Condiscepoli di Agostino
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In Dio immutabile eterne sono la verità e la carità

Tra le caratteristiche essenziali di Dio, Agostino annota l’immutabilità. Lo fa in numerosi suoi interventi. Ci basti sostare su un testo del trattato sulla Trinità...

Parole chiave: Condiscepoli di Agostino (99), Sant'Agostino (172)
In Dio immutabile eterne sono la verità e la carità

Tra le caratteristiche essenziali di Dio, Agostino annota l’immutabilità. Lo fa in numerosi suoi interventi. Ci basti sostare su un testo del trattato sulla Trinità.

Come di consuetudine, Agostino prepara le sue grandi affermazioni, da aforisma, con delle premesse che mai vanno trascurate.

All’inizio del libro quarto, in un contesto di preghiera, mette a confronto gli scienziati orgogliosi di sé e delle proprie scoperte, con la persona umile che “ha preferito conoscere la sua debolezza piuttosto che gli estremi confini del mondo” (De Trinitate 4,1). Appunto perché consapevole della propria miseria, “guarda in se stesso alla luce di Dio e scopre se stesso” (Ivi). Non solo, ma, piangendo per la propria situazione di miseria e invocando la misericordia di Dio, avverte di “aver ricevuto per grazia di Dio il pegno della salvezza nel nome del suo Figlio, unico Salvatore dell’uomo e suo Illuminatore” (Ivi).

Purificato, dunque, da ogni menzogna e conscio della sua pochezza, Agostino supplica Dio di assisterlo nella composizione del suo trattato, affinché sia di utilità ai suoi lettori: “Questa supplica rivolgo al Dio del mio cuore: di non proferire in questa mia opera nessuna finzione al posto della solida verità” (Ivi). Quale verità? Agostino non ha dubbi. Ed è questo un suo costante e insistente pensiero: Gesù Cristo, il Verbo di Dio fatto carne. Lui è la Verità e la via della Verità. Per questo prosegue: “E su me che mi sforzo di ritornare da lontano per la via che ha creato con l’umanità della divinità del suo Unigenito, sia aspersa la brezza della sua verità” (Ivi).

Agostino rimane, tuttavia, stupito del fatto che proprio ciò che è immutabile, come è la verità, possa confluire in lui, essere mutevole. Eppure, come riconosce: “Nulla di mutevole vedo in Dio” (Ivi).

A questo punto, ecco l’aforisma. Densissimo. Lo accogliamo, come ce l’ha trasmesso lui: “L’essenza di Dio, in forza della quale è, non ha assolutamente nulla di mutevole, sia per quanto riguarda l’eternità, sia per quanto riguarda la verità, sia per quanto riguarda la volontà. In effetti, in Lui, eterna è la verità, eterna la carità; vera in Lui è la carità, vera l’eternità; e cara in Lui è l’eternità, cara la carità” (Ivi).

E nel paragrafo seguente ci ricorda che, pur essendo noi mutevoli, siamo alla ricerca dell’eternità, della verità e della beatitudine (cfr. De Trinitate 4,1.2). Grazie all’amore di Dio verso l’uomo, ciò è reso possibile: “Bisognava dunque convincere l’uomo della grandezza dell’amore di Dio per noi e dello stato in cui eravamo quando ci ha amati: di questa grandezza, perché non disperassimo, di questo stato, perché non insuperbissimo” (Ivi).

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