Fratelli tutti
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Gli ostacoli alla realizzazione della fraternità

La nuova enciclica di papa Francesco porta la data del 3 ottobre scorso. Intervento alquanto poderoso, di ben 287 paragrafi, scanditi in otto capitoli. Il titolo in se stesso è molto eloquente: Fratelli tutti. Dunque, una enciclica sulla fraternità universale, particolarmente adatta ai nostri tempi la cui cultura è dominata dall’individualismo.

Parole chiave: Fratelli tutti (10), Enciclica (9), Papa Francesco (76), Mons. Giuseppe Zenti (235)

La nuova enciclica di papa Francesco porta la data del 3 ottobre scorso. Intervento alquanto poderoso, di ben 287 paragrafi, scanditi in otto capitoli. Il titolo in se stesso è molto eloquente: Fratelli tutti. Dunque, una enciclica sulla fraternità universale, particolarmente adatta ai nostri tempi la cui cultura è dominata dall’individualismo. In otto interventi, corrispondenti ai capitoli, sul settimanale Verona Fedele ne raccogliamo i principali messaggi. Dopo la Laudato si’, anche per Fratelli tutti si ispira a san Francesco che sognava una società fraterna. Il Papa evoca la pandemia in corso, che sta smantellando le false sicurezze date dalla cultura dell’individualismo. Formula il principio che i sogni si costruiscono insieme. Non tuttavia secondo criteri di un globalismo che autorizza i potenti a mettere l’ipoteca su tutto, creando “nuove forme di colonizzazione culturale” (Fratelli tutti, 14), per dominare su tutti, mettendo tutti contro tutti, soffocando le voci della contestazione che mira ad un’ecologia globale, e mettendo nel cassonetto degli scarti i nascituri, i disabili, gli anziani, chi non produce e non ha peso sociale ed economico, ma è considerato di peso.
Dilagano così la disoccupazione, il razzismo, l’inequità, a vantaggio dei pochi che detengono le ricchezze. Masse di persone soffrono l’indigenza e la fame, prive di libertà e di mezzi di sussistenza. Organizzazioni criminali internazionali mettono le mani sugli strumenti della comunicazione sociale per creare forme di schiavitù. Contraddicono ovviamente il senso di una fraternità universale. Come lo negano le guerre, gli attentati e le persecuzioni per motivi razziali o religiosi. Tutti sintomi da terza guerra mondiale. Di fatto paura e sfiducia distruggono il progetto di una fraternità universale. Si ritorna alla barbarie.
Si costruiscono mura di separazione, che creano di fatto solitudine, paure, insicurezze, senso di abbandono: terreno fertile per ogni forma di mafia che protegge i dimenticati con interessi criminali. Manca una rotta universale comune. L’etica si è deteriorata. Troppe situazioni sono esasperate. Tutti tacciono. C’è un silenzio internazionale inaccettabile sulla morte per fame di milioni di bambini. La globalizzazione è senza anima. Cresce nell’indifferenza e nel cinismo. La stessa tragedia globale della pandemia da Covid 19, che pur non va giudicata come un castigo di Dio, è stata come un terremoto che ha tentato di scuotere le coscienze a sentirsi una umanità destinata a navigare sulla stessa barca. Dovrebbe sollecitare il senso di appartenenza ad una medesima fratellanza e a farci capire che non possiamo vivere di sogni, di illusioni e di virtualità. Essa ci obbliga a ripensare ai nostri stili di vita. E quando starà alle nostre spalle non dovrà farci vivere come prima, schiavi del consumismo, indifferenti alle dolorose morti per Coronavirus. Dovrà farci sentire il bisogno di un modo nuovo di vivere, con la voglia di essere fratelli, di appartenere ad un’unica umanità, capace di accoglienza anche dei flussi migratori, commisurando la tutela dei diritti degli autoctoni con il senso di umanità verso i migranti.
Stiamo vivendo tante contraddizioni. Tutto è vigilato, tutto è pubblico. I social ci espongono allo sguardo indiscreto e morboso di tutti. Viene a mancare il senso del pudore. E vengono a meno le relazioni interpersonali. I social da soli non sono ponti di comunicazione ma barriere. Favoriscono addirittura una certa aggressività sociale, ostacolando il confronto tra le differenze, diffondendo spesso notizie false e fomentando pregiudizi, odio e fanatismi.
Purtroppo la cultura attuale tende a voler superare persino i limiti della realtà, anche dissimulando e modificandola, tenendo solo ciò che interessa. Invece di ascoltare l’altro tendiamo ad essere sordi o ad interrompere l’intervento dell’altro o a lasciarci sopraffare dal cumulo pesante delle informazioni. I più forti si organizzano per sottomettere gli altri, fino al disprezzo, magari servendosi dei social.
Nonostante tutto ciò, papa Francesco invita alla speranza.
† Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona

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