Caffè & brioche

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Ho provato ad offrire al fabbro che mi sta facendo diversi lavori in casa i miniBot, poi la criptovaluta Libra che Facebook vuole lanciare (dalla finestra?), quindi i bitcoin, i mini-assegni, i punti dell’Esselunga. Avviso a tutti: il fabbro vuole “i euri”. Punto.

Rimaniamo convinti che un Parlamento zeppo di scappati di casa com’è quello attuale, durerà fino all’ultimo minuto della legislatura per nobilissimi motivi. Ma la notizia che è stata calendarizzata una seduta che metterà a fuoco alcune proposte di legge (tutte scoordinate) sull’eutanasia, induce a pensare che la situazione sia ormai alla frutta. Quando la politica la butta in v… scusate, in diritti civili, significa che siamo ormai alla paralisi motoria e che solo la cagnara potrà mandare avanti gli stipendi per qualche mese. Poi, stando all’esperienza del recente passato, si va a casa.

Se si guarda all’elenco delle cose fatte a Verona e nel Veronese negli ultimi vent’anni, e quello delle cose da fare (promesse, progettate, sognate) nei prossimi venti, si è presi immediatamente da una sensazione di estrema fiducia nel futuro.

C’è piaciuta la non notizia dell’assistente parlamentare leghista che, a Bruxelles, s’è vista negare l’affitto di una casa per le sue opinioni politiche. La cosa più stupefacente è che il proprietario della casa non è un belga, ma… un italiano!| È proprio vero che, come racconta nei suoi film Checco Zalone, quando gli italiani vanno all’estero diventano altre persone. Perché qui in Italia non preoccupa minimamente se uno è camorrista, peruviano, marziano, juventino, moderatamente calvo. Ma se paga a fine mese.

A volte si ha l’impressione che questa città abbia letteralmente smesso di pensare in grande. Cioè più dello sfalcio dei giardinetti e dei segnali stradali da posizionare. Tutto immobile da decenni. Non è che, tanto per fare qualcosa, si debba proprio realizzare un’autostrada sotto le Torricelle. Ma già pensando allo stadio, è possibile che non si riesca a individuare un’area fuori città, dotarla delle infrastrutture necessarie e realizzare ‘sto nuovo impianto che mandi in pensione l'orrido Bentegodi e che farebbe comodo per il calcio, la musica e altro ancora? Qui siamo ancora fermi al pensiero. Paralizzante. Eppure abbiamo un sindaco che di queste cose qualcosina sa...

Mi ha proprio fatto impressione la vittoria (e netta!) del candidato di centrodestra sull’avversario di sinistra a Ferrara, città che è con Reggio Emilia e poche altre un feudo rosso dal sempre. Un collega ferrarese, 25 anni fa mi raccontava che dalle sue parti i moderati votavano Pci-Pds-Ds, gli altri Rifondazione comunista. Il prete, il farmacista e pochi altri votavano i rimanenti partiti. Quasi come Livorno, tornata rossa dopo una parentesi 5 Stelle che si stanno dimostrando come gli alfieri della nuova estrema sinistra. Ma proprio non v’è alcun senso a parlare nel 2019 di destra e sinistra. È veramente finito il Novecento, a Ferrara. Senza che destra e sinistra abbiano chiarito cosa siano diventati di preciso in questi anni Duemila.

È stata una di quelle notizie che non hanno esaurito il loro “effetto” in poche ore, come purtroppo sempre più frequentemente accade. Il lento suicidio di una ragazzina olandese di 17 anni che si è lasciata morire di fame, consenzienti i suoi genitori, perché appunto non aveva più voglia di vivere (era stata violentata da piccola) ha sconvolto anche il Papa. Una sconfitta per tutti, ha detto Francesco. Già. È certo difficile cogliere la depressione negli altri, ma questo era un caso conclamato e conosciuto. Ecco perché è una sconfitta. Per il resto, siamo fatti così. Abbiamo, dentro di noi, un interruttore. C’è chi ce l’ha in superficie e chi nel profondo; chi molto delicato e chi resistente. Solo che, se in qualche modo questo interruttore viene schiacciato, si fa dentro di noi buio pesto. Così buio che diventa quasi impossibile ritrovarlo, quell’interruttore, per riaccendere la luce. È quel quasi che ci lascia un lumicino di speranza. Ma anche la consapevolezza che la depressione sia una malattia accostabile al cancro. Ti divora fino ad ucciderti.

Cominciano ad arrivare i casini anche nella ridente Verona, che ha un’economia florida e che sembrava aver voltato pagina dopo la lunga crisi. L’Unilever di Sanguinetto chiude tutto e porta la produzione di dadi in Portogallo, mandando a spasso decine di persone. Venti di crisi pure nel settore bancario e nella grande distribuzione, ormai satura. Il vino non sta passando la sua stagione migliore e, appunto parlando di stagioni climatiche, si spera che l’estate arrivi come si deve, altrimenti ne soffrirà il turismo. Che il problema siano gli immigrati?

La ministra della Salute Giulia Grillo si è accorta, per fortuna, che le vaccinazioni sono uno strumento ottimo per la prevenzione di certe brutte malattie. La stessa Grillo che milita nel Movimento 5 Stelle, da sempre pancia a terra contro le vaccinazioni obbligatorie. E che, giunto al governo, aveva introdotto il cosiddetto “obbligo flessibile” di vaccinazione che ha di colpo retrocesso le convergenze parallele d’antan ad un livello inferiore di assurdità. E quando ci si potrà vaccinare contro la scemenza – prima o poi, attendiamo fiduciosi – ne beneficerà l’intera collettività. Comunque sia detto a tutti: non si gioca con la salute, soprattutto dei nostri figli.

Sempre ai margini della partita che ha consentito all’Hellas Verona di conquistare la Seria A ai danni del piccolo Cittadella: dopo il secondo gol della squadra padovana nella partita di andata, pensando al bacino di utenza, al numero dei tifosi del Cittadella, allo share televisivo, alle sponsorizzazioni, all’appeal estero che poteva avere un Cittadella-Juve... i dirigenti di Sky Sport sono letteralmente svenuti.