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Il rischio di essere “mandati”

“Te c’hanno mai mannato / a quer paese”. Ogni volta che sento parlare della questione dei limiti al mandato, mi viene in mente questa canzone di Alberto Sordi, da canticchiare necessariamente in romanesco...

Parole chiave: Terzo mandato (1), Urne (1), Editoriale (383), Luca Passarini (80), Politica (43)
Il rischio di essere “mandati”

“Te c’hanno mai mannato / a quer paese”. Ogni volta che sento parlare della questione dei limiti al mandato, mi viene in mente questa canzone di Alberto Sordi, da canticchiare necessariamente in romanesco.

La sensazione, infatti, è che venga trattata nella modalità di una presa in giro una questione apparentemente non così grave come altre della politica, ma che è tutto fuorché frivola: tocca, infatti, il cuore del sistema democratico. Chi è favorevole a togliere il limite, lo vuole far passare come diritto dei cittadini di scegliersi il “governatore” o sindaco migliore, ma sembra essere più una scusa per avere una vittoria facile e non toccare equilibri interni alle alleanze. Anche tra chi si prodiga per l’altra posizione, c’è chi lo fa per regolare dei conti con chi è amico, ma non così tanto.

A ben guardare, la situazione risulta essere il sintomo di un sistema politico incapace di rigenerarsi e di guardare al futuro delle istituzioni con lo sguardo di chi considera la politica come una vocazione di servizio, dove per l’appunto c’è un limite massimo e la necessità di favorire la messa in moto di energie nuove, evitando una tirannia, seppur gentile.

I segnali di un malessere profondo sono evidenti da almeno un decennio e a più livelli: basti ricordare che gli ultimi due presidenti della Repubblica sono stati rieletti perché la politica non è stata in grado di accordarsi su altre figure autorevoli. Gettando invece uno sguardo al livello più prossimo dei cittadini, nei Comuni assistiamo ad una crescente difficoltà della politica di trovare dei candidati a sindaco o di riempire le liste elettorali.

Non c’è quindi da stupirsi se l’affluenza alle urne è in costante calo. Le istituzioni sono percepite come lontane e i loro leader oramai sono alla stregua degli influencer, i cittadini sono consapevoli che i cambiamenti si giocano su tavoli ben diversi dalle assemblee comunali, regionali o parlamentari e forse anche questo indica perché l’argomento terzo mandato interessi meno delle questioni di separazione matrimoniale di noti influencer milionari.

Insomma, il mondo della politica deve affrontare con serietà la questione dei terzo mandato, per non essere definitivamente “mannato a quer paese” dai cittadini.

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