Caffè & brioche

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Un esperto con il pallino della fotografia ha avvistato sui cieli di Campagnamagra, alle porte di Vigasio, un paio di esemplari di storno roseo, che a quanto pare è rarissimo e ci tiene tanto a rimanere in vita. Perché, appena la coppia ha saputo che da quelle parti si fa una sagra in cui si combina tutto con la polenta, ha pensato bene di volare via a velocità spaziale…

Colti gli inequivocabili segnali che portano alla direzione di un governo politico (innumerevoli i casi di parlamentari colpiti da dissenteria somatica per la paura di un rapido ritorno al voto), Sergio Mattarella ha richiamato al Quirinale i due dioscuri Salvini-Di Maio, proponendo loro un accordo: ok all’esecutivo se si sposta Savona da un’altra parte. I due, per qualche secondo sono rimasti basiti, si sono guardati negli occhi, poi uno di loro ha preso il coraggio tra le mani e ha chiesto al presidente: verso Genova o verso Imperia?

È vero, nel caso Melegatti non tutto è perduto: dalle macerie si può ricostruire un ponte. Ma è sempre meglio non buttarlo giù, e nel caso della celebre azienda dolciaria veronese non è stato fatto molto per tenerlo su. Dal fallimento magari nasceranno nuove opportunità: il marchio c’è, è appetibile come erano appetibili i pandori che sfornavano gli stabilimenti Melegatti. Falliscono pure le aziende che producono estrusi in alluminio o caldaie industriali, ma colpisce molto di più la chiusura di una realtà che entrava nei nostri piatti, e nel nostro immaginario. Ma il vero problema è un altro: in molti hanno perso il lavoro. E questa sì che è una tragedia. Urge ricostruire.

Avete fatto il pieno all’auto? Avete lasciato al benzinaio un rene per pagarlo? Sappiate che avete contribuito, con i vostri soldi, a: ricostruire Firenze dall’alluvione del 1966, il Friuli e l’Irpinia dai terremoti di 1976 e 1980, Longarone dopo il Vajont, pure il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri siglato nel 2004. Per una piccolissima quota, stiamo ancora pagando i costi della guerra in Abissinia che il Crapone volle fare a tutti i costi nel 1935. Voleva lasciarci in eredità un Impero, ci ha lasciato un’accisa sui carburanti che tra non molto festeggerà i cent’anni.

Una ragazza che ritorna, una ragazza che se ne va. Dal Pakistan è tornata a Verona Farah, la studentessa che ha passato momenti drammatici proprio nel Paese asiatico e proprio dalle mani della sua famiglia: è stata fatta abortire perché al padre quella gravidanza non andava giù. Ha chiesto aiuto, gliel’abbiamo dato, è tornata e ora si sente protetta. E per un sorriso che si accende, una lacrima che scende per l’assurda sorte di Chiara, che ha perso la vita per una sciocchezza, per un salto incauto che si è trasformato in una tragedia. Chiara ha donato i suoi organi, i suoi genitori vedranno la sua vita continuare in altri. Una piccola luce nella notte buia che ora li sta circondando.

Nel 2018 di Silicon Valley, dell’intelligenza artificiale, di orologi che dicono quante volte ti sei abbioccato davanti al telegiornale, occorre sperimentare l’anagrafe comunale (in questo caso di Verona) per capire che appunto la Silicon Valley sta in un altro continente. Via Adigetto è un’esperienza dello spirito che può affrontare, con serenità relativa, solo un pensionato nullafacente. Allora si prova negli uffici decentrati, i cui orari di apertura sono stati ridotti penso per “agevolare” i cittadini, dove dopo altra coda tocca pagare per avere un foglio che dice che io sono io, o che mio figlio è mio figlio. Il tutto per aprirgli un conto corrente in banca dove ti immagini tappeti rossi stesi ai piedi, e non una corsa agli ostacoli burocratica. Bòn, e adesso su a scrivere articoli su industria 4.0, innovazione digitale e qualche altra scemenza di qualche altro pianeta.

No, non è mai stato a studiare a New York. E nemmeno alla Sorbona, a Malta, a Londra, al massimo a San Marino. No, non è un professore, un docente, un esperto, un sapiente, una cima. Ma lo vogliamo lo stesso. Come motiva lui, nessuno. Ed è un vincente, lo ha dimostrato lungo tutta la sua carriera. Quindi giù le mani da Conte. Antonio, of course. Tutto il resto è patacca romagnola.

Madonnina perdonali perché non sapevano quel che facevano. Anche se pensavano di saperlo, quei perditempo che ne hanno perso ulteriormente danneggiando la tua statua nel quartiere Pindemonte: statua che certo non faceva male a nessuno. Anzi, chi passa davanti a quell’edicola, si ferma un secondo, un saluto, una preghiera, un pensiero. Chissà cosa hanno pensato quelli che ti hanno danneggiata. Beh, pensato è una parola grossa. Per questo hanno delle attenuanti e magari adesso si sono resi conto di aver fatto una sciocchezza. E ti guarderanno con occhi nuovi.

Per mesi interi, l’Italia politica e quella mediatica si inchiodarono sulla “battaglia di civiltà” rappresentata dalla cosiddetta legge Cirinnà e sui diritti di chi non vuole sposarsi ma avere comunque uno status giuridico. L’obiezione su quanto veramente riguardasse il popolo italiano veniva respinta con l’accusa di oscurantismo. Dopo due anni si ha il primo riscontro di quanto abbia appunto interessato il popolo italiano: nulla. Seimila unioni civili registrate nel corso del 2017. L’anno prima, 2.433. Le battaglie si fanno a prescindere dai dati quantitativi, per carità. Ma paralizzare il Parlamento con una lunghissima discussione per una quisquilia, simile dà la misura di quale sia la vera passione dei nostri politici: l’aria fritta.

A Orgosolo in Barbagia, l’idea che le pecore possano essere “utilizzate” per tenere bassa l’erba di parchi e giardini può anche funzionare. Ma a Roma? Nella capitale d’Italia? Nella città dello Stivale più visitata dai turisti stranieri? Raccontano le cronache che Roma, dal Seicento in poi, si ridusse a villaggione spopolato dove le mandrie dell’Agro scendevano per brucare tra Colosseo e Fori Imperiali. Oggi, verrebbero sterminate dal folle traffico capitolino, dopo aver fatto ridere molti, e piangere noi italiani.