Condiscepoli di Agostino
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L’umiltà di Giovanni Battista è il suo merito maggiore

Agostino intende commentare ai fedeli di Ippona il testo di Giovanni: «Ecco l’Agnello di Dio!». Chi proferisce queste parole? Giovanni il Battista. E Agostino coglie l’occasione per evidenziare la sua umiltà, che altro non era se non lo specchio dell’umiltà di Cristo...

L’umiltà di Giovanni Battista è il suo merito maggiore

Agostino intende commentare ai fedeli di Ippona il testo di Giovanni: «Ecco l’Agnello di Dio!». Chi proferisce queste parole? Giovanni il Battista. E Agostino coglie l’occasione per evidenziare la sua umiltà, che altro non era se non lo specchio dell’umiltà di Cristo. Ecco come la presenta agli ascoltatori: “La santità vostra ha sentito assai di frequente e sa molto bene che Giovanni il Battista quanto più era famoso tra i nati di donna e quanto più era umile per conoscere il Signore tanto più ha meritato di essere l’amico dello sposo: zelante per lo sposo non per sé stesso; non alla ricerca del suo onore, ma di quello del suo giudice, che precedeva come araldo”. Dunque, Giovanni il Battista non ha strategicamente improntato la sua vita e i suoi interventi al fine di creare il mito di sé. Era interamente orientato a far conoscere Colui di cui era araldo, cioè annunciatore. A questo punto, Agostino precisa che solo chi sa imitare Giovanni il Battista, lo sa anche capire: “Fratelli miei, Giovanni il Battista non ha avuto merito maggiore di questa umiltà, dal momento che potendo ingannare gli uomini, ed essere ritenuto il Cristo ed essere scambiato per il Cristo, confessò apertamente e disse: «Non sono io il Cristo»”. Precisa Agostino: “Anzi, Giovanni chiama all’Umile!”. L’Umile, con la U maiuscola, è appunto Gesù Cristo, che si è talmente abbassato nella sua dignità di Verbo di Dio, da farsi schiavo per amore dell’umanità. Ed è proprio sotto questo profilo che Giovanni presenta Gesù come Agnello di Dio, ed invita, anzi, sollecita i fedeli a seguire Gesù nella sua umiltà di Agnello che porta su di sé il peccato dell’umanità per toglierlo: “Gesù Cristo era venuto dapprima nell’umiltà e occulto; tanto più occulto, quanto più umile. Ma i popoli, disprezzando per superbia la sua umiltà di Dio, crocifissero il loro Salvatore. Egli ha taciuto, per essere giudicato; ma non tacerà quando comincerà a giudicare Lui. Allora, benché presente era occulto; ed era necessario che fosse disprezzato. Se, infatti, non fosse stato disprezzato, non sarebbe stato crocifisso; se non fosse stato crocifisso, non avrebbe versato il sangue, con il cui prezzo ci ha redenti. Ma per dare il prezzo per noi è stato crocifisso, per essere crocifisso fu disprezzato; per essere disprezzato è apparso umile”. Non c’è dubbio che questa sia alta teologia. Eppure Agostino non esitava a presentarla ai fedeli, perché la loro fede fosse fondata e radicata non in una filosofia, cioè su una serie di ragionamenti, ma sulla realtà della Persona di Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto.

† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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