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Sono gli eletti o gli elettori il problema?

Si avvicina la scadenza elettorale e aumentano i dubbi e le perplessità degli elettori. Chiedete ad amici e parenti con quali speranze andranno al seggio...

Parole chiave: Editoriale (330), Stefano Origano (124), Elezioni (35)

Si avvicina la scadenza elettorale e aumentano i dubbi e le perplessità degli elettori. Chiedete ad amici e parenti con quali speranze andranno al seggio: noterete più imbarazzo che luminose certezze, anche tra coloro che hanno sempre avuto idee molto chiare e pochi dubbi.

Non è un caso se da quando siamo entrati nella Seconda Repubblica, dopo Tangentopoli, l’unica regolarità sia stata la discontinuità: nessuna tornata elettorale ha confermato chi era al potere, vale a dire che ogni volta gli italiani hanno deciso di bocciare chi governava. Cambiare opinione è segno di saggezza, fatto così ha un altro significato: “Questi mi hanno deluso, proviamo con gli altri, forse saremo più fortunati”. Abbiamo allora sperimentato che al peggio non c’è limite. Inserire una scheda nell’urna come tirare la leva di una slot machine: le probabilità di vincere sono infime. Oppure: nessuno ha soddisfatto le attese degli elettori? E loro sono andati al mare. Questo è confermato dal progressivo e sempre crescente numero di chi non vota, altro modo di esprimere malcontento e sfiducia nella politica.

Naturalmente è “colpa dei politici”, si dice; “non sono all’altezza dei problemi e dei cambiamenti dettati dai tempi”. È vero, mediamente non entusiasmano, ma è solo colpa loro? Direi di no, loro sono piuttosto lo specchio degli elettori. I mali della politica hanno radici molto profonde che assorbono l’humus di una società che ha perso slancio, che non ha più voglia di scommettere sul futuro, che si sta rassegnando a perdere i pezzi, che si sta impoverendo economicamente e negli ideali.

C’è paura e non voglia di futuro, si vive alla giornata, rassegnati e sospettosi. Il mondo attorno si sta trasformando a una velocità incredibile, la tecnologia apre sempre nuove strade… ma non sappiamo dove andare. Il coraggio, come diceva don Abbondio, se uno non c’è l’ha non se lo può dare da solo.

Vorrei sperare che qualche coraggioso sia rimasto, che qualcuno che sa guardare oltre ci sia ancora, che il fuoco non sia del tutto spento. Intanto andrò a votare il 25, con le mie paure e le mie incertezze, ma facendomi forza con il briciolo di speranza che ripongo nel genere umano. Spero di non essere l’unico.

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