Editoriale

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“La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito. È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi”. Così papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ (n. 123) presenta quella che è pure solito definire come “la cultura dello scarto”, tema che, come altri, sta passando non ingenuamente sotto silenzio...

È davvero strano questo Paese nel quale ci è dato di vivere generalmente bene, o quantomeno discretamente (se la corruzione non fosse così diffusa e le tasse così elevate, mannaggia!). Strano perché se da un lato sull’incremento dei flussi migratori via mare si scatenano battaglie politiche interne tra partiti ed esterne con gli Stati membri di un’Unione Europea sempre più simile ad un palloncino acquistato gonfio alla fiera e ripreso in mano floscio dopo tre giorni, dall’altro non si fa una piega dinanzi ai dati dell’Istat che ci assegnano un record poco invidiabile...

Ci mancava il braccio di ferro tra governo e governatori di Lombardia, Veneto e Liguria (tre regioni guidate dal centrodestra) ad arroventare il clima politico e a spargere altra benzina sul dramma dell’immigrazione. Lo chiamo in questo modo perché non riesco a convincermi che decine di migliaia di persone partano dalla propria terra, rischino la vita, si svenino economicamente arrivando ad indebitare le proprie famiglie, si mettano in mano a moderni schiavisti su rottami a forma di barca soltanto per vedere l’effetto che fa e se viene qualche anima buona a recuperarli...

Il segreto per lo studente desideroso di arrivare a settembre riposato ma non ridotto intellettualmente ad una tabula rasa è uno solo: prepararsi un piccolo programma di massima che preveda per cinque giorni alla settimana – eccettuate le vacanze fuori casa – qualche esercizio giornaliero delle diverse materie e sempre un po’ di lettura. Dannarsi per completare i compiti entro giugno, così una volta fatti non ci si pensa più, oppure spassarsela fino a fine agosto per poi sprintare negli ultimi dieci giorni nel tentativo vano di recuperare il tempo perduto, risulta semplicemente inutile. Meglio una sana ripartizione del carico di lavoro. Sperando anche nella clemenza degli insegnanti, perché in fondo è estate per tutti.

Guai a chi se ne infischia: si tira la zappa sui piedi. Astenersi dal voto, questa domenica, è la grande tentazione. Ma è anche il grande errore! È facile prevedere che ci sarà un calo di affluenza: la disaffezione aumenta e la gente è stanca di politica. Si sentono risuonare forte gli stereotipi: «I politici? Rubano. Trafficano. Sono tutti uguali. Fanno i propri interessi...». Conseguenza: «Domenica 31 non vado a votare»...

Si è posto con la consueta semplicità quale vescovo tra i confratelli riuniti in assemblea per verificare la ricezione dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Ha rivolto loro un discorso durato poco più di dieci minuti (o, se preferite, lungo meno di un quinto rispetto al testo della prolusione del giorno seguente del cardinale Bagnasco), che comprendeva tre citazioni soltanto: due iniziali dalla Bibbia e una, conclusiva, dalla sua omelia del 13 marzo scorso quando annunciò l’indizione del Giubileo della Misericordia. Quindi si è messo a dialogare con i vescovi, a porte chiuse, senza neppure la presenza consueta dei direttori degli uffici nazionali della Conferenza episcopale italiana. Così papa Francesco, il Vescovo di Roma, all’incontro di lunedì scorso con l’episcopato italiano riunito in Vaticano...

Se provassimo a dare uno sguardo a tutto ciò che il mondo dell’informazione racconta sulla famiglia, ne usciremmo sconsolati: dissidi e divisioni che talora diventano tragedie dai contorni inestricabili sono all’ordine del giorno. Se è vero come è vero che fa più rumore l’albero che cade rispetto alla foresta che cresce, della famiglia abbiamo una descrizione il più delle volte patologica. Certamente non si possono negare i limiti e le fragilità delle quali non tanto l’istituto famigliare in sé ma piuttosto coloro che lo compongono sono portatori, ma sarebbe riduttivo e fuorviante se per comprendere la comunità posta alla base della nostra società, ci limitassimo a leggerne le vicende e i risvolti alla luce della cronaca nera o del numero di divorzi e separazioni.

Un Anno Santo all’insegna della sobrietà e della profondità spirituale, nell’attenzione alle diverse categorie di persone, soprattutto a quanti vivono situazioni di povertà ed emarginazione e attendono segni di tenerezza in primis dal popolo dei credenti in Cristo...

Accompagnato da più di qualche scetticismo e poco entusiasmo ha preso il via a Milano Expo 2015, l’esposizione universale con cadenza quinquennale che fino al 31 ottobre porrà il capoluogo lombardo, considerato da sempre la capitale economica d’Italia, al centro dell’attenzione mondiale. Infatti quello in corso su un’area di oltre un milione di metri quadrati nella zona nord-ovest della metropoli meneghina, è il più grande evento che sia mai stato realizzato sul cibo e la nutrizione...

I romani lo chiamavano Mare nostrum, ma forse d’ora in poi sarebbe il caso di chiamarlo Mare mortuum visto il numero di persone che nelle acque del Mediterraneo ci hanno lasciato la pelle andando in cerca di un futuro migliore. Un’ecatombe di vite umane che speriamo trovi fine, anche grazie ad un’azione finalmente decisa e univoca dell’Unione Europea e della comunità internazionale sinora impotenti nel contrastare un indegno traffico di esseri umani che ha riproposto la barbarie di una schiavitù che pensavamo relegata ai libri di storia.