Editoriale

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Guai a chi se ne infischia: si tira la zappa sui piedi. Astenersi dal voto, questa domenica, è la grande tentazione. Ma è anche il grande errore! È facile prevedere che ci sarà un calo di affluenza: la disaffezione aumenta e la gente è stanca di politica. Si sentono risuonare forte gli stereotipi: «I politici? Rubano. Trafficano. Sono tutti uguali. Fanno i propri interessi...». Conseguenza: «Domenica 31 non vado a votare»...

Si è posto con la consueta semplicità quale vescovo tra i confratelli riuniti in assemblea per verificare la ricezione dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Ha rivolto loro un discorso durato poco più di dieci minuti (o, se preferite, lungo meno di un quinto rispetto al testo della prolusione del giorno seguente del cardinale Bagnasco), che comprendeva tre citazioni soltanto: due iniziali dalla Bibbia e una, conclusiva, dalla sua omelia del 13 marzo scorso quando annunciò l’indizione del Giubileo della Misericordia. Quindi si è messo a dialogare con i vescovi, a porte chiuse, senza neppure la presenza consueta dei direttori degli uffici nazionali della Conferenza episcopale italiana. Così papa Francesco, il Vescovo di Roma, all’incontro di lunedì scorso con l’episcopato italiano riunito in Vaticano...

Se provassimo a dare uno sguardo a tutto ciò che il mondo dell’informazione racconta sulla famiglia, ne usciremmo sconsolati: dissidi e divisioni che talora diventano tragedie dai contorni inestricabili sono all’ordine del giorno. Se è vero come è vero che fa più rumore l’albero che cade rispetto alla foresta che cresce, della famiglia abbiamo una descrizione il più delle volte patologica. Certamente non si possono negare i limiti e le fragilità delle quali non tanto l’istituto famigliare in sé ma piuttosto coloro che lo compongono sono portatori, ma sarebbe riduttivo e fuorviante se per comprendere la comunità posta alla base della nostra società, ci limitassimo a leggerne le vicende e i risvolti alla luce della cronaca nera o del numero di divorzi e separazioni.

Un Anno Santo all’insegna della sobrietà e della profondità spirituale, nell’attenzione alle diverse categorie di persone, soprattutto a quanti vivono situazioni di povertà ed emarginazione e attendono segni di tenerezza in primis dal popolo dei credenti in Cristo...

Accompagnato da più di qualche scetticismo e poco entusiasmo ha preso il via a Milano Expo 2015, l’esposizione universale con cadenza quinquennale che fino al 31 ottobre porrà il capoluogo lombardo, considerato da sempre la capitale economica d’Italia, al centro dell’attenzione mondiale. Infatti quello in corso su un’area di oltre un milione di metri quadrati nella zona nord-ovest della metropoli meneghina, è il più grande evento che sia mai stato realizzato sul cibo e la nutrizione...

I romani lo chiamavano Mare nostrum, ma forse d’ora in poi sarebbe il caso di chiamarlo Mare mortuum visto il numero di persone che nelle acque del Mediterraneo ci hanno lasciato la pelle andando in cerca di un futuro migliore. Un’ecatombe di vite umane che speriamo trovi fine, anche grazie ad un’azione finalmente decisa e univoca dell’Unione Europea e della comunità internazionale sinora impotenti nel contrastare un indegno traffico di esseri umani che ha riproposto la barbarie di una schiavitù che pensavamo relegata ai libri di storia.

Realizzare un’infrastruttura pubblica non è come fare una torta, nella quale se ci metti un po’ più di farina o poco burro verrà meno buona, ma al limite, se non la intingi nel caffelatte a colazione o la trasformi con qualche altro ingrediente in qualcosa di più gradevole, la butti via o la dai alle galline. Così pure se non controlli il tempo di cottura nel forno ne uscirà bruciacchiata...

Capita di incrociarli in questo periodo girando nel centro storico di Verona, uno dei più appetiti dalle scolaresche. I più vispi sono i ragazzini di elementari e medie, spesso con il loro bel block-notes in mano, impegnati a prendere appunti di quanto gli insegnanti vanno dicendo. I più allucinati sembrano invece gli studenti delle superiori i quali, reduci da notti brave in qualche hotel, riescono a fatica a tener aperta mezza palpebra, opportunamente occultata dietro gli occhiali a specchio...

Sono troppi tre mesi di vacanze estive per gli studenti italiani? L’annoso tormentone si ripropone a scadenze periodiche, aprendo l’immancabile dibattito tra favorevoli e contrari. Anche perché le esigenze alle quali ottemperare sono molteplici: dai genitori entrambi lavoratori che vorrebbero sempre avere i figli parcheggiati in qualche luogo sicuro (e la scuola lo è, sebbene considerarla alla stregua di un parcheggio sia un insulto), agli stessi ragazzi che invece non vedono l’ora che arrivi l’estate per impiegare il tempo in maniera diversa rispetto al resto dell’anno...

C’è una domanda che sale, essenziale, dal cuore delle persone oneste (ce ne sono ancora tante in giro, a cominciare da chi non ha perso la capacità di indignarsi dinanzi a quanto di negativo accade): è ancora possibile realizzare un’opera pubblica nel nostro Paese senza dover corrompere qualcuno? Non sto pensando necessariamente alle grandi opere, con appalti e subappalti da centinaia di milioni, ma semplicemente a quei lavori medio-piccoli che tuttavia possono risultare essenziali per la vita di un paese.