Caffè & brioche

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Nell’intero parco dello Yellowstone, che è grande quanto una Regione italiana, ci sono un centinaio di lupi, che sopravvivono contando sull’esistenza di 7mila camosci locali e per la presenza dei bisonti. Un centinaio in tutto, ma se le prede diminuiscono, cala pure il loro numero. La loro presenza è vitale per quel territorio proprio perché livellano la quantità di animali erbivori. Domanda: ma come fanno a campare i lupi che vivono in un fazzoletto di Lessinia, senza alcuna preda naturale? Che senso hanno? Boh.

Sono iniziate le scuole, impossibile non accorgersene dato il traffico che raddoppia rispetto al giorno prima. Un’unica richiesta, rivolta alle molte mamme e a qualche papà che portano i loro pargoli a scuola – soprattutto in centro storico – affrontando gli 800 metri che li separano dalle loro abitazioni a bordo di auto più adatte alla Paris-Dakar: il tempo è clemente, si rifletta sull'ipotesi bicicletta o – addirittura – a piedi. Se un altro mondo è possibile, figuriamoci un altro modo per andare a scuola…

Le stime dei maggiori istituti del settore dicono che il Pil italiano è in calo, che l’export tiene, che la domanda di beni durevoli è in leggera flessione. E Al Bano, che fa Al Bano? Insomma, tutto, ma proprio tutto piuttosto che parlare dell’orrida partita giocata ieri sera dalla Nazionale.

Sono laureate, usano i social e le chat, molto innovative. Ma non stiamo parlando delle manager d’oggi, ma delle pastorelle, stando ad un articolo del Sole 24 Ore. Per carità: meglio laureate che analfabete. Anche se, per pascolare capre, non sembra necessaria una tesi di laurea sulla letteratura armena o sugli algoritmi finanziari. Per dirla tutta, un tempo si studiava per non dover passare la vita a pascolare. Oggi si portano pecore tra i prati dopo una vita passata a studiare. Boh.

A sentire il competente ministro che illustrava il decreto anti-corruzione con «da adesso in poi sarà praticamente impossibile corrompere e farsi corrompere», e non di meno, attendiamo dunque i relativi decreti anti-evasione fiscale, anti-malasanità, anti-assenteismo, anti-turpiloquio, anti... Basta fare il decreto giusto e il problema sparisce. Ed era la mancanza del decreto giusto che faceva (parliamo al passato) di noi italiani un popolo di tangentari. Vedi mo', dicono a Bologna

La prevalenza del cretino, preveggente libro di Fruttero&Lucentini. Probabilmente pensavano alla mandria di macachi che in questi mesi affollano pensose trasmissioni televisive e che danno il meglio di sé affrontando temi economici dall’alto della loro competenza: conoscono i mercati perché ci vanno a fare la spesa di sabato. Così tocca sentire uno che afferma la sostenibilità previdenziale di quota 100, «con 54 anni di lavoro e 46 di contributi» (il bimbo di 8 anni schiavo in miniera aveva le marchette pagate?). E una che, con le sopracciglia serie serie, sostiene che il neo-liberismo sia una creazione dei “poteri forti” che l’hanno sperimentato in Africa per poi esportarlo in Europa. «Dai, facciamo il neo-liberismo in Congo e poi paracadutiamolo in Finlandia!». E nessun conduttore che indichi la porta d’uscita…

Ci chiamano amici extra-veronesi per chiederci cosa mai avesse detto il nostro sindaco Sboarina nel giorno del suo insediamento, così potente da affascinare il neo-sindaco di Avellino, che quel discorso l’ha copiato pari pari. Mah, probabilmente non se lo ricorda neppure Sboarina, che tra l’altro è uomo di destra mentre l’avellinese sarebbe un grillino. Forse, semplicemente, era un file in internet facilmente copiabile, sperando che la maestra non si accorga del sotterfugio. Bastava togliere tutti i riferimenti ad Adige, Cà del Bue, Torricelle ecc. e la cosa poteva pure funzionare. È stato sbagliato, forse, non eliminare le ultime due righe del discorso conclusivo di Sboarina: “E comunque, sempre forza Hellas!”.

Più che il “clima impazzito” (fa ridere: questo pianeta ha avuto coccodrilli tropicali ove oggi c’è il Carega e ghiacciai che dal Polo finivano a Domegliara), si potrebbe parlare di impossibile convivenza tra noi e un tempo atmosferico che fa quel che vuole, come da noto proverbio. Noi vorremmo un’eterna primavera, quindi alcuni giorni di sole al momento giusto e soprattutto nei weekend, pertanto la neve – solo in montagna, anzi dove ci sono le piste da sci – dai primi di dicembre a marzo. E poi la nostra Italia non riesce ad assorbire temporaloni, bufere di neve, grandinate, trombe d’aria, insomma tutto ciò che esce dai nostri desiderata. Le “bombe d’acqua” mandano in tilt i corsi d’acqua “urbanizzati”, i tombini tarati al minimo, il cemento sparso ovunque. La neve poi…, mentre la grandine rovina auto e colture; se cadesse in una landa desolata chissenefrega. E lo scrivo avendo avuto anch’io la casa allagata, governo ladro…

Che bello! Il neo-sindaco Cinque Stelle di Avellino, non sapendo che cavolo dire ai consiglieri comunali sulla sua azione di governo (avrà trovato strano che, dopo aver vinto le elezioni, ora tocca pure governare), ha preso il programma del nostro Federico Sboarina, l’ha copiato e riletto in Consiglio. Qualcuno se n’è accorto, e da lì la classica figuraccia che però ai Cinque Stelle e ai loro elettori interessa meno di zero. Cosa avrà tradito l’avellinese? Forse il passaggio in cui Sboarina scrive: “Cancellerò ogni cosa fatta e decisa da quel mentecatto di Flavio Tosi”?

Ormai siamo diventati meteopatici, totalmente dipendenti dalle previsioni del tempo. Gli italiani sanno poco o nulla di tantissime cose, ma tutti sanno che questo fine settimana sarà da tregenda. Consultiamo con ansia e voluttà siti che ci raccontano che, tra otto giorni alle 14, in quel determinato posto pioverà. Ma non tanto, abbastanza. Saltano vacanze, weekend, gite, feste all’aperto, passeggiate. Non aiuta poi leggere, di volta in volta, che farà caldo come sul pianeta Marte o che il crollo delle temperature trasformerà Velo Veronese in un’enclave dell’Alaska. Non di meno. E ci dimentichiamo che, da tempo, ci siamo forniti di canottiere e cappellini, o di ombrelli e giubbetti. A casa, a compulsare i siti per vedere se…