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Una risata li eleggerà. Forse

Bum! È partita “sparata” la campagna elettorale per le Politiche del 4 marzo ed è già chiaro che il leit motiv delle prossime settimane sarà rappresentato, appunto, dalle promesse di partiti e candidati...

Parole chiave: Campagna Elettorale (2), 4 marzo (1), Renzo Beghini (59), Editoriale (336), Elezioni (35)

Bum! È partita “sparata” la campagna elettorale per le Politiche del 4 marzo ed è già chiaro che il leit motiv delle prossime settimane sarà rappresentato, appunto, dalle promesse di partiti e candidati.
Per dire. Il centrodestra – con Lega e Fi in testa – punta sulla flat tax, un’aliquota unica (vedremo se al 15 o al 23 percento), sull’azzeramento della legge Fornero e l’aumento delle pensioni minime, quoziente familiare e piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e assegni familiari; e quindi lotta al terrorismo, controllo dei confini, blocco degli sbarchi con rimpatrio di tutti i clandestini.
Nel centrosinistra Renzi ha promesso il taglio delle tasse “più sostanziale della storia”, l’estensione del bonus degli 80 euro per le famiglie con figli a carico, compresi lavoratori autonomi e ‘incapienti’; salario minimo legale, raddoppio delle risorse per la lotta contro la povertà e il taglio del costo del lavoro dal 33 al 29% in 4 anni; assegno universale per chi ha figli con asilo, cure, e baby sitter e, dulcis in fundo, la cancellazione del canone Rai.
Il piatto forte del M5S è il reddito di cittadinanza, da coprire aumentando le tasse su banche e assicurazioni e riducendo le attuali agevolazioni fiscali; poi abolizione della legge Fornero insieme ad altre 400 leggi inutili,  riduzione delle aliquote Irpef, abolizione di Equitalia; e se i soldi mancano, uscire dall’euro e li si stampa.
Già da queste prime battute è facile desumere che la grandissima parte delle affermazioni elettorali non sono sostenibili e neppure logiche: e che si assisterà così al trionfo dell’irrazionale, del fantasioso, dell’istintivo.
Al di là, poi, delle dichiarazioni ufficiali delle formazioni politiche, ad appiccare il fuoco alla campagna elettorale ci pensano i cosiddetti meme (immagini parodiate e goliardiche) che su Internet stanno già furoreggiando in vista delle urne. Iperbole, ironia, sarcasmo, sberleffo, spavalderia, impunità, arroganza. La ricetta appare questa, declinata con dosaggi e grammature diverse. Il surreale prende il posto del reale.
Siamo giunti alle prime elezioni dell’era delle fake news che hanno aperto la strada a fenomeni come i fake programs elettorali e alla riscrittura della propria storia politica con le fake histories.
Viene da pensare allora che per la comunicazione politica di questi tempi non serva più uno slogan, e men che meno un programma elettorale o di governo: ma che vinca chi fa più ridere.  Oggi neppure sembra bastare più la riduzione a pillole di un contenuto programmatico e valoriale. Via, via tutto, troppo noioso e faticoso: e sotto dunque con la strizzatina d’occhio, il colpetto di gomito, il gesto volgare. Il consenso passa dalle viscere e non più dalla mente e dal cuore. I voti si cercano, e arrivano, per affinità fanciulla, istintiva e smargiassa: dall’homo votans all’homo ludens.
E tutto questo nel solco di progettualità precise, messe giù a tavolino da esperti del settore: perché la stragrande maggioranza di questi messaggi (scritti, video, verbali) è costruita dagli staff di strategia e comunicazione politica ed elettorale di quegli stessi partiti e personaggi.
Quindi “bum!”, tutti d’accordo in un avvitamento da vertigine: spararla grossa fa ridere e dunque fa eleggere e allora fa promettere e perciò la fa sparare grossa.
Tutti d’accordo? No. Per fortuna ci sono parole diverse.
Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha detto che è “immorale fare promesse elettorali impossibili da mantenere”. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, rivolgendosi ai neo maggiorenni, fa proprio il discorso di Pericle agli ateniesi: “Ora è necessario che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese. E chi può avviare un cambiamento se non uomini e donne che si fanno avanti e hanno dentro la voglia di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo?”.
Vedremo che succederà. Certo molto dipende da chi gli elettori daranno ascolto. Noi siamo ancora di quelli che hanno fiducia in una comunità politica che può reagire all’inerzia, allo scoramento e all’individualismo, e dare un segnale a tutti, classe politica compresa.

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