Editoriale
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Alla fine siamo tutti figli unici

Avendo accompagnato in questi giorni di vacanza scolastica un gruppo di ragazzi ad Assisi, tra le tante riflessioni spirituali sono stato colpito da una notizia sulla famiglia del santo Poverello che francamente non avevo mai sentita...

Parole chiave: Editoriale (337), Stefano Origano (128), San Francesco d'Assisi (1), Clonazione (1)

Avendo accompagnato in questi giorni di vacanza scolastica un gruppo di ragazzi ad Assisi, tra le tante riflessioni spirituali sono stato colpito da una notizia sulla famiglia del santo Poverello che francamente non avevo mai sentita. Francesco nacque ad Assisi nel 1182 da Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe preziose, e da Madonna Pica, come tutti sappiamo; ma forse non tutti sanno che aveva almeno un fratello, di nome Angelo. La cosa curiosa è che di questo Angelo non sappiamo quasi nulla; probabilmente la sua vita sarà stata impegnata a seguire le orme del padre nel commercio delle stoffe.
Dunque due fratelli: uno diventerà capostipite di una innumerevole scia di seguaci che ancora oggi lo pongono come modello oltre ogni confine di cultura o religione, capace di cambiare il corso della storia non solo della Chiesa. E l’altro, un emerito sconosciuto esponente di una borghesia emergente che tenta di comprarsi con i soldi qualche quarto di nobiltà.
Se guardiamo la cosa dal punto di vista della fede dobbiamo inchinarci davanti alla volontà di Dio che sceglie i suoi servi attraverso logiche che per noi sono misteriose. Se invece guardiamo con lo sguardo semplicemente umano, non possiamo non ammettere che ogni figlio è per sua natura “figlio unico” anche se inserito in una famiglia con dieci figli, anche se ha un gemello che all’apparenza è uguale-identico. Famiglie numerosissime o minimali, in ogni caso vale lo stesso principio: i figli sono tutti unici. Mio fratello è figlio unico, così cantava l’indimenticato Rino Gaetano. Unico infatti, non significa solo e nemmeno raro.
La cosa diventa ancora più interessante se associata alla recente pubblicazione di una famosa rivista scientifica in cui si dà notizia della clonazione avvenuta in Cina di due scimmiette. Soprassediamo sulla facile ironia che potrebbe nascere dal fatto che, per noi, i cinesi sono già tutti uguali senza bisogno di clonarli. Seriamente invece si impone una questione etica non di poco conto. Fin dove può arrivare la scienza? È giusto “regolarla”? Intanto è la scienza stessa ad informarci che la natura, anche nei casi più classici di clonazione naturale come avviene per esempio nei batteri, registra una variabilità genetica e quindi anche gli uguali ad un certo punto si differenziano. Ma forse la domanda più giusta è: a cosa serve avere due individui uguali? Forse per generare “parti di ricambio”, ma qui entriamo nel grottesco. C’è un livello invece molto interessante e anche utile che già da diverso tempo si sta portando avanti: è la clonazione di singole cellule “pluripotenti” capaci di generare tessuti per i trapianti o riparare quelli malati.
Alla fine mi sembra che la natura sia bella perché nella diversità rende tutti gli esseri viventi speciali e unici e qualunque tecnica che cerca di andare contro questo corso non ha garanzie di successo. Un altro S. Francesco solo Dio potrebbe farlo, ma sappiamo che non lo farà, perché Lui è un vero creativo e non si ripete mai.

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