Condiscepoli di Agostino
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Cristo Gesù sacerdote e simultaneamente vittima

Nel libro decimo della Città di Dio Agostino affronta anche il tema dei sacrifici che i pagani compivano per onorare le divinità...

Parole chiave: Aforismi (48), Sant'Agostino (177)

Nel libro decimo della Città di Dio Agostino affronta anche il tema dei sacrifici che i pagani compivano per onorare le divinità. Ma non esita a dichiarare che solamente Dio merita l’onore dei sacrifici dell’uomo. Si riferiva ovviamente alla religione ebraica che nel tempio di Gerusalemme offriva olocausti e sacrifici a Jawhé (Cfr. De civitate Dei 10, 17). Ma subito precisa: “Dio, predestinando i tempi stabiliti per quei sacrifici e preannunciando che dovevano divenire più perfetti mediante un Sacerdote più perfetto, attesta che non li desidera per sé, ma che attraverso di essi ne significa altri più eccellenti. Questo perché ci sentiamo spronati ad amarlo e a unirci a Lui. È dunque un bene per noi, non per Lui” (Ivi). Dunque, Dio ha predisposto i tempi nei quali sarebbe giunto un Sacerdote capace di offrire sacrifici degni di Dio. Non poteva essere che il suo stesso Figlio Unigenito fatto uomo nel grembo della Vergine Maria. Ma la vera novità che riguarda i sacrifici graditi a Dio dal Sommo ed eterno Sacerdote, qual è il Figlio di Dio fatto uomo, è il fatto che Lui stesso si identifica con il sacrificio. Gesù Cristo è simultaneamente sacerdote e sacrificio: “Quindi il Mediatore, prendendo la forma di schiavo, Gesù Cristo, divenuto mediatore tra Dio e gli uomini in quanto uomo, riceve nella forma di Dio il sacrificio assieme al Padre con cui è un solo Dio. Tuttavia, nella forma di schiavo preferì essere che accettare il sacrificio. Per questo è Sacerdote, Egli offerente, Egli offerta” (De civ. Dei 10,20). Il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, grazie alla sua umanità sacrificata nel mistero pasquale, offre a Dio, Mistero trinitario, Sé stesso! Offerta più gradita a Dio non poteva esserci. Questo Sommo Sacerdote segna la fine dei sacrifici destinati agli dei, ma anche quelli celebrati dai pii Ebrei: “Tutti i falsi sacrifici cedettero il posto a questo sommo e vero sacrificio” (Ivi). Con un colpo di genio, Agostino identifica tale nuovo sacrificio con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia: “Volle che il Sacramento quotidiano di questa realtà sia il sacrificio della Chiesa, la quale, essendo il corpo di Lui in quanto capo, sa di offrire per mezzo di Lui se stessa” (Ivi). Ed è questo un punto nodale del pensiero di Agostino: proprio nella celebrazione dell’Eucaristia, al credente è dato di unire intimamente sé stesso al Sacrificio di Cristo, come sacrificio invisibile sull’altare del cuore: “Noi stessi dobbiamo essere l’invisibile sacrificio nei nostri cuori” (De civitate Dei 10,19).

† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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