Editoriale di Mons. Zenti
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Il Dio che si incarna

Il Natale non è un mito. È un fatto storico che dà pienezza di senso alla storia umana. Non è un dato da teologia puramente speculativa. Interessa l’esistenza di ogni uomo che sia intenzionato a capire la propria identità e a riconoscere le radici della propria dignità...

Parole chiave: Editoriale (335), mons. Giuseppe Zenti (281), Natale (45)

Il Natale non è un mito. È un fatto storico che dà pienezza di senso alla storia umana. Non è un dato da teologia puramente speculativa. Interessa l’esistenza di ogni uomo che sia intenzionato a capire la propria identità e a riconoscere le radici della propria dignità. Come a dire che per ritrovare e capire se stesso l’uomo ha bisogno di fare riferimento al Mistero del Natale. Ce ne svela il segreto l’evangelista Giovanni, nella introduzione al suo vangelo, quando annuncia a sorpresa: “il Figlio di Dio si è fatto carne e ha piantato la sua tenda, la sua dimora, in noi”. Per questo Sant’Agostino riconosce che Dio, in Gesù, è a lui più intimo di quanto non lo sia lui stesso a se stesso. E l’apostolo Paolo nella lettera ai Galati precisa: “Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me”.
Se tale è il Mistero del Natale, non può che essere assolutamente caro ad ogni persona umana chiamata a scoprire proprio dentro di sé le radici profonde, cromosomiche, della propria religiosità come inclinazione naturale; e a rendersi conto che ogni forma, teorica o pratica, di ateismo è una forzatura al proprio essere uomo.
Perché allora tanta allergia e opposizione a Gesù anche oggi, come quando è venuto alla luce nella grotta di Betlemme? Allora era stato ricercato dal re Erode per essere messo a morte, perché sospettato di essere un possibile e temibile concorrente al trono; in seguito fu perseguitato a morte dai suoi avversari, farisei e capi del popolo, fino a farlo morire in croce. Oggi, a livello di cultura e di legislazioni, si è scatenata una acredine nei confronti di Dio e di ciò che fa riferimento a Dio, al Vangelo di Cristo, che si ha l’impressione che per Dio non ci sia posto nella nostra società, esclusa la coscienza dei singoli. Eppure, la storia documenta che chi caccia Dio dalla società non tarda a scacciare dal proprio cuore gli uomini, creati ad immagine e somiglianza sua, in ognuno dei quali dimora Lui stesso grazie all’incarnazione del suo Figlio, sconfinandoli nell’insignificanza del vivere. È questo il grande dramma dell’umanità di oggi: rifiuta Dio e perde il senso e il valore dell’essere umano, riducendolo ad un oggetto di consumismo. Togli Dio e l’uomo va alla deriva; inesorabilmente uno diventa lupo e avvoltoio per l’altro. La più sicura difesa dell’uomo e della sua dignità è Gesù Cristo, in quanto Figlio di Dio fatto carne in ogni uomo. Con quali conseguenze sul piano anche sociale? È il fondamento della vera solidarietà umana. In effetti, il credente, consapevole che in lui dimora il Figlio di Dio fatto carne e che lo stesso Figlio di Dio ha posto la sua dimora nella carne di ogni uomo, non può che amare tutti gli uomini, in lui e come lui. Anche chi non se lo merita. Proprio come fanno i papà e le mamme verso i loro figli che li fanno soffrire.
È questo il Natale che auguro di cuore a tutti, a cominciare da chi è ferito nel corpo e nello spirito, e da chi è in stato di disperata povertà.

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