Il Calciastorie
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L’esordio in A, la scuola, la tragica scomparsa

Calcio di punizione dalla destra. La traiettoria è di quelle buone, taglienti. Da dietro sta arrivando Niccolò, un difensore magro ma alto. Lo guardano, i campioni della Roma: da Totti a Batistuta, fino a mister Capello in panchina...

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Calcio di punizione dalla destra. La traiettoria è di quelle buone, taglienti. Da dietro sta arrivando Niccolò, un difensore magro ma alto. Lo guardano, i campioni della Roma: da Totti a Batistuta, fino a mister Capello in panchina. Lo guardano anche i giocatori del Bologna, che stanno perdendo 2-0 (con gol di Totti – appunto – e uno sfortunato autogol) una partita tutto sommato giocata bene. Niccolò, 17 anni, si alza più di tutti, e dà forza al pallone. Se va in porta, il portiere non la prenderà mai, tanto è potente. Ma niente: esce di un soffio. Niccolò torna in difesa, come se nulla fosse, e la partita finisce lì, con una sconfitta. Per il ragazzo, però, è comunque un gran giorno: quello dell’esordio in Serie A.
Va bene che si era fatto la trafila delle giovanili tra Torino, Parma e soprattutto Fiorentina. Bellissimo – anche se vissuto con molta nostalgia per l’Italia – anche l’anno tra le promesse dell’Arsenal, ad allenarsi con Thierry Henry e compagni. Ma la prima volta in Serie A era comunque un’altra cosa, una specie di rito di passaggio all’età adulta del professionismo. Anche un modo per dimostrare – come se ce ne fosse bisogno – che lui non è “il figlio di Giovanni Galli, l’ex portiere del Milan”. Lui è Niccolò, e sa difendere.
Papà Giovanni comunque quel giorno è allo stadio Olimpico, assieme a Furio Valcareggi, il procuratore.
Scendono negli spogliatoi per fargli i complimenti, e – visto che il lunedì non c’è allenamento – sono convinti di poterlo portare a Firenze, perché un esordio in Serie A vale comunque una festa a casa. «No, non posso venire con voi – risponde tranquillo Niccolò –. Devo tornare a Bologna, per studiare per domani». Ah, già: la scuola. «Ma non esiste al mondo», si rifà sotto Valcareggi. E, ancora una volta, si prende un garbato no. Niccolò morirà pochi mesi dopo, cadendo dal motorino e finendo contro un guardrail.
Non è il caso di santificarlo, né di farne uno studente modello: a detta del padre, proprio non era un secchione. Eppure un 17enne che aveva tutto dalla vita, sentiva che l’istruzione gli avrebbe dato molto. Qualcosa che neppure un colpo di testa finito in gol, invece che fuori di un soffio, avrebbe potuto regalargli.

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