Caffè & brioche

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In poche ore capita di vedere le foto di alcune chiese in zona San Zeno che, da sole, valgono un viaggio nella nostra città. E di entrare nella Sala polifunzionale della Fondazione Cariverona, in via Forti, che ospita sulle pareti una collezione di arte moderna da brividi. Così, in pochi metri quadrati c’è una concentrazione di bellezza che nemmeno un museo qualificato.

Poi si pensa che tutti gli Stati Uniti sbaverebbero per avere ciò di cui sopra; e si pensa ai milioni di turisti che s’accalcano invece davanti alla statua di Giulietta che francamente è uno dei posti più insulsi della città da visitare. Vabbuò, dicono a Napoli.

Sono meravigliose tutte le parole che i vari leader politici stanno spendendo per quei poveri cristi che stanno annegando nelle gelide acque mediterranee! Parlano di ogni, salvo non pronunciare mai le uniche parole che interessano i suddetti: vi salveremo la pelle. Come scriveva un nostro amico sacerdote: se ad annegare fosse stata una barca piena di pappagalli, la mobilitazione sarebbe stata immediata.

Aveva la pagella (con ottimi voti, tutti 10) cucita dentro il vestito, per far vedere a noi che dovevamo accoglierlo che era un bravo ragazzino, che s’impegnava, che avrebbe saputo costruirsi qui quel futuro che non si vedeva per lui nella sua terra. Invece se l’è inghiottito il mare: lui, la sua vita, la sua pagella. Maledetto Mediterraneo, e maledetti siano coloro che hanno pensato: beh dai, uno di meno…

“Nessun uomo è un’isola completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”.

Chissà a cosa stava pensando il poeta inglese John Donne quando, nei primi del Seicento, scrisse questi versi che oggi vanno bene per tutto, dalla Brexit alla disumanità del nostro disinteresse…

L’impressione – netta – è stata quella del buana bianco nelle vesti coloniali del cacciatore che, una volta stesa la preda, le mette un piede sopra per farsi fotografare tutto tronfio. Perché, tra un “mi fa schifo” e un “spero che ora marcisca in galera” (e la chiave, non va buttata via?) fino a un video autocelebrativo in cui un ministro guardasigilli si è travestito da De Gaulle all’amatriciana, la cattura del latitante Cesare Battisti è stata una fiera delle vanità a uso telecamera mica da scherzo. Anzi, senza alcuno scherzo. Tanto che non avrebbe stupito un tentativo di linciaggio sulla pista aeroportuale da parte del ministro dell’Interno e di quello della Giustizia. Insomma, più uno show durante la gara del rutto al bar, che una ferma quanto sobria presenza istituzionale. Senza nemmeno accennare – tanto “deve marcire in galera” – al fatto che, per quanto orrido e repellente, il signor Battisti è un cittadino come tutti gli altri, soggetto alle stesse leggi a cui siamo soggetti tutti noi. Si chiama stato di diritto, e ci distingue dal Gabon o dall’Iran. Oppure, in una pausa della gara di rutti, è stato approvato un nuovo codice penale ad personam?
È ora che crescano. O che la smettano.

Il fine settimana scorso ha chiuso i battenti (per sempre? Boh) una delle più celebri discoteche cittadine. A distanza di qualche giorno, nel parcheggio antistante fanno ancora bella mostra le decine di bottiglie di alcolici e di lattine di birra abbandonate dai giovani frequentatori che, prima di entrare, s’abbottano di alcol dozzinale a più non posso, portato fin lì in zainetti di cui i genitori ignorano l’esistenza. O forse no. Comunque i soldi per acquistare vodka, gin e birra ce li hanno. Età: spesso 16-17 anni, anche meno; maschi e femmine. Non lo sapevate?

Amici dal Molise ci mandano una foto in cui ci salutano intabarrati come in Siberia, a fianco di un palo segna-neve che dimostra l’esistenza di un metro e mezzo di coltre bianca, senza peraltro essere a particolari altitudini. Noi si risponde loro inviando foto di questi pomeriggi che sembra marzo inoltrato, con le piante che non capiscono più niente e avrebbero tanta voglia di iniziare la primavera, non fosse appena iniziato gennaio.

Tutti concordiamo sul fatto che qualcosa gira al contrario di come dovrebbe.

Una soluzione semplice, economica ed ecologica ai problemi di inquinamento atmosferico di cui soffriamo in questi giorni: la bicicletta, a due posti se serve a lasciare a casa il Suv comunemente usato per trasportare la figliolanza da casa a scuola, tragitto di 400 metri scarsi. E per chi da Bussolengo ogni giorno deve recarsi al lavoro, chessò, a San Martino Buon Albergo? La bicicletta elettrica!, con la quale attaccarsi al primo furgone di passaggio in superstrada per arrivare prima possibile alla propria metà. Non inquini ed eviti di bere il caffè in ufficio, che di adrenalina nel sangue a quel punto ne hai a litri. Facile, no?

Che ironia / questa malattia / che non mi fa dormire / che non va più via / Che ironia / sentirsi dire / che non c’è niente da fare / per guarire / Io grande grosso e intelligente / in balia / di una bambina prepotente e cattiva / Che ironia…

Certo, le ragioni politiche... Certo, noi e l'Europa... Certo, bisogna dare l'esempio, e gli altri? Certo tutto quanto e anche di più. Ma quando penso ai bimbi che sono sopra quella nave in mezzo al mare d'inverno, al freddo e con privazioni che noi non infliggeremmo al nostro cane, con la paura di finire in pasto ai pesci o agli "squali" dai quali sono scappati... Non mi pare che un continente intero non riesca ad abbracciare due bambini e a portarli in salvo, senza vergognarsi fino alle ossa.