Caffè & brioche

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Passeggiando a piedi, in bici o anche a bordo di un’auto per le campagne veronesi, ti accorgi della bellezza della primavera: i meli in fiore dopo che i pescheti avevano tinto di rosa il paesaggio, il bianco dei ciliegi, le serre operose da dove stanno arrivando asparagi e fragole, le semine estive… E ti spaventi: ma chi riuscirà a far fronte ad una simile mole di lavoro? Chi si aggirerà tra i vigneti che si stanno arricchendo di foglie e le distese oggi vuote ma che a fine estate regaleranno tonnellate di mais? Poi acquisti il quotidiano locale, guardi la prima pagina, leggi “Salvini: «Scendo in campo io»” e ti tranquillizzi.

È da almeno un paio di anni che tutti ma proprio tutti gli addetti ai lavori avvisano: attenti, verranno a mancare i medici di base, quelli “di famiglia”. Molti stanno andando in pensione (prima possibile, contrariamente ai decenni scorsi: sono stufi agri, più indaffarati col computer che con lo stetoscopio) e i ricambi sono pochi perché l’accesso è strozzato e difficoltoso. Decine di migliaia di veronesi rischiano di trovarsi senza ambulatorio di riferimento; e ti puoi anche curare con le erbe e con internet, ma i certificati per malattia qualcuno dovrà pur farli. Si rimedierà all’italiana. Ambulatori chiusi, aumento dei mutuati per medico a livello stratosferico, visite contingentate a tre minuti l’una o fatte telefonicamente, tanto arrangiarsi. E di allargare la strozzatura no, eh?

È stato il solito, surreale Vinitaly, ormai una specie di Circo Medrano dove vedere nani e ballerine di ogni tipo tra uno stand e un altro. Abbiamo visto Luca Zaia infornare pizze, il veneziano Renato Brunetta presentare i suoi vini laziali, calciatori vari che ora vanno in gol tra le vigne, aspiranti presidenti del Consiglio bere alzando il bicchiere ad uso e consumo delle telecamere, per far capire a tutti che è il vino che li riduce così. E poi tanto altro ancora che non ci rimarrà nella mente; mentre mai se ne andrà Alberto Malesani (tra l’altro produttore di un ottimo Valpolicella in quel di Trezzolano), la cui capigliatura attrae l’occhio più di qualsiasi Giletti e Gilette alla ricerca di un flash di notorietà.

Adesso qualcosa si deve muovere: un incarico, un pre-incarico, un mandato esplorativo, una spada sul capo… Basta così, ci si aspetta una mossa del Quirinale: la pazienza è finita, il reality “Formazione del governo” sta stufando il pubblico, i protagonisti oramai non hanno più battute in saccoccia, dichiarazioni roboanti da fare, veti da lanciare, frasi sibilline da sussurrare. Non è vero che è una crisi lunghissima, ce ne sono state di molto più lunghe. Ma ha stufato, punto. O fanno un governo nuovo, o lasciano quello vecchio, o si torna a votare, o ci si fa annettere dalla Svizzera. Altrimenti cambiamo canale.

Sempre in tema di vino e in tempi di Vinitaly: è vero che la territorialità… la specificità… l’unicità… la valorizzazione dell’autoctono… e via discorrendo. Ci mancherebbe altro. Ma: Amarone della Valpolicella docg e doc; Bardolino Superiore docg; Recioto di Soave Docg; Recioto della Valpolicella docg e doc; Soave Superiore docg; Arcole doc; Bardolino doc; Custoza doc; Vino delle Venezie doc; Garda doc; Durello Lessini doc e Monti Lessini doc; Lugana doc; Merlara doc; Soave doc; Valdadige doc; Valdadige Terradeiforti doc; Valpolicella doc; Valpolicella Ripasso doc. La specificità è salva, salvissima. Il campanilino non lo tocca nessuno. Ma ti immagini a vendere questi “brand” in giro per il mondo? Ad un frettoloso consumatore giapponese davanti allo scaffale dell’enoteca, come spieghi la differenza tra Durello e Monti Lessini? E la differenza che c’è tra doc e docg? Comunque, contenti loro…

Verrà o non verrà al Vinitaly il mitico fotografo Oliviero Toscani? Una cosa che toglie il sonno, la sua mancanza ci mancherà. Se venisse, direbbe la solita serie di scemenze che da qualche tempo lo contraddistingue. Tipo che noi veneti siamo tutti ubriaconi e atavici alcolizzati. Adesso la butta lì dicendo che, se viene in questa landa di alcolizzati cronici, ci insegna lui a bere “in modo responsabile”. E che Toscani bevesse, lo avevamo sospettato in molti.

Mario e Adelia sono sposati da 65 anni, e li hanno festeggiati a Montorio come è giusto che sia. Alla richiesta della ricetta di un simile, lungo menàge, la risposta è stata: mai un litigio, mai un’offesa o una parolaccia. Se qualcosa non va, meglio tacere ed aspettare un po’. Uno dei due ha taciuto un po’, poi ha detto: oddio, forse quella volta… E l’altro: no, mai! E l'altro: ti dico che è così! Non ti ricordi che ciocada? E hanno cominciato a begare come due normali coniugi. Rasserenando tutti noi che se dicessimo: mai un litigio, faremmo ridere pure Putin.

Grande attesa, dicono, per l’arrivo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio in quel di Verona, a bere goti di vino al Vinitaly e soprattutto a farsi tanto fotografare. Che poi Salvini la faccia da goti ce l’ha, l’altro molto meno. Si profetizza che, davanti ad un bicchiere di Amarone, i due finalmente si mettano d’accordo e facciano un bel governo, ad alta gradazione alcolica. Una soluzione che li farebbe felici entrambi; molto meno Silvio Berlusconi, che con i 5 Stelle ha qualche (reciproco) problema e che un simile brindisi gli risulterebbe più amaro che Amarone. Chi berrà vedrà.

Domani, mercoledì 11 aprile nella sede della Società Letteraria vicino piazza Bra, alcuni protagonisti di allora racconteranno “il nostro Sessantotto”, a cinquant’anni di distanza dal mitico anno che cambiò l’Italia (dicono). Sarà un pomeriggio (si inizia alle 17, ci saranno il sociologo Maurizio Carbognin, il giornalista Lorenzo Reggiani, l’ingegner Alberto Sala) brevissimo, riassumibile in una frase che accomunerà tutti i partecipanti: il 1968 è stato bellissimo perché avevamo vent’anni. Oggi, ricordi e reumatismi.

È arrivata nella sede della Federcalcio una lettera inviata ufficialmente dalla società di calcio ChievoVerona. Si chiede di cambiare una semplice regola delle partite di campionato: esse non dovranno durare più 90 minuti, bensì 85. Se poi si volessero fare le cose in grande, ebbene: che durino al massimo 70 minuti, 60 sarebbe ancora meglio. Sessanta minuti in tutto, e campionato finito a dicembre: così il Chievo può addirittura giocarsi lo scudetto…