Cinema
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Prendersi cura degli altri fa crescere e maturare

Volami via
(Francia, 2021)
Regia: Christophe Barratier
Con: Victor Belmondo, Gérard Lanvin, Ornella Fleury
Durata: 91 minuti

Prendersi cura degli altri fa crescere e maturare

È arrivata in sala la rivisitazione francese del romanzo autobiografico tedesco di Lars Amend e Daniel Meyer dal titolo Dieses bescheuerte Herz: Über den Mut zu träumen pubblicato nel 2013 (peraltro già portato sul grande schermo dal regista Marc Rothemund nel 2017 con il suo film Conta su di me).

Henri Reinhard è un chirurgo bravo e famoso, vedovo da qualche tempo. Ha un figlio, Thomas, 29 anni, molto viziato e abituato a fare la bella vita grazie agli ingenti guadagni del padre: serate in discoteca e intere giornate a dormire. Marcus, infine, è un ragazzo di tredici anni affetto da diverse patologie, costretto a muoversi sempre con una bombola di ossigeno con sé. Il dottor Reinhard può provvedere alle cure, ma il ragazzo ha bisogno anche di altre attenzioni. Ecco che decide di far mettere la testa a posto al figlio, togliendogli l’accesso ai soldi e costringendolo a dedicarsi al ragazzo gravemente malato. Anche se l’opera non brilla per originalità nella sceneggiatura, è capace di soddisfare il pubblico. Inizialmente si ha l’impressione di rivedere Quasi amici, con il passare del tempo alcuni elementi sono davvero apprezzabili.

Viene dato ampio spazio al racconto del percorso di maturazione dei caratteri e delle relazioni tra i tre personaggi principali nei diversi ruoli. Il rapporto padre e figlio, tra Henri e Marcus, medico e paziente, che non è solamente un curare il corpo ma è un prendersi cura della persona, la bellissima amicizia che nasce tra i due protagonisti della storia.

Un bel messaggio viene trasmesso agli spettatori: l’amorevolezza nel prendersi cura di altri permette di conoscere meglio sé stessi, di mettere da parte il proprio egoismo e quindi di crescere e maturare. L’incarico che Thomas assume, anche se inizialmente renitente, cambia completamente la sua vita, quella del giovane Marcus e quella del padre Henri. Ognuno riesce a condividere le proprie vulnerabilità e, da questa condivisione, le debolezze diventano il terreno comune su cui rinnovare le relazioni familiari e amicali. Il chirurgo e suo figlio riescono a parlare di cose che non si erano mai detti negli anni, il ragazzo condivide i suoi sogni e i suoi progetti che sembrano irrealizzabili per i limiti posti dalla malattia.

La prevedibilità della trama unitamente alle somiglianze con Quasi amici non inficiano la bontà del risultato finale, che anzi risulta davvero apprezzabile e mai pesante o ridondante né nei suoi tratti drammatici né, tantomeno, in quelli più leggeri e comici.

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