Condiscepoli di Agostino
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Il Verbo si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio

Quando Agostino fissa l’attenzione su un argomento, finché non lo ha sviscerato non lo molla. Dico sviscerato in modo tale da esserne lui stesso convinto...

Parole chiave: Aforismi (41), Sant'Agostino (172)

Quando Agostino fissa l’attenzione su un argomento, finché non lo ha sviscerato non lo molla. Dico sviscerato in modo tale da esserne lui stesso convinto. Sicché, affrontando il tema della Trinità, che è il Mistero dei Misteri, si è impegnato per più di vent’anni, perché mai del tutto soddisfatto finché non toccava il fondo delle questioni.
Ha rilevato quanto la Sacra Scrittura ha espresso sul Mistero della Trinità. Ha passato in rassegna minuziosa tutti i passi, senza trascurare i più complessi che avevano dato lo spunto per eresie. Ed è riuscito a creare un grande affresco a mosaico, mettendo al giusto posto ogni tassello, da quello più incontestabile che riguarda la divinità del Verbo a quello più travagliato che riguarda la sua reale umanizzazione. Da cui risulta, senza equivoci, che Gesù Cristo è in persona Dio e uomo. Vero Dio e vero uomo. Certo, una tale affermazione coincide con la fede genuina della Chiesa, nella sua Tradizione apostolica. Ma detta semplicemente così, può essere accolta come una formula dogmatica, lasciandoci però sostanzialmente indifferenti.
Agostino invece non ha indagato il Mistero della vita trinitaria per soddisfare la sete di verità della sua mente. Ha indagato tale Mistero per la sua ricaduta sul vivere dell’uomo. Come a dire che per Agostino Dio uno e trino non vive nell’iperuranio, fuori dai travagli dell’uomo. Essendo l’uomo stato creato proprio dal Mistero trinitario, a sua immagine e somiglianza, la sua caduta nel peccato, che ne ha infranto l’immagine, non poteva lasciare indifferente la Trinità.
Di qui il Mistero dell’Incarnazione nel quadro del Mistero trinitario. A Dio sta sommamente a cuore il destino dell’uomo. Non vuole lasciarlo andare alla deriva. Se ne fa carico personalmente, nella persona del Figlio. Assumendo su di sé, cioè nella sua persona divina, l’umanità nella sua concretezza di peccati e di limiti, l’ha salvata. Si potrebbe concludere affermando che di fatto ha restaurato nell’uomo il suo essere immagine di Dio.
Per Agostino è ancora poco. Ecco allora il suo affondo, espresso in un famoso aforisma: “Tale infatti era quell’assunzione dell’umanità da fare Dio uomo e l’uomo Dio!” (De Trinitate 1,13.28). Un azzardo teologico. Che, forse, solo Agostino poteva permettersi di formulare. Però azzeccatissimo. Grazie al Mistero dell’Incarnazione, portato a compimento dall’intero Mistero pasquale, all’uomo è dato, nella fede, di essere partecipe della vita divina trinitaria. Reso figlio di Dio nel Figlio di Dio!

† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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