Caffè & brioche

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Adesso qualcosa si deve muovere: un incarico, un pre-incarico, un mandato esplorativo, una spada sul capo… Basta così, ci si aspetta una mossa del Quirinale: la pazienza è finita, il reality “Formazione del governo” sta stufando il pubblico, i protagonisti oramai non hanno più battute in saccoccia, dichiarazioni roboanti da fare, veti da lanciare, frasi sibilline da sussurrare. Non è vero che è una crisi lunghissima, ce ne sono state di molto più lunghe. Ma ha stufato, punto. O fanno un governo nuovo, o lasciano quello vecchio, o si torna a votare, o ci si fa annettere dalla Svizzera. Altrimenti cambiamo canale.

Sempre in tema di vino e in tempi di Vinitaly: è vero che la territorialità… la specificità… l’unicità… la valorizzazione dell’autoctono… e via discorrendo. Ci mancherebbe altro. Ma: Amarone della Valpolicella docg e doc; Bardolino Superiore docg; Recioto di Soave Docg; Recioto della Valpolicella docg e doc; Soave Superiore docg; Arcole doc; Bardolino doc; Custoza doc; Vino delle Venezie doc; Garda doc; Durello Lessini doc e Monti Lessini doc; Lugana doc; Merlara doc; Soave doc; Valdadige doc; Valdadige Terradeiforti doc; Valpolicella doc; Valpolicella Ripasso doc. La specificità è salva, salvissima. Il campanilino non lo tocca nessuno. Ma ti immagini a vendere questi “brand” in giro per il mondo? Ad un frettoloso consumatore giapponese davanti allo scaffale dell’enoteca, come spieghi la differenza tra Durello e Monti Lessini? E la differenza che c’è tra doc e docg? Comunque, contenti loro…

Verrà o non verrà al Vinitaly il mitico fotografo Oliviero Toscani? Una cosa che toglie il sonno, la sua mancanza ci mancherà. Se venisse, direbbe la solita serie di scemenze che da qualche tempo lo contraddistingue. Tipo che noi veneti siamo tutti ubriaconi e atavici alcolizzati. Adesso la butta lì dicendo che, se viene in questa landa di alcolizzati cronici, ci insegna lui a bere “in modo responsabile”. E che Toscani bevesse, lo avevamo sospettato in molti.

Mario e Adelia sono sposati da 65 anni, e li hanno festeggiati a Montorio come è giusto che sia. Alla richiesta della ricetta di un simile, lungo menàge, la risposta è stata: mai un litigio, mai un’offesa o una parolaccia. Se qualcosa non va, meglio tacere ed aspettare un po’. Uno dei due ha taciuto un po’, poi ha detto: oddio, forse quella volta… E l’altro: no, mai! E l'altro: ti dico che è così! Non ti ricordi che ciocada? E hanno cominciato a begare come due normali coniugi. Rasserenando tutti noi che se dicessimo: mai un litigio, faremmo ridere pure Putin.

Grande attesa, dicono, per l’arrivo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio in quel di Verona, a bere goti di vino al Vinitaly e soprattutto a farsi tanto fotografare. Che poi Salvini la faccia da goti ce l’ha, l’altro molto meno. Si profetizza che, davanti ad un bicchiere di Amarone, i due finalmente si mettano d’accordo e facciano un bel governo, ad alta gradazione alcolica. Una soluzione che li farebbe felici entrambi; molto meno Silvio Berlusconi, che con i 5 Stelle ha qualche (reciproco) problema e che un simile brindisi gli risulterebbe più amaro che Amarone. Chi berrà vedrà.

Domani, mercoledì 11 aprile nella sede della Società Letteraria vicino piazza Bra, alcuni protagonisti di allora racconteranno “il nostro Sessantotto”, a cinquant’anni di distanza dal mitico anno che cambiò l’Italia (dicono). Sarà un pomeriggio (si inizia alle 17, ci saranno il sociologo Maurizio Carbognin, il giornalista Lorenzo Reggiani, l’ingegner Alberto Sala) brevissimo, riassumibile in una frase che accomunerà tutti i partecipanti: il 1968 è stato bellissimo perché avevamo vent’anni. Oggi, ricordi e reumatismi.

È arrivata nella sede della Federcalcio una lettera inviata ufficialmente dalla società di calcio ChievoVerona. Si chiede di cambiare una semplice regola delle partite di campionato: esse non dovranno durare più 90 minuti, bensì 85. Se poi si volessero fare le cose in grande, ebbene: che durino al massimo 70 minuti, 60 sarebbe ancora meglio. Sessanta minuti in tutto, e campionato finito a dicembre: così il Chievo può addirittura giocarsi lo scudetto…

Delocalizzazione: raccontata da un manager italiano andato qualche tempo fa in Pakistan ad installare un macchinario industriale. In un capannone che lasciamo perdere, fa presente al “capo” che ci sarebbe bisogno di un interruttore. No problem, ed esce fuori una roba che nemmeno in Italia negli anni Cinquanta. Quattro mazzate nel muro, si fa un buco e si collegano i fili. Sì, ma deve stare su. No problem: due cazzuole di malta, e un “addetto” chiamato alla bisogna perché con la mano tenga fermo l’interruttore. Finché la malta non si asciughi…

In Russia hanno inventato un automezzo che ripara le buche sull’asfalto in soli cinque minuti. Un successo strepitoso, da subito. La società che l’ha realizzato è stata sommersa di richieste dall’Italia, dove le strade sono ormai in condizioni pietose (pure certe autostrade: la prima corsia della tangenziale nord di Milano sembra un sentiero di guerra). Pure Verona l’ha voluta, e stava arrivando e avrebbe già iniziato a lavorare, se non fosse che in corso Porta Nuova è caduta in un cratere e ha bucato le gomme…

Non si capisce perché non sia possibile rifare lo stadio Bentegodi dov’è ora. Lo si butta giù in dieci secondi con delle belle cariche di dinamite; qualche mese per portare via le macerie; un annetto per ricostruirlo perfetto, da 25mila posti, pagato magari dalle società calcistiche che poi lo utilizzerebbero come meglio aggrada loro. I parcheggi ci sono, la vicinanza alla stazione e alla tangenziale, pure. Dice: ma i tifosi, che faranno nel paio d’anni che servono per rifare il new Bentegodi? Boh, si può chiedere in prestito l’impianto di Mantova o quello di Vicenza; tanto, per le squadre locali che giocano lì… E se è per i supporter che ha il Chievo, e che facilmente avrà l’anno prossimo l’Hellas, potrebbe bastare pure il campo da calcio di San Massimo.