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Il Lugana tra storia, cultura e ambiente

Bruno Avesani - Cesare Pillon
Fotografie di Francesco Radino
Nell’oasi della Lugana l’anima di Zenato
Biblos Edizioni-Zenato, s.l. 2018
pp. 212 - s.i.p.

Parole chiave: Il Lugana tra storia (1), cultura e ambiente (1), Libro (48), Recensione (24), Renzo Cocco (3)
Il Lugana tra storia, cultura e ambiente

Quattro tipologie di lettori potrebbero trovare affascinante il libro Nell’oasi della Lugana l’anima di Zenato: 1) gli appassionati di storia e di letteratura; 2) gli amanti del mondo viti-vinicolo; 3) gli innamorati della fotografia; 4) le persone che riuniscono e coltivano contemporaneamente queste tre vocazioni che potranno pienamente godere di questa realizzazione editoriale che fa sintesi intelligente di storia, letteratura, attività agraria, documentazione. L’opera, voluta dalla famiglia di imprenditori del vino Zenato per ricordare il fondatore Sergio si presta a più letture, tutte affascinanti ed intriganti. Buona parte del volume è costituita dal racconto storico-letterario del prof. Bruno Avesani di questa terra – che i Romani chiamarono Silva Lucana, vale a dire bosco sacro – ricoperta di alberi secolari, posta sulla sponda meridionale del Lago di Garda tra i paesi di Peschiera e di Sirmione. Avesani tessendo con maestria un filo di Arianna ci conduce lungo i secoli della storia intrecciandoli con la letteratura da Virgilio a Catullo, da Dante a Petrarca.  Sembra incredibile ma da queste parti si sono svolti eventi importanti e succedute molteplici dominazioni: Romani, Longobardi, Franchi, Scaligeri, Visconti, Gonzaga, Carraresi, Veneziani ed altri ancora. Un ruolo fondamentale nella storia agraria di questo territorio viene svolto dai monasteri benedettini. Sono i monaci per esigenze liturgiche – la consacrazione del pane e del vino – a piantare per primi cereali e viti. Anche il santuario del Frassino eretto nel 1510 trova nella Selva Lugana il luogo ideale così come diversi eremiti. Questo affascinante racconto si conclude con la descrizione dell’evoluzione del territorio avvenuta nella seconda metà dell’800 e nella prima del ’900. All’antica foresta ormai distrutta dai disboscamenti si sostituiscono le piantagioni di cereali e soprattutto la viticoltura. Un vitigno autoctono, il Trebbiano, dà vita così al Lugana “la cui storia di alta qualità – annota in conclusione il prof. Avesani – inizia solo nella seconda metà del Novecento”.
A parlare del Lugana in termini tecnici provvede nella seconda parte del libro un autorevole esperto qual è Cesare Pillon. Ed anche questa è storia altrettanto importante di amore, di intuizioni, di tenacia, di applicazione di nuove tecnologie pur nel rispetto della tradizione, di visione alta del lavoro tanto da poter legittimamente parlare di “cultura del vino”. Il Lugana è una delle espressioni migliori di questa cultura del fare con il cuore e l’intelligenza.
Il libro è corredato dalle bellissime fotografie di Francesco Radino che documentano come l’antica Silva Lucana sia diventata oggi una distesa ondulata di pregiati vigneti.

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