Condiscepoli di Agostino

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Zenti mons. Giuseppe

In tutte le opere di Agostino ricorre il tema della felicità, che lui stesso ha cercato a lungo e ha trovato solo in Dio, nel suo incontro con Cristo Salvatore: “Infatti non fanno felici noi o i nostri figli le ricchezze terrene che devono essere perdute durante la nostra vita o, dopo la nostra morte, dovranno essere possedute da persone che non conosciamo o da persone che non vogliamo (ne entrino in possesso); ma Dio ci fa felici, lui che è la vera ricchezza delle menti” (De civ. Dei, V, 18,1).

Agostino, dopo aver osservato con tristezza che gli dei avevano sospinto popoli miserabili alla guerra contro Roma per dare l’opportunità ai grandi come Cesare di emergere nel valore militare, traccia un profilo alto della civiltà romana quando era governata da nobili valori civili, in netto contrasto con i tempi della corruzione...

Agostino non esita ad affrontare il tema arduo e spinoso del rapporto tra prescienza divina e libertà dell’uomo. Anche in contrasto con Cicerone, il quale affermava che se Dio sapesse già tutto, “nulla sarebbe in nostro potere e non esisterebbe l’arbitrio della volontà” (De civ. Dei, V, 9, 2)...

A diversità dal mondo pagano colto, i cristiani riconoscono il valore dell’umiltà: “Noi cristiani rendiamo grazie al Signore nostro Dio, non al cielo e alla terra come disputa costui (Cicerone), ma a Colui che ha fatto il cielo e la terra, che queste superstizioni ha sovvertito non solo nel cuore dei credenti, ma anche nei templi superstiziosi con la libera sottomissione dei suoi, mediante l’altissima umiltà di Cristo, la predicazione degli Apostoli, la fede dei martiri che muoiono per la verità e che vivono con la verità” (De civ. Dei IV, 30)...

Perché Felicità è stata l’ultima ad essere riconosciuta dea? È una domanda attorno alla quale Agostino intesse riflessioni di altissimo valore, che riproduciamo opportunamente: “La religione è il culto veritiero di un Dio vero, non il culto di tanti falsi dei quanti sono i demoni...

Agostino si sente incalzato da una domanda di fondo: “Fra una così numerosa turba di dei, che i Romani venerano, quale soprattutto o quali credono che abbia esteso e salvato quell’Impero?” (De civ. Dei, IV, 8). In effetti, gli dei romani sono una pletora, una folla infinita per ogni ambito della realtà. D’altra parte, Roma è così grande per merito di Giove, il re degli dei...

All’inizio del libro quarto, Agostino riprende in considerazione l’accusa perpetrata contro il cristianesimo di essere la causa della distruzione di Roma per opera di Alarico...

Ed ecco la domanda inquietante e severa di Agostino, a raffica incalzante, alla quale nessun Romano sarebbe stato in grado di rispondere con motivazioni razionali...

Gli dei dunque sono stati il baluardo di Roma! Hanno, ad esempio, assicurato un regno di pace al re Numa Pompilio! Obiezione accolta da Agostino, il quale si permette di precisare: “Un grande beneficio è la pace, ma è un beneficio del Dio vero, per lo più come il sole, come la pioggia e la vita e gli altri aiuti sopra gli ingrati e sopra i malvagi” (De civitate Dei, III,9)...