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Ottima Capotondi in una serie di spessore

Bella da morire, non è solo un’iperbole per indicare una donna dall’aspetto mozzafiato o l’attacco di un articolo su una rivista di moda, ma è anche il titolo della nuova fiction di Rai 1. Una storia intrigante, complessa che parla di violenza contro le donne...

Parole chiave: Cristina Capotondi (1), Bella da morire (1), Fiction (8), Rai Uno (12)
Ottima Capotondi in una serie di spessore

Bella da morire, non è solo un’iperbole per indicare una donna dall’aspetto mozzafiato o l’attacco di un articolo su una rivista di moda, ma è anche il titolo della nuova fiction di Rai 1. Una storia intrigante, complessa che parla di violenza contro le donne. Il punto di vista scelto è quello di un’ispettrice di polizia, dai toni aspri e dai modi spigolosi, chiamata a indagare su un caso di presunto omicidio, che sembra in realtà nascondere una vicenda di violenza. Nell’omertà diffusa, a tante persone appare incredibile che possano succedere fatti del genere poiché tutte le apparenze portano invece a ipotizzare una storia diversa. Lei stessa scoprirà come fra le ragazze e giovani che le sono più vicine, ci siano vittime di violenza, spesso non credute o piene di paura nel denunciare quanto è capitato per timore di ritorsioni o del giudizio inquisitorio e sprezzante della gente.
Protagonista della fiction è un’ottima Cristiana Capotondi (nella foto), attrice che dopo interpretazioni sempre più convincenti in fiction di successo, smessi i panni dell’adolescente carina e gioviale, ha raggiunto la maturità anagrafica e artistica ed è pronta a dare voce e volto a personaggi di spessore e d’impegno civile. Accanto a lei si rivede Matteo Martari, artista nato a Verona, che si è fatto conoscere al grande pubblico nelle ultime stagioni di Un passo dal cielo. Egli indossa qui l’immagine di un eroe buono che copre senza riuscirci un suo passato tormentato e una grande inquietudine interiore. Benedetta Cimatti, già vista in La porta rossa e La strada verso casa, insieme con Lucrezia Lante della Rovere completano il cast.
La trama si sviluppa in modo un po’ lento e talvolta con un tono più romanzato, senza tuttavia scadere nella banalità, ma ha il merito di raccontare una storia difficile in modo non sensazionalistico. Più che indulgere sulle scene di violenza, si cerca di cogliere da più angolature e con gli occhi dei diversi personaggi tutte le sfaccettature che determinano un comportamento simile e, in vista del finale rassicurante, si punta a far sì che ogni filone narrativo trovi un’adeguata conclusione. Possono anche essere molti i difetti, ma sicuramente lo scopo è raggiunto se attraverso una miniserie si arriva a sensibilizzare persone di età e condizioni diverse su un fenomeno così grave. Il 20% di share dimostra che l’obiettivo è stato centrato in pieno.  

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