Fratelli tutti
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Le religioni a servizio della fraternità

Con il capitolo ottavo, papa Francesco porta a compimento la sua enciclica sulla fraternità universale. Il capitolo è imperniato sull’apporto delle religioni in quanto tali alla fraternità universale

Parole chiave: Papa Francesco (77), Fratelli tutti (10), Mons. Giuseppe Zenti (240), Vescovo di Verona (214)

Con il capitolo ottavo, papa Francesco porta a compimento la sua enciclica sulla fraternità universale. Il capitolo è imperniato sull’apporto delle religioni in quanto tali alla fraternità universale: “Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la giustizia nella società” (Ft, 271). In effetti, il fondamento della fraternità universale è dato dal riconoscimento di una comune paternità divina, mentre “la ragione da sola è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità” (Ft, 272). Il Papa precisa però che solo il riconoscimento di una verità trascendente assicura il rispetto dei principi ultimi che salvaguardano la dignità della persona e superano le prospettive di interessi di classe, di gruppo, di nazione: “La radice del moderno totalitarismo è da individuare nella negazione della trascendente dignità della persona umana, soggetto di diritti che nessuno può violare” (Ft, 273). In ogni caso la fede in Dio “ci aiuta a riconoscerci compagni di strada, veramente fratelli” (Ft, 274). Al contrario, quando “si estromette Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati” (Ft, 274). Una volta conculcata la libertà religiosa si apre la strada a qualsiasi forma di brutalità. È inevitabile che la stessa coscienza etica sia anestetizzata e subentri il predominio dell’individualismo egoista. Di fatto, una delle cause più radicali della crisi antropologica e sociale di oggi è “una coscienza anestetizzata e l’allontanamento dei valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti” (Ft, 275). Di fronte a queste problematiche che minano il senso del vivere sociale civile dell’umanità, la Chiesa si sente interpellata ad intervenire, anche perché, se è vero che “i ministri religiosi non devono fare politica partitica, propria dei laici, però nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica dell’esistenza che implica una costante attenzione al bene comune e la preoccupazione per lo sviluppo umano integrale” (Ft, 276). Il compito della Chiesa è quello di essere una casa con le porte aperte, “che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (Ft, 276). Certo, la Chiesa cattolica “apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni” (Ft, 277). Tuttavia ha il dovere di seminare Vangelo di Gesù Cristo “sorgente di dignità umana e di fraternità” (Ivi). L’amore universale è congeniale con una Chiesa che per definizione si definisce “cattolica”. Davvero, tutto ciò che è umano la riguarda. Guida su questo cammino di fraternità universale è la Madre comune, Maria (Cfr. Ft, 278). E poiché i cristiani assicurano nei loro territori libertà religiosa, la richiedono anche per loro nei Paesi dove sono una esigua minoranza, assicurando sempre un fattivo accordo con le altre religioni (Cfr. Ft, 279). Le diverse religioni possono aiutarsi nella reciprocità, e integrarsi secondo l’assioma di Agostino: “l’orecchio vede attraverso l’occhio e l’occhio ode attraverso l’orecchio” (Cfr. Ft, 280). Certo, ogni religione ha diritto di mantenere la propria identità peculiare, ma tutte non possono non essere d’accordo sul principio della non violenza (Cfr. Ft, 282). Una vera religione mai sarà causa di terrorismo esecrabile e la violenza fondamentalista non trova fondamento nell’autenticità delle religioni, ma eventualmente nella loro alterazione (Cfr. Ft, 284). Le religioni non possono non testimoniare una grande apertura al dialogo, capace di creare una cultura del dialogo (Cfr. Ft, 285). Il Papa conclude l’enciclica citando testimoni noti e significativi di dialogo, persone di varie religioni. E suggella l’enciclica con questo auspicio: “Che Dio ispiri questo ideale in ognuno di noi. Amen” (Ft, 287).

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