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Che non fa niente. Poi ai ragazzi men che meno. Tralasciando i 130mila morti, ovviamente, che comunque sarebbero morti in qualche altro modo, più o meno. Ieri parlavo con una diciassettenne, che ha preso l'influenzina diversi mesi fa (assieme a tutta la sua famiglia). Mi diceva che ancor oggi non riesce a sentire bene i gusti e gli odori. Influenzina.


Arriva l'ondivago leader politico: «Il green pass sia un'opportunità ma non un obbligo per i lavoratori». Risposta: «No, sarà obbligatorio per tutti i lavoratori». «Ah, va bene». Poi arrivano i leader sindacali: «Allora tamponi gratis per tutti». Risposta: «No, o si vaccinano o se li pagano. C'è altro?».


Registriamo su alcuni temi – dai vaccini a certi personaggi discutibili che si aggirano attorno alla nostra Chiesa – reazioni sobrie ed equilibrate che esprimono moderato dissenso rispetto a quanto da noi scritto: servi di Satana, dovete morire, nazisti e così via. Che dire? Si risponde o si allerta l'intervento psichiatrico rapido?

Valgono quel che valgono. Ma leggerne uno sull'attuale sindaca di Roma, la grillina Virginia Raggi, e scoprire che sarebbe molto soddisfatto di lei il 3,5% dei romani, mentre il 75% alla sola idea che possa governare la città per altri 5 anni starebbe valutando l'ipotesi di trasferimento in altro Comune...

Ai nostri ragazzi che questa mattina sono andati a scuola per il primo giorno dell'anno scolastico. Alla scuola stessa, che sembra sempre camminare sull'orlo del burrone, e tutte le volte ce la fa a portare a termine l'anno; agli insegnanti e al personale scolastico, che "sono" la scuola. A noi genitori, per i quali la scuola è una bella fetta di impegno quotidiano. Ce la faremo, se solo sapremo riprenderci dalla mazzata del conto pagato per l'acquisto dei libri.

Ultimamente si ha la sensazione (ma solo la sensazione, sia chiaro) che, dietro alla generica sigla No vax – che fino a ieri conteneva uno sparuto gruppo di italiani e oggi sembra un esercito – si nascondano anche frange di persone il cui unico intento sia quello di menare le mani. Che si tratti di curva da stadio, alta velocità, ulivi salentini o vaccini anti-Covid, poco importa.

Succede che il pessimo dittatore bielorusso Lukashenko ce l'abbia con l'Unione Europea perché non gli permette di fare i comodi suoi come tanto gli piacerebbe. Così si vendica in un modo atroce: favorisce l'arrivo di profughi da Iraq o Afghanistan, li fa portare al confine con la Lituania o la Polonia e poi schiera i militari dietro di loro: avanti in quella direzione, di qua non si torna indietro. Ma al confine le guardie polacche, ad esempio, non fanno passare la quarantina di profughi afghani lì ammassati: non sia mai! Questi poveri cristi rimangono lì nel nulla, e intanto due bambini sono morti per aver mangiato (avevano fame!) funghi velenosi. Se tutto ciò non fosse tragicamente vero, si farebbe fatica pure a immaginarlo.

Alcuni anni fa avremmo consigliato i sindaci, in procinto di ripresentarsi alle elezioni, di infiocchettare l'ultimo anno di mandato con una messe di asfaltature e lavori pubblici con tanto di inaugurazioni. Ora, faremmo l'esatto contrario: il primo anno di mandato pieno zeppo di opere e cantieri (guarda, questo sì che si rimbocca subito le maniche), e l'ultimo anno niente: nessuna rottura di scatole ai cittadini che ti rivoteranno. Così, tanto per dire...

Mi fa impazzire Matteo Salvini, che ogni due per tre la spara grossa (via l'Italia dall'euro, dall'Europa, dalla Via Lattea; no a green pass, a vaccini, alla tachipirina. E via andare). Poi incontra i presidenti leghisti delle Regioni del Nord – Veneto, Lombardia, Trentino, Friuli – che gli dicono l'esatto contrario (dai Matteo, basta dire boiate), e lui se ne esce poi tranquillo: sì a euro, Europa, vaccini, green pass, tachipirina...

Ovunque si vada, il refrain è lo stesso: finché c'è Draghi, c'è speranza, ma dopo arriveranno i cosiddetti "leader politici" di cui nessuno ha il benché minimo briciolo di stima. Terrore...

Mia moglie mi fa: «A Verona non si può più girare, ci sono lavori in corso ovunque, anche in posti che non diresti. Come mai tutti d'un colpo?». E io: tra qualche mese si vota. «Ahhhn...».

Mi colpisce la pubblicità su una rivista di un vino. Una bella bottiglia con solo il nome (tipo: Nuvole). Tre righe nella pagina che dicono che quel vino è innovativo, sostenibile, inclusivo. Punto. A parte il vino inclusivo, su cui non vorrei indagare oltre, mi è rimasta una curisoità di fondo: bianco o rosso? Sul buono, o è scontato o non interessa più. È sostenibile, basta e avanza.

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