Condiscepoli di Agostino
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La Trinità in sant’Agostino

Dopo aver preso in ampia considerazione l’opera maggiore e più famosa di Agostino, La Città di Dio, viene consequenziale proporre alla lettura degli appassionati del Vescovo di Ippona, la seconda sua grandiosa opera, La Trinità...

Parole chiave: La Trinità (2), Sant'Agostino (180)

Dopo aver preso in ampia considerazione l’opera maggiore e più famosa di Agostino, La Città di Dio, viene consequenziale proporre alla lettura degli appassionati del Vescovo di Ippona, la seconda sua grandiosa opera, La Trinità. Si tratta di un’opera che l’ha tenuto impegnato per un ventennio, dal 399 al 421-22. Dei quindici libri che compongono l’opera lui stesso precisa: “Li ho cominciati da giovane e li ho pubblicati da vecchio”. È un’opera singolare. Fuori dagli schemi classici. Uno non se la immagina, prima di averla almeno letta. E, a onor del vero, più che un trattato in senso accademico, nelle intenzioni di Agostino è un itinerario della mente a Dio, Uno e Trino, cui conformare la vita. Non a caso, in tutta l’opera vi è un substrato orante. Al netto di tante altre osservazioni pertinenti, si può dire che Agostino l’ha scritta in prima istanza per un bisogno personale, di natura spirituale mistica, cogliendo l’occasione opportuna di indagare sulla verità di se stesso nel grembo del Mistero trinitario (Cfr. De Trin. I,8). Nel contempo, l’ha scritta per persone esigenti sul piano culturale teologico, desiderando compiere il suo percorso teologico insieme a loro, cioè ai suoi sicuri lettori, ai quali chiede l’apporto di osservazioni, obiezioni e riflessioni. Ma l’opera ha un’impronta anche pastorale mistagogica, nell’intento di raggiungere pure tutti “i fratelli che la libera carità mi costringe a servire” (De Trin. XV,1), destinatari dei suoi Discorsi e del Commento ai Salmi, nei quali sbriciola a livello popolare i medesimi contenuti trinitari. Mai, infatti, Agostino ha perso di vista il popolo di Dio, sospinto com’era dall’intento pastorale di condurre per mano i fedeli dentro il Mistero trinitario, al fine di farlo vivere.

In effetti, benché si debba riconoscere con lo stesso Agostino che l’opera è impegnativa, non di meno si deve riconoscere che è finalizzata al popolo di Dio, messo nell’occasione di cimentarsi, con la mente e con il cuore, con pagine splendide che lumeggiano genialmente il Mistero trinitario, fonte della beatitudine, terrena ed eterna, di ogni uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, non di rado lasciato nell’oscurità da parte di troppi cristiani.

Le riflessioni geniali di Agostino in materia trinitaria attingono dall’intero patrimonio dei dati della fede autenticamente cattolica. Il Trattato sulla Trinità è costituito di quindici libri, diviso in due sezioni. La prima è composta dai libri I-VII, nei quali Agostino ha scrutato il Mistero della Trinità nella Sacra Scrittura. Nella seconda sezione, cioè negli altri otto libri, dall’ottavo al quindicesimo, ha scrutato il Mistero trinitario nell’uomo, attraverso se stesso. Era intenzionato a scorgere nell’uomo, grazie alle virtualità conoscitive della mente umana, i riflessi di Dio Trinità proprio in forza del suo essere immagine di Dio. In tal modo, Agostino ha trovato nuove ragioni per convincere se stesso e quanti tra i fedeli ne erano interessati, che esiste una inscindibile interconnessione tra Dio Uno e Trino e l’essere uomo. Non per via filosofica, ma per via esistenziale, esperienziale. In effetti, entrare nel mistero della Trinità significa fondamentalmente scoprire i segreti dell’essere e del vivere di ogni uomo. Dio Trinità e l’uomo sono mondi non lontani e del tutto estranei ed eterogenei, ma strettamente connessi: Dio è interessato all’uomo che ha creato a sua immagine e somiglianza; e l’uomo non può condurre una vita di senso alienandosi da Dio Trinità. Anche da questo punto di vista è interessante osservare in Agostino il tentativo, assai riuscito, di coniugare fede e ragione; ragione e fede. In effetti, se nella prima sezione prevale il senso di una fede autentica ed integra, fatta comunque emergere dal suo accostamento con una mente razionale, nella seconda sezione, mentre scende in campo con tutte le sue risorse la mente, razionale e intellettiva, mai viene oscurato il patrimonio della fede trinitaria e salvifica; a mano a mano che Agostino scandaglia il suo essere umano, con le sue caratteristiche, avverte la necessità di essere salvato dal sistema del peccato che l’uomo si ritrova radicato dentro a causa del peccato originale, e questo grazie a Cristo Redentore; nel contempo, si sente sospinto ad innalzare lo sguardo della mente verso il compimento metafisico di ogni aspirazione e di ogni beatitudine: Dio Trinità!

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