Caffè & brioche

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Nei mesi scorsi era esploso il fenomeno “sardine”. Il loro motto era: assembramento, stiamo tantissimi in un unico posto stretti appunto come sardine. È arrivato il virus, la parola d’ordine è distanziamento sociale. Chiudendo così l’effimero fenomeno delle “sardine”. Ora tutti tonni in ordine sparso.

Parlo con un medico e mi dice che questa stagione di allergie, lo è bella tosta «perché questa primavera è una vera primavera: belle giornate non troppo calde, ogni tanto piove, insomma come dovrebbe essere». E mi rimane in testa il concetto di “vera primavera”, come se ormai non fossimo abituati alle vere stagioni, agli inverni con freddo e neve e alle estati torride con i temporali che non siano sempre uragani e bombe d’acqua. A considerare l’eccezione come normalità. Poi magari domani nevica o dopodomani ripiove la sabbia del Sahara con i suoi 35 gradi a maggio… Ma è della normalità che non facciamo più caso.

Però una Messa domenicale così... Sembrava di essere in un reparto Covid, mentre attorno c'era il carnevale di Rio. Dentro in chiesa regole ferree come se si entrasse in un luogo appestato, appena fuori il tana libera tutti. Boh.

In questo tripudio di raccomandazioni, regole, decreti e normative, e guardando invece cosa sta succedendo nelle piazze, nelle strade, nei negozi e nelle case, la considerazione che emerge è questa: o il virus c’è ancora, e tra due settimane saremo chiusi di nuovo in casa; o non c’è più e allora mascherine e guanti non servono a niente (per fortuna). È tutto come prima, con un sacco di regole da rispettare per chi lavora e una mascherina penzolante dalle orecchie per milioni di italiani.

Ha avuto la gestazione di un Panda, il decreto Rilancio che si chiamava Aprile, poi Maggio e infine, per non sbagliarsi con i tempi, appunto Rilancio. È rimasta, nel governo rossoverde, la mania gialloverde di pensare che basti il nome per risolvere i problemi. È un tomo di 500 pagine che vuole fare concorrenza alla Divina Commedia ma che in decine di migliaia di parole non dice molto, perché rimanda il tutto a 98 (novantotto) decreti attuativi. Quindi lo possiamo ben battezzare decreto Dicembre, senza specificare l’anno.

A guardarsi intorno in queste ore, guardando i bar con i tavolini già affollati di aperitivi e i gruppi di persone che si trovano un po’ ovunque, mascherina o meno, ci si rende conto che i due mesi di lockdown sono stati un’impresa eccezionale per milioni di italiani. Che non verrà mai più ripetuta. Dovesse tornare la pandemia, ci vorranno i carri armati sulle strade...

Non è vero che il Paese sta tornando alla normalità. Sì, le fabbriche hanno ripreso a lavorare, i commercianti hanno riaperto le serrande, gli artigiani hanno rispolverato i ferri del mestiere, le limitazioni alla vita quotidiana stanno saltando una ad una. Ma sono tutte facezie, quisquilie. Sulle cose serie siamo ancora fermi al palo: quando ricomincia la Serie A?

Il Governo da una parte ha scelto di dare dei bonus anche a chi si gratta il naso. E tu dici: ma guarda che generosità! Poi vai ad indagare sulle modalità e sui limiti con cui questi bonus funzioneranno, e capisci che la generosità sarà alquanto limitata, alla fine. Chi ha avuto a che fare con il bonus baby sitter capirà perfettamente queste parole.

È un’indagine shock, quella che è pubblicata oggi sulla Stampa: ad avere fiducia nei politici è il 5 per cento degli italiani. Anch’io sono rimasto basito come voi: così tanti?

Un bonus è un premio che si dà per ottenere un vantaggio superiore. Tu ristrutturi, io ti restituisco il 40% delle spese ma intanto tu hai investito e mosso l’economia. Ma un bonus del 110%, cioè superiore alle spese stesse, si chiama ancora bonus o lo definiamo come regalo? E poi ci arrabbiamo con i tedeschi perché non vogliono imprestarci i loro soldi per dare simili bonus, oppure il bonus vacanze o quello per l’acquisto di monopattini elettrici (cinesi)...