi: ma a cosa serve un filobus a Verona? Boh, non si capisce. Chi è favorevole, ci spieghi le sue virtù. Chi non lo digerisce, ci racconti il perché. Ma sembra una di quelle cose che si devono fare perché… si devono fare. E perché si devono fare?