Condiscepoli di Agostino
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Ognuno segue ciò che ama

Nel commento al Vangelo di Giovanni Agostino va a rilento. Per presentare il primo capitolo si è avvalso di ben sette incontri...

Parole chiave: Condiscepoli di Agostino (104), Mons. Giuseppe Zenti (318), Sant'Agostino (181)
Ognuno segue ciò che ama

Nel commento al Vangelo di Giovanni Agostino va a rilento. Per presentare il primo capitolo si è avvalso di ben sette incontri. Quello che stiamo illustrando è il settimo. Agostino si compiace con i presenti, ma non esita a disapprovare quei cristiani che nello stesso giorno avevano scelto di lasciarsi travolgere da feste pagane, mondane, specialmente le donne: “E passa tutto e tutto vola via e come fumo svanisce; guai a chi ama queste cose. Ogni anima, infatti, segue ciò che ama”. Persino le donne “nostre sorelle”, di cui si è soliti apprezzare la pudicizia, avrebbero dovuto distogliersi dalle feste in onore della dea Cibele. In realtà conservavano ancora qualche tratto di paganesimo. E rivolto ai fedeli presenti: “Noi, invece, che siamo convenuti, nutriamoci del banchetto di Dio e sia nostra guida la sua Parola. Ci ha invitati al suo Vangelo, ed Egli stesso è il nostro cibo, di cui nulla è più dolce, alla condizione che uno abbia il palato sano nel suo cuore… Quando venne il tempo in cui Dio avrebbe manifestato la sua misericordia, venne l’Agnello”. L’Agnello, precisa Agostino, ha vinto il leone, Satana! A questo punto formula una immagine sconvolgente: “Ecco gli spettacoli dei cristiani” (“Ecce spectacula christianorum”!). Ed insiste su questo concetto di natura liturgica: ogni celebrazione liturgica è uno spettacolo divino! Celebra la vittoria su Satana. Seguono poi degli affondi di sicura modernità. Agostino, infatti, esorta i suoi cristiani a non recarsi “dagli stregoni, dai sortilegi e dai rimedi della vanità, quando ti duole il capo. Ogni giorno vengo a sapere queste cose”. E si tratta appunto di cristiani che hanno l’animo spartito tra Cristo e Satana: “Cristo non vuole la compartecipazione, ma da solo vuole possedere ciò che si è acquistato. Guai a coloro che sono doppi di cuore, coloro cioè che nel loro cuore fanno una parte a Dio e una parte al diavolo”. E, come era da aspettarsi, ecco un potente aforisma, a modo di sintesi: “Offri il sacrificio dell’umiltà, offri il sacrificio della misericordia” (“Offer sacrificium humilitatis, offer sacrificium misericordiae”). Tuttavia, anche in questo sacrificio non aspettarti che tutte le tue invocazioni siano esaudite da Dio: “Se Dio sa che ciò che gli hai chiesto ti giova, te lo darà; se non te l’avrà dato, vuol dire che non ti giovava averlo”. Dopo aver ricordato che Cristo ha trasformato Simone in Pietro, cioè in pietra della Chiesa, invita i fedeli a rimanere nella Chiesa, dove i predicatori sono invitati ad usare un linguaggio umile, adatto ai fedeli, come una madre e un padre, fosse pure un magistrato, sanno fare con i loro figli ancora piccoli.
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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