Pentagrammi
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Un cd per scoprire Leonardo Leo genio del Settecento napoletano

“Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, Durante, Jommelli, Pergolesi. Se i tuoi occhi si colmeranno di lacrime, se sentirai il tuo cuore palpitare, se trasalirai, se un peso ti soffocherà nel tuo trasporto, allora prendi il tuo Metastasio e mettiti al lavoro”. Così Jean-Jacques Rousseau, nel suo Dizionario di musica del 1768, indirizzato idealmente a un giovane musicista, affinché si rechi nella capitale mondiale della musica...

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“Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, Durante, Jommelli, Pergolesi. Se i tuoi occhi si colmeranno di lacrime, se sentirai il tuo cuore palpitare, se trasalirai, se un peso ti soffocherà nel tuo trasporto, allora prendi il tuo Metastasio e mettiti al lavoro”. Così Jean-Jacques Rousseau, nel suo Dizionario di musica del 1768, indirizzato idealmente a un giovane musicista, affinché si rechi nella capitale mondiale della musica. Che nel 1700 era appunto la città campana: la sede dei quattro conservatori, il luogo dove il magistero di Alessandro Scarlatti aveva fatto germogliare un’opulenta tradizione di artisti, specialmente dediti alla musica vocale, liturgica e al teatro musicale.
Se si riguarda la frase del grande filosofo, ci si renderà conto tristemente che solo uno dei quattro maestri citati gode oggi di una qualche notorietà presso il medio appassionato. Pergolesi, grazie allo Stabat Mater e alla geniale opera buffa La serva padrona, è ancora oggi eseguito in tutto il mondo; è oggetto di culto, il compositore geniale, che lasciò peraltro questa valle di lacrime giovanissimo, ad appena 26 anni. Ma gli altri?
Una pregevole incisione discografica, Responsoria (Archiv - Universal Italia), nell’interpretazione dell’ensemble (quattro voci più organo) “Nova Ars Cantandi” diretta da Giovanni Acciai, ci dà il destro per qualche nota sul primo musicista citato dal Rousseau, Leonardo Leo (1694-1744). Pugliese di nascita ma napoletano di adozione, Leo ci ha lasciato una cospicua serie di lavori per il teatro, molta musica sacra, qualche brano di musica strumentale, tra cui almeno la serie dei 6 Concerti per violoncello merita di essere annoverata tra i capolavori assoluti della letteratura specifica. La sua particolare qualità nello stile, che presenta ad un tempo un’ispirazione melodica di meraviglioso lirismo non disgiunta da un contrappuntismo di straordinaria vitalità, assolutamente non scolastica, bensì varia, personale e innovativa, non mancò di stupire persino Wagner, che ne ascoltò il possente Miserere a due cori, restando colpito da una “vera musica”, una “possente cattedrale di suoni, di fronte alla quale tutto il resto appare volgare”.
Grazie a Giovanni Acciai e alla Archiv, oggi possiamo accostarci a un altro capolavoro liturgico di Leo, in prima registrazione assoluta. Si tratta di un’intonazione della Liturgia delle ore, responsori dell’Ufficio divino nel momento più forte dell’anno, vale a dire la Settimana Santa (giovedì, venerdì e sabato). Le note che accompagnano il cd, vergate dallo stesso Acciai, illustrano con precisione analitica sia l’ispirazione religiosa che la scrittura musicale, e ad esse dunque rimandiamo per una migliore contestualizzazione. Per parte nostra, ci limitiamo a sottolineare come, nell’ascolto concentrato, meglio se frazionato in tre giorni e ancor meglio se ripetuto più volte, l’arte di Leo giunga freschissima ancora oggi per genialità armonica (si ascoltino gli intervalli dissonanti che accompagnano le parole più rilevate del Venerdì Santo, ad esempio), per varietà che diresti romanzesca dei dettagli melodici che si strutturano nella narrazione evangelica. Soprattutto, per l’assorta, sublime qualità di una musica realizzata in presa diretta sulla Scrittura, alla quale sa donare una cantabilità ad un tempo commovente eppure severissima nell’architettura strutturale-monumentale. Un disco che onora la civiltà italiana del secolo XVIII, della quale un po’ troppo spesso ci dimentichiamo.

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