Il Calciastorie
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Talvolta per vincere basta il pareggio

Paolo Soglia è un giornalista mangiapreti, uno che non si aspetterebbe di essere citato in un settimanale diocesano. Lo stimo molto e tifa la mia stessa squadra (le due cose non sono necessariamente collegate).

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Paolo Soglia è un giornalista mangiapreti, uno che non si aspetterebbe di essere citato in un settimanale diocesano. Lo stimo molto e tifa la mia stessa squadra (le due cose non sono necessariamente collegate). Un paio di anni fa ha coniato un motto che, senza volerlo, è diventato quasi uno stile di vita: “Basta il pareggio”. Lo ha fatto in un momento molto strano, quando – dopo una serie di sconfitte come neanche Napoleone a Waterloo – abbiamo iniziato a vincerle tutte o quasi. Davanti alla partita successiva, ci si diceva, un po’ sconsolati: «Dai, questa volta basta il pareggio», perché rispetto ai disastri precedenti sarebbe andato anche bene. E invece, meraviglia delle meraviglie, si vinceva con scioltezza. Così, un po’ per scaramanzia e un po’ forse per prendere in giro quei fifoni – come me – ai quali il pari sarebbe andato alla grande, e avrebbero venduto persino la famiglia per avere in cambio un punticino in classifica, quella frase è diventata una sorta di mantra sportivo. Della serie: non ci credo, però lo dico lo stesso.
C’è però chi ci ha preceduti. È il Psv Eindhoven, squadra olandese che nella primavera del 1988 si ritrova catapultata ai quarti di finale della Coppa dei Campioni. Con il Bordeaux è 1-1 in Francia, 0-0 al ritorno: il Psv passa il turno per avere segnato in trasferta, secondo una norma introdotta già da una ventina d’anni. In semifinale c’è il Real Madrid: 1-1 in Spagna, 0-0 a Eindhoven: le regole non sono cambiate e per le reti fuori casa sono sempre gli olandesi a festeggiare. La prima finale di Coppa Campioni della propria storia il Psv la gioca contro il Benfica. Stavolta è una gara secca, che – anche dopo i tempi supplementari – non riesce a sbloccarsi. L’ennesimo pari. Gli uomini allenati da Guus Hiddink la vincono al sesto rigore: cinque partite senza vincere e arriva la coppa più importante. E allora basta il pareggio, perché a volte i successi arrivano così, dopo un cammino non perfetto.
Basta il pareggio, perché presentarsi con un po’ di umiltà non guasta e conoscere i propri limiti è segno di intelligenza. Se poi accidentalmente si dovesse vincere, pazienza.

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