Commento al Vangelo domenicale
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Egli è stato trafitto per le nostre colpe

Riportiamo solamente due stralci caratteristici del racconto della Passione secondo Luca.
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori...
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Parole chiave: Passione del Signore (1), Domenica delle Palme (8), Vangelo (333)

La Domenica delle Palme è detta anche della Passione del Signore. In essa infatti il Vangelo che viene proclamato è il racconto della Passione, in quest’anno liturgico secondo l’evangelista Luca. Questa narrazione con i successivi racconti delle apparizioni del Risorto può essere considerata il nucleo centrale e iniziale del racconto evangelico e pertanto occupa anche fisicamente uno spazio particolarmente importante all’interno di ognuno dei quattro Vangeli.
Nel nostro linguaggio il termine passione ha a che fare sia con l’amore sia con il dolore. Ovviamente la prima realtà, quella dell’amore, è la più importante ma ha tuttavia un prezzo altissimo e non si ferma nemmeno quando deve attraversare il dolore. L’intenso desiderio di mangiare la Pasqua, manifestato da Gesù, esprime bene entrambe le dimensioni della sua Passione: da una parte la volontà di comunicare amore, per affrettare così l’avvento del Regno di Dio, dall’altra il sentirsi in mano agli avversari nel momento della tribolazione. La pasqua che Gesù mangia con i suoi discepoli è l’ultima ma è, allo stesso tempo, profezia del regno di Dio e del compimento definitivo dell’esodo.
Nel suo racconto Luca, in linea con l’intenzione dichiarata nel prologo di stendere un racconto ordinato dei fatti riguardanti la vicenda di Gesù, omette tutto ciò che intralcia la successione ordinata degli avvenimenti (ad esempio tralascia l’unzione di Betania e la comparizione notturna di Gesù davanti al sinedrio). In tal modo gli avvenimenti della notte si susseguono in modo disteso e lineare dall’arresto di Gesù, al rinnegamento di Pietro e agli insulti delle guardie nella notte, fino all’istruttoria giudaica, seguita immediatamente dal processo davanti al governatore romano Ponzio Pilato.
Inoltre Luca stende un velo pietoso sulle scene più violente della Passione di Gesù ed elimina i particolari che feriscono la sensibilità umana per la loro durezza. La scena del dileggio da parte delle guardie è riportata in modo succinto, non è descritta la flagellazione e tace sulla fuga dei discepoli, il rinnegamento di Pietro è un po’ attenuato e inoltre nella preghiera nell’Orto degli Olivi non si fa accenno all’angoscia e alla paura; il grido di Gesù morente sulla croce non è preso dal salmo 22,1 ­– “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” – ma è preso dal salmo 31,6 – “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito” – espressione di fiducia totale nel Padre.
Accanto a queste modifiche, chiaramente intenzionali, vi sono anche delle aggiunte che rivelano ancora più chiaramente il punto di vista dell’evangelista: il racconto della cena ultima è semplificato nel senso di un tono decisamente pasquale e, con un breve discorso d’addio, diventa il testamento spirituale di Gesù; nella preghiera al Monte degli Ulivi è confortato da un angelo e lotta come un martire o un atleta fino al sangue. Al momento dell’arresto si oppone alla resistenza violenta dei discepoli e guarisce la guardia da loro colpita; con il suo sguardo provoca la conversione di Pietro e soltanto Luca riporta, nell’ambito del processo romano, l’incontro con Erode Antipa, interessato a Gesù solo per curiosità. Altri tratti caratteristici di Luca, nel racconto della Passione, sono l’appello alla conversione rivolto alle donne di Gerusalemme sulla via della croce e le parole di perdono e di accoglienza che dice sulla croce nei confronti dei persecutori e del malfattore pentito.
Ecco allora che in questo modo l’evangelista Luca definisce in maniera precisa la fisionomia di Gesù durante la Passione, egli è il martire fedele, il servo giusto annoverato fra gli iniqui, che, attraverso la perseveranza e la bontà, diventa fonte di salvezza per tutti quelli che lo incontrano.
L’innocenza di Gesù è sottolineata da Luca soprattutto nel contesto del processo romano: per tre volte Pilato lo dichiara pubblicamente innocente, nonostante le insistenti accuse dei giudei e gli fanno eco Erode ed il centurione sotto la croce; con queste affermazioni dell’autorità politica, Luca tende ad allontanare ogni sospetto dalle comunità cristiane che vivevano nelle città dell’Impero Romano. Luca in questo modo accentua la responsabilità dei giudei, in particolare dei capi, nella condanna di Gesù. Rifiutato dal suo popolo, che non sa riconoscere il disegno di Dio, Gesù con la sua morte fonda la nuova alleanza del popolo messianico.
Dietro l’iniziativa dei giudei e la complicità di Giuda, c’è l’azione di Satana, che, come dice l’evangelista dopo le tentazioni di Gesù, “si allontanò da lui fino al tempo stabilito”: ecco ora il tempo stabilito. Il tentatore, l’avversario scatena tutta la sua potenza nello scontro decisivo con Gesù, ma questi, con la sua bontà e la sua fedeltà, vince il potere delle tenebre e la forza del male. Nel momento del fallimento totale, Gesù crocifisso è fonte di perdono per il peccatore pentito e di conversione per il popolo giudaico.
Quale conclusione trarre per noi al termine di un racconto evangelico così impegnativo? Più che leggere queste note (che ho mutuato abbondantemente da uno scritto del biblista Rinaldo Fabris), sarà molto fruttuoso in questa Settimana Santa prendersi un po’ di tempo per leggere e rileggere con calma il racconto della Passione di Gesù e farne oggetto di meditazione e di confronto con la nostra vita.

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