A spasso con il cane
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Insolita Concamarise tra natura, ville e chiesette

Ville misteriose, corti rurali e luoghi di culto immersi nella campagna, dove le antiche tradizioni sanno affascinare. Come sempre la pianura veronese è capace di stupire e dimostra quanto sia bello, andare a riscoprirla in compagnia del nostro cane, seguendo tracce e sentieri ancora poco battuti dagli stessi veronesi...

Parole chiave: A spasso con il cane (75), Concamarise (6), Bassa Veronese (2)
Insolita Concamarise tra natura, ville e chiesette

Ville misteriose, corti rurali e luoghi di culto immersi nella campagna, dove le antiche tradizioni sanno affascinare. Come sempre la pianura veronese è capace di stupire e dimostra quanto sia bello, andare a riscoprirla in compagnia del nostro cane, seguendo tracce e sentieri ancora poco battuti dagli stessi veronesi.
Per una gita dal sapore completamente diverso dal solito, allora, con buone scarpe da trekking per camminare sui sentieri non asfaltati, ci si può dirigere a sud e, lasciandoci alla spalle Bovolone, iniziamo un bel percorso ad anello dopo aver parcheggiato l’automobile vicino alla pieve di San Giovanni Battista. Essa ha rivestito un ruolo essenziale nei secoli, rappresentando il punto di affluenza e di riferimento dei fedeli dei tre paesi limitrofi: Bovolone, Salizzole, Concamarise.
Presso questa piccola chiesa, che risale al IX secolo, si svolge ogni anno un evento imperdibile, il Presepe vissuto, che ormai attira migliaia di persone da tutta la provincia e che consiste nella ricostruzione di un antico villaggio intorno alla pieve, dove sono rimessi in scena gli antichi mestieri e usanze, permettendo ai visitatori di entrare a farne parte in modo attivo, immergendosi in un’atmosfera incantata.
Dalla pieve si procede in direzione di Concamarise. Seguendo la strada si costeggiano campi, fossati e ville, testimonianza di un’agricoltura fiorente che ha sempre caratterizzato queste zone pianeggianti dove si mantengono intatte ancora tante tradizioni. Basti pensare ai filari di clinto, il vitigno da cui si ricava il “vino fragolino”, il cui commercio oggi è vietato, ma che resta una pianta ancora diffusa in zone rurali. E si trovano ancora, lungo il cammino, le botteghe di alcuni artigiani del legno, un settore che ha reso Bovolone luogo di riferimento per la produzione di mobili soprattutto negli anni ’80 del secolo scorso. La crescita economica di quel periodo si deve proprio a loro, i marangoni come vengono chiamati i falegnami nel dialetto del posto, che hanno contribuito a far viaggiare il nome di Verona in tutta l’Europa. Oggi, nonostante la crisi del settore, la lavorazione del legno resta il fiore all’occhiello di questa zona.
Proseguiamo lungo via San Giovanni, affiancando una storica pila per la produzione del riso, che oggi ha perso le sue antiche funzioni ma ha conservato il suo fascino. In questa zona, che si estende al margine dell’avvallamento del Menago verso il corso del Tregnone, come richiama il nome stesso Concamarise, le pile ricevevano l’impulso dell’acqua originaria dalla fossa Samuda, collocata tra i due fiumi. Siamo in presenza di una terra fertile e particolare; osservando le zolle scopriremo la natura prevalentemente sabbiosa di questi terreni.
Oggi, a onorare il prodotto più tipico e amato del territorio, da sempre risorsa per gli abitanti della pianura veronese, c’è anche la Strada del riso Vialone veronese, che attraversa proprio via San Giovanni andando in direzione di Isola della Scala: l’itinerario è studiato per permettere di scoprire il territorio e la storia di diversi Comuni della pianura, ammirando località che hanno conservato intatto il ritmo lento di una volta, e paesaggi naturali di rara bellezza.
Ci imbattiamo, a questo punto, in un bellissimo capitello settecentesco dedicato a sant’Anna, lungo un fossato. In quest’area, sempre nel periodo delle feste natalizie, è ospitata una mostra suggestiva di presepi realizzati con i materiali più disparati, dalle pietre alle pannocchie. E si noteranno, oltre il capitello, anche i magnifici pescatori di pezza realizzati dalla Confraternita dei nostalgici del tabàr di Concamarise, posizionati lungo il canale.
Si arriva così al muro che cinge il parco di villa Verità Bresciani, una delle più famose del Veronese anche ben oltre i confini della provincia. Questa villa, che sorge su una corte fortificata risalente al XIII secolo ed è circondata da un giardino all’inglese, è oggetto di fascino e interesse per una leggenda che la riguarda: una ragazza, rapita dal signore della villa molti secoli fa, morì annegata nelle acque del laghetto del parco; si narra che il suo spirito vaghi tuttora tra gli alberi e le stanze della dimora, cantando una ninna nanna. La storia ha attirato molti curiosi nel tempo, fino all’abbandono di questa dimora che tuttora è chiusa al pubblico.
Costeggiando le mura di cinta della villa si arriva fino alla piazza dominata dall’antica chiesa parrocchiale, oggi non più in uso e adibita a sala polifunzionale. Tornando indietro, si procede lungo via Fondo e, all’altezza di un ponticello con una ringhiera, si imbocca la strada sterrata a sinistra, che segue il canale affiancata, dall’altro lato, da un filare di pioppi cipressini, tra gli alberi più usati per creare le siepi frangivento. Qui, attraversando i campi coltivati di mais e colza, si prosegue fino alla fine del terreno e ci si immette nuovamente sulla strada asfaltata; da qui in poche centinaia di metri si ritorna alla nostra automobile.

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