Caffè & brioche

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Quante cose cambieranno, il giorno che si tornerà alla normalità. A cominciare dall’igiene: c’è gente che non si lavava le mani nemmeno a Pasqua, ora le sta consumando di sapone e igienizzanti. E le scarpe fuori dalla porta, e i pavimenti immacolati, e la doverosa educazione sanitaria quando si è a contatto con le altre persone. Insomma, stanno accadendo veri miracoli: mia figlia ha messo in ordine camera sua…

Vorrei che ricordassimo nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere i medici di famiglia, loro sì in prima linea da molte settimane. Ne stanno pagando il conto.

Cosa fare a casa per ammazzare il tempo? Tra le varie soluzioni gradevoli, c’è anche quella di sfogliare riviste di viaggi, per sognare il prossimo (i prossimi) se e qualora si uscirà da questa carcerazione domiciliare. Con un sapore ben diverso rispetto anche al recentissimo passato: ora, un giretto in Val d’Aosta o un weekend a Toledo assumono il sapore goloso che doveva avere per i nostri il viaggio di nozze a Firenze o Roma. Qualcosa di straordinario, mentre oramai ci eravamo assuefatti ad andare a Los Angeles a comprare le sigarette.

Mi rimane una piccola soddisfazione, in questi giorni di melma totale: che maghi e fattucchiere d’ora in poi avranno vita complicata. Nessuno di loro aveva previsto nulla, ovviamente. Così come fanno ridere gli oroscopi: e adesso che balle s’inventano per gli Scorpioni e i Sagittari?

Ognuno piange se stesso, le privazioni, la paura, le ansie per i prossimi giorni e mesi, il lavoro… Niente aperitivo per tanti giorni… Ma anche niente Ceod per altrettanti giorni per quelle persone che nei centri diurni trovavano un momento felice, un sollievo alle difficoltà quotidiane, un pizzico di compagnia, un mondo migliore dentro una vita complicata… E la solitudine di quei bambini che non hanno genitori e che sono ospitati in certi istituti che sono gli orfanotrofi moderni… E allora lamentarsi sì, ma con moderazione.

Stamattina la radiosveglia. Che già la odio, ma se a svegliarmi poi è una tipa che declama l’oroscopo, il giramento è doppio. Quindi mi sono sorbito le assurdità di Ariete, Toro, Gemelli… fino al mio segno zodiacale: “Non prenderete sul serio un progetto che vi propone un vostro amico…”. E mi sono illuminato: che bello! Un progetto! Di un amico che si impegna a farmelo! Insomma, un mezzo sorriso. Poi mi è venuta in mente la prima parte della profezia: non l’avrei preso sul serio. Valà? Siamo reclusi in una specie di quarantena sociale e non vediamo più in là di 24 ore… (Non ho fatto caso se l’oroscopo, che ha la stessa serietà delle promesse di un politico, augurava a qualcuno un bel viaggio).

Il meglio verrà, ma il peggio deve ancora venire. Un sentito ringraziamento a chi ha trattato un’epidemia virale come fosse una carnevalata di poche ore (vi ricordate la chiusura delle scuole per qualche giorno?). E lo ha fatto fino a poche ore fa.

Ma tanto aveva 81 anni, era malato da tempo, aveva complicazioni di vario tipo, insomma un piede nella fossa, è stato il Coronavirus a dare la spinta ma avrebbe potuto farlo qualsiasi altra cosa. Mi viene in mente un film di qualche anno con Tom Hanks, che mi colpi più per il titolo (italiano) che per la trama: “Era mio padre”.

È nell’emergenza che l’Italia scopre di non… aver fatto i compiti quando l’emergenza non c’era. Cioè che chi ci governa, da anni, si balocca in dichiarazioni tivù e apparizioni a convegni e fiere, ma di fare e ottenere risultati… Ad esempio si scopre che vi sono scuole, rare, in cui la didattica ha tenuto il passo del 2020 anche nella dotazione di strumenti, e molte altre ferme al Dopoguerra; che internet esiste dagli anni Ottanta, ma che ancora vaste aree non sanno nemmeno cosa sia, o arriva con una “potenza” che nemmeno una foto in un’ora (anche qui a Verona, non solo nell’Appennino calabro-lucano). Che il mitico regionalismo che doveva esaltare le peculiarità territoriali, si è rivelato la solita cosa all’italiana: ognun per sé, male per tutti. Che gli “strumenti” che lo Stato ha predisposto per il sostegno delle famiglie, dei genitori, semplicemente non esistono. Che lo smart working è una bella parola inglese per nascondere il nulla italiano. E via così. Poi, passata l’emergenza, si tornerà all’italico trantran del nulla. Con i partiti che ci chiederanno il voto in base alla simpatia per il leader, e non ai programmi politici e amministrativi da realizzare. E noi abboccheremo come sempre, convinti che la gestione della res publica non sia altro che la trasposizione del tifo calcistico.

Tanto per dire: che misure erano state prese negli ospedali cittadini fino a pochissimi giorni fa per contenere la diffusione del coronavirus? Nelle mense, nelle sale attesa, davanti alle casse… Giusto per stare nel solco della carnevalata che è questo Paese. Dove si vietano le gare di Serie A, ma non le altre; dove si bloccano le "affollatissime" Messe del martedì mattina ma silenzio di piombo per i supermercati dove orde di disperati si sono accalcati per fare incetta di beni come se non ci fosse un domani. Dove treni, bus, metrò e quant’altro fino a ieri non erano particolarmente interessati alla questione-diffusione. Poi si chiedono: ma come mai in Italia? E tutti a dirsi: quando finirà? Come se un virus influenzale avesse una data di scadenza. Insomma, come al solito, la situazione è grave, ma non seria.