Editoriale
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Una buona idea anti-denatalità

C’è una sfilza di segni “meno” nell’ultimo rapporto dell’Istat sugli indicatori nazionali demografici 2016, presentato pochi giorni fa dall’Istituto di statistica. Sono tutti record negativi, destinati purtroppo ad essere superati nel futuro, se non si interviene subito...

Parole chiave: Editoriale (337), Stefano Origano (128), Denatalità (9)

C’è una sfilza di segni “meno” nell’ultimo rapporto dell’Istat sugli indicatori nazionali demografici 2016, presentato pochi giorni fa dall’Istituto di statistica. Sono tutti record negativi, destinati purtroppo ad essere superati nel futuro, se non si interviene subito. I dati sconvolgenti li potete trovare a pagina 4, dopodiché rimane la domanda: sì, ma come? I politici certamente sono i primi ad essere chiamati in causa per dare una svolta immediata alle agende politiche. Anche i sociologi e i demografi possono aiutarci a comprendere il fenomeno della drastica riduzione delle nascite e a tracciare ipotesi di panorami possibili nel medio e lungo termine. I numeri sono impietosamente lì a dirci che di questo passo non c’è futuro per noi. Ma, come sempre, l’umanità – e qui la vogliamo intendere nel senso più ampio possibile – non è riducibile a numeri, statistiche, tabelle, algoritmi… C’è un mondo di simboli e di significati che rappresenta un serbatoio di risorse che non possiamo trascurare. Proviamo allora a raccogliere dei segnali che, come piccoli semi, non sono la soluzione definitiva, ma hanno la forza di affermare le opportunità che si aprono anche in tempi di crisi.
Per esempio il gruppo vicentino Brazzale, che opera nel settore lattiero-caseario in Italia e nella Repubblica Ceca, offre un “bonus bebè” pari ad una mensilità di 1.500 euro agli oltre 550 collaboratori per ogni bambino che nasce o che viene adottato. «Con questa iniziativa – spiega l’azienda – desideriamo aiutare lo sforzo economico dei neo-genitori, ma, soprattutto, far sentire che l’azienda è felice quando riescono a realizzare i loro progetti di vita, che devono sempre restare in primo piano». Io ci trovo un’indovinata operazione di marketing, perché se passando lungo la corsia del supermercato mi imbatto in un prodotto di questa azienda che vuole bene ai bambini e alle loro famiglie, una confezione la metto nel carrello. Ma ci trovo anche un valore più profondo: un atto di fiducia nella vita e un invito a non scappare altrove.
Mentre masse di gente disperata premono per entrare da noi e sono disposte a tutto per ottenere un documento che attesti la loro titolarità a stare qui, contribuendo così a tenere in piedi la nostra fragile economia, esempi come questo favoriscono la generazione di un contesto che incoraggia a progettare qui il proprio futuro, per immaginare un lavoro e una famiglia. Alla fine, se non nasceranno più italiani, verranno integrati dagli stranieri, perché il mondo è pieno di giovani. Piaccia o no questo è il destino.

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