Condiscepoli di Agostino
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La via dell’unione dell’anima con Dio

Da condiscepolo alla scuola dell’unico maestro, Gesù Cristo, come ama definirsi lo stesso Agostino, riesce a far partecipe il lettore, persino quello meno acculturato e razionalmente meno esigente, del travaglio da lui vissuto nella scoperta, anche razionale, capace di far luce nella sua mente, del mistero della Trinità...

Parole chiave: Sant'Agostino (136), La Trinità (2), Condiscepoli di Agostino (95)

Da condiscepolo alla scuola dell’unico maestro, Gesù Cristo, come ama definirsi lo stesso Agostino, riesce a far partecipe il lettore, persino quello meno acculturato e razionalmente meno esigente, del travaglio da lui vissuto nella scoperta, anche razionale, capace di far luce nella sua mente, del mistero della Trinità. E confida il fatto che il mistero della Trinità non è una questione filosofica. È la realtà somma che interessa e coinvolge l’essere umano, dalle sue origini, al suo dinamismo di vita immersa nel peccato e nella grazia, fino all’approdo nel mondo dei risorti. Agostino è convinto che sempre splende la Trinità sulla storia dell’umanità, come il sole sulla terra dall’alto del cielo. E non esita ad affermare che l’uomo è fatto per vivere nel grembo di amore della Trinità, come è testimoniato e documentato anche dal fatto che l’uomo è creato ad immagine di Dio, sia pur in enigma, e porta dentro di sé delle vestigia trinitarie. In effetti, se l’ha creato non un dio generico, ma Dio Trinità, come ogni opera d’arte porta l’impronta dell’autore, anche l’uomo, suprema opera d’arte di Dio Trinità, non può non portarne incisa l’immagine, da intercettare attraverso la forza indagatrice della mente. Nell’ambito di tale indagine, emerge la filosofia antropologica di Agostino, intrecciata con la teologia e la sua gnoseologia.

A onor del vero, verrebbe da chiedersi se oggi come oggi c’è ancora qualcuno a cui sta sommamente a cuore il mistero della Trinità. A livello di conoscenza e di esperienza spirituale. Viene il sospetto che la stragrande maggioranza dei cristiani ne proclami il mistero nella celebrazione della Messa domenicale e festiva, ma senza accurata attenzione. La vita poi va per altre strade. Non ne viene nemmeno sfiorata. Con ogni probabilità perché, con la scusa che la sola riflessione è fin troppo impegnativa, non si conosce. Eppure è il cuore del cristianesimo. Il cristianesimo, infatti, è esattamente la religione della fede nella Trinità e non di una generica divinità, tipica del deismo illuminista. Di conseguenza, il senso del realismo pastorale induce a riconoscere che il mistero della Trinità non è conosciuto, perché sono mancate opportunità per entrare nel suo dinamismo con passione, competenza ed entusiasmo. D’altra parte, lo stesso Agostino, anche nel De Trinitate, più volte precisa che nessuno può amare ciò che non conosce e che uno ama una realtà nella misura della sua conoscenza affettiva! Forse questa precisazione di Agostino potrebbe tradursi in un appello stimolante a tutti coloro che ne hanno la competenza, anche per ministero, di evangelizzare il mistero dell’amore trinitario, credendo nella sua efficacia nella mente e nel cuore dell’uomo creato ad immagine di Dio Trinità. Scoprirebbe la sua profonda identità e, dunque, la sua missione trinitaria nella storia.

Certo, la lettura integrale del De Trinitate in forma autodidattica potrebbe scoraggiare, come già implicitamente riconosceva lo stesso Agostino, che vi ha impegnato fatiche e sudore. Auspico che molti, magari per curiosità e a cominciare da alcune pagine significative, prendano il gusto alla lettura dell’opera. Potrebbe accadere, provvidenzialmente, che ci si appassioni e la si rilegga più volte. Progressivamente, a mano a mano che se ne prende famigliarità, nell’animo del lettore, quasi inavvertitamente, avviene una certa mutazione, di conoscenza in conoscenza, del mistero dell’amore trinitario, di affetto in affetto, di contemplazione in contemplazione, di adorazione in adorazione. Oserei dire che il De Trinitate va letto come un libro di preghiera, che favorisce l’unione dell’anima con Dio.

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