Caffè & brioche

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Cos’è la globalizzazione? Un esempio: una scuola della Bassa veronese registra tanti mancati pagamenti delle spese di mensa, cosicché il sindaco decide che a un alunno venga data una scatoletta di tonno invece del normale pasto. Alla bufera mediatica poi scoppiata segue la decisione di un famoso calciatore di pagare lui la mensa a chi non riesce a farlo, in quella scuola. Lo stipendio di quel calciatore è pagato dalla milanese Inter. L’Inter è di proprietà di un gruppo cinese. Quel gruppo cinese vende elettrodomestici in varie parti del mondo. Insomma probabilmente qualche famiglia asiatica ha contribuito a pagare la mensa a una famiglia della Bassa, andando ad acquistare un aspirapolvere.

Allora: ipotesi n°1. Ikea conferma la volontà di insediarsi a Verona con il suo mega-magazzino e centro commerciale annesso, così come da loro richiesta. Giubilo dell’amministrazione comunale, scatenate le opposizioni: non c’è bisogno di altre mega-strutture commerciali, così si uccidono i negozi veronesi.

Ipotesi n°2: Ikea dichiara che non verrà mai a Verona. L’amministrazione comunale fa spallucce: erano solo chiacchiere, non ci perdiamo nulla. Scatenate le opposizioni: così invece perdiamo mille possibili posti di lavoro, si faccia subito qualcosa per recuperare la situazione. Quale ipotesi scegliamo?

Che circo Medrano, il Vinitaly! Con le folte schiere di bodyguard che scortano da una parte all’altra queste celebrities chiamate politici, che tutti vogliono vedere, toccare, fotografare. Quello con la felpa, poi… Mandrie transumanti in cerca dei giornalisti che tanto detestano, delle telecamere che ormai sono la loro ideologia, il senso dell’esistere. Beviamoci su, valà.

Quando finisce la siccità? Quando piove. E quando piove? Quando c’è il Vinitaly. Ci sono poche certezze, in questo mondo. Però questa lo è. Così come la fatica immane che la pioggia provoca per chi deve recarsi, parcheggiare, girare per i padiglioni, prendere una boccata d'aria, andarsene… (È anche vero che il Vinitaly col sole che picchia è ancora peggio, tale da rimpiangere il frescolino della pioggia d’aprile). 

E poi dicono che non bisogna appiccicare etichette sulla faccia di nessuno… Però se oggi non ne hai un paio affibbiate – tipo le merendine: no ogm e senza conservanti – , non vai da nessuna parte. La nuova sindaca di Chicago non è una brava o capace persona. No, è “nera e lesbica”. E si preparano le elezioni americane dove s’ammassano candidati con la loro etichettina: “ispanica e giovane”, “ebreo e milanista”, “nativo americano e ipovedente”, “transgender e vegano”, “fuoricorso e ciclista”. E così via. Poi vince Trump.

Ci sono momenti e luoghi imprescindibili per chi ricopre alte cariche istituzionali, in Italia: le sedute in Parlamento, il Consiglio dei ministri, la Festa della Repubblica, i funerali di Stato, il Vinitaly…

Il sottosegretario alla Salute, cioè l’ex assessore regionale Luca Coletto, si dichiara «sostenitore della libertà di scelta (sulle vaccinazioni) a fronte di un’informazione capillare sui pro e i contro». Di grazia, quali sarebbero ‘sti benedetti “contro” alla vaccinazione dei nostri figli? Stiamo parlando di scienza, non di vaccate o di opinioni da bar. Quindi, emergano le rilevanze scientifiche che siano contro le vaccinazioni. Attendiamo, ma non troppo.

Bella, l’ho letta nella scuola di mia figlia. Suona più o meno così: “Se gli alberi funzionassero da wi fi per i telefonini, ne pianteremmo ovunque; purtroppo producono solo ossigeno che ci consente di respirare…”

Finalmente inizia ‘sto benedetto congresso delle famiglie che mi è personalmente costato una settimana di insulti da parte di chiunque si sentisse in dovere di farlo, in quanto giornalista di Verona Fedele e quindi sicuramente in combutta con la ghenga che l’ha organizzato. Quindi, sarei un portatore sano di clava da usare contro mia moglie nella caverna in cui viviamo, e di manganello da calare sulle teste di chi non appartiene a una “famiglia tradizionale”. A parte questo, sono contento di essere arrivato a un’età in cui m’è dato di vivere pure questo: spiegare che la mia famiglia è “tradizionale”, e quasi scusarmene. Se va avanti così, non esco più dalla mia caverna.

L’esperienza ci insegna che, quando la politica è incartata, la butta sulla fuffa, di solito ribattezzata “diritti” o “principi”. Vedi la famosa “battaglia” sulle coppie di fatto della Cirinnà (interi mesi!), oppure oggi la convegnistica sulla “famiglia tradizionale”, sul carro della quale sono saltati esponenti politici che razzolano diversamente da come predicano. La fuffa parolaia è perfetta nei casi in cui tutto il resto non procede, ed è strategia tipicamente italiana: se tutti gli altri problemi rimangono tali e costa tanta fatica risolverli, buttiamola sulle polemiche verbali. Danno l’impressione agli italiani che non è vero che sono lì a svernare ben pagati dalle nostre tasse, ma sono invece tremendamente impegnati sul fronte dei “diritti”. Gli italiani ci cascano sempre, d'altronde amano alla follia disquisire per giorni delle "dichiarazioni post partita".