Una giornata particolare
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Nel ricordo di Nelson Mandela per costruire un mondo giusto, equo e sostenibile

“È facile abbattere e distruggere. Gli eroi sono quelli che fanno pace e costruiscono”. Con questa frase, particolarmente significativa in questo tempo, si apre la pagina web che le Nazioni Unite dedicano alla Giornata internazionale Nelson Mandela (18 luglio)...

Parole chiave: Una giornata particolare (117), Luca Passarini (72), Nelson Mandela (1)
Nel ricordo di Nelson Mandela per costruire un mondo giusto, equo e sostenibile

“È facile abbattere e distruggere. Gli eroi sono quelli che fanno pace e costruiscono”. Con questa frase, particolarmente significativa in questo tempo, si apre la pagina web che le Nazioni Unite dedicano alla Giornata internazionale Nelson Mandela (18 luglio).
Nato nel 1918 e cresciuto a Mvezo, villaggio molto esteso ma poco abitato nel sud-est del Sudafrica, fu presto soprannominato Rolihlahla, ovvero “colui che provoca guai”. Figlio di un consigliere del monarca, a 22 anni si scontrò con la realtà sociale dell’epoca, quando il capovillaggio scelse per lui una ragazza come sposa: ribellandosi, scappò a Johannesburg con il cugino Justice.
Da studente di legge si impegnò nell’opposizione al regime sudafricano che negava i diritti politici, sociali e civili alla maggioranza nera, dovendo cambiare università per potersi laureare. Portò avanti l’impegno civile (offrendo patrocinio legale gratuito a molti neri) e quello politico, aderendo all’African National Congress. Insieme ad alcuni compagni, appoggiò la lotta armata contro il Partito Nazionale e l’apartheid, venendo condannato all’ergastolo per sabotaggio (si dichiarò colpevole) e cospirazione con altri Paesi per l’invasione del Sudafrica (si dichiarò non colpevole).
Il carcere non lo consegnò all’oblio e al silenzio, ma fece da amplificatore al suo invito alla mobilitazione unitaria e lo rese un’icona mondiale delle campagne anti-apartheid, anche per il suo rifiuto a un’offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata (febbraio 1985). Le forti pressioni nazionali e internazionali portarono il presidente sudafricano Frederik W. de Klerk a porre fine all’illegalità dell’Anc e alla prigionia di Nelson Mandela (11 febbraio 1990).
Erano passati 27 anni, ormai era settantunenne, ma decise di prendere su di sé il peso di un processo di pacificazione, rinunciando da subito a una qualsiasi forma di vendetta personale. Si candidò alle elezioni presidenziali della primavera 1994 contro lo stesso De Klerk: divenne il primo capo di Stato di colore e scelse il suo avversario come vice-presidente.
Questa sua prospettiva, portata avanti anche grazie alla Commissione per la verità e la riconciliazione, fu fondamentale per una nuova pagina del Sudafrica e ispirazione per molte altre situazioni (come l’Irlanda del Nord). Dopo cinque anni segnati da successi e insuccessi, abbandonò la politica del Paese, rendendosi disponile ad incontrare giovani e a sostenere varie organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani.
Dopo la morte (5 dicembre 2013) le Nazioni Unite gli hanno intitolato le “Regole minime standard per il trattamento dei detenuti” e un premio quinquennale da assegnare a una donna e a un uomo che abbiano dedicato la propria vita al servizio dell’umanità e della coesione sociale. Infine, gli anni dal 2019 al 2028 sono stati denominati “Decennio di pace di Nelson Mandela” con l’impegno di un centinaio di Stati per favorire la costruzione di un mondo giusto, equo e inclusivo.

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