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La preziosa eredità di Bernstein a cento anni dalla nascita

L’età dell’ansia (The Age of Anxiety): così titolava il grande poeta inglese W. H. Auden un poema del 1948, ad indicare la cifra esistenziale del suo tempo. A settant’anni esatti dalla pubblicazione, l’icastica definizione è fin troppo calzante anche oggi, purtroppo.

Parole chiave: Bernstein (1), Pentagrammi (30), Mario Tedeschi Turco (14)

L’età dell’ansia (The Age of Anxiety): così titolava il grande poeta inglese W. H. Auden un poema del 1948, ad indicare la cifra esistenziale del suo tempo. A settant’anni esatti dalla pubblicazione, l’icastica definizione è fin troppo calzante anche oggi, purtroppo. Ispirandosi a quel gran libro, Leonard Bernstein, di cui quest’anno cade il centenario della nascita (1918-1990), scrisse la sua seconda sinfonia, che viene oggi edita da Deutsche Grammophon in un cd di rilevata qualità, con Simon Rattle a dirigere la Filarmonica di Berlino e Krystian Zimerman quale pianista. Si tratta di un’occasione da non perdere per conoscere un brano essenziale del XX secolo (Bernstein ne terminò la composizione nel 1949), in un’esecuzione brillante incisa come meglio non si potrebbe. Ma è anche un’occasione per riflettere sul lascito del grande compositore, sulle sue composizioni, sulla sua opera di divulgatore di cultura musicale e di direttore d’orchestra.
E allora, principiamo dal fondo della breve lista di cui sopra. Come direttore, ce la caviamo in fretta: con Karajan e Carlos Kleiber, è stato il più grande della seconda metà del secolo scorso. Si ascoltino il suo Mahler, il suo Beethoven, il suo Schumann; e il Falstaff, il Tristano, il Fidelio… esperienze d’ascolto imprescindibili, in cui non sai se ammirare di più la tecnica trascendentale o il vitalismo dionisiaco, grazie ai quali ogni partitura diviene un sogno acceso di entusiasmo oppure un dramma di abissale profondità, o ancora un affresco di colori e ritmi che plasmano l’architettura formale, restituita ad un tempo con perfetta chiarezza e sfavillante nitore.
Come divulgatore musicale, basterà leggere Giocare con la musica, da pochi mesi ripubblicato dall’editore Il castello. Chiunque desideri entrare per la prima volta nel linguaggio musicale, troverà un testo chiaro, perspicuo, spesso anche divertente. Troverà il modo più diretto per capire cosa sia l’arte dei suoni, in un classico della didattica che spiega meglio di tante scuole in che modo “funzioni” la musica, e in che modo produca emozione e sapere.
Veniamo al compositore. Tutti conoscono il suo West Side Story: se sia da catalogare quale “Opera” o “musical” poco importa: uno dei massimi studiosi di drammaturgia musicale dei nostri giorni, Michele Girardi dell’Università Ca’ Foscari, ha appena scritto un denso saggio in cui dimostra l’appartenenza al genere operistico per vocalità, tensione drammatica, utilizzo dei leitmotive e citazioni intertestuali da altri classici. Ma, ripetiamo, è poco rilevante: si tratta della più geniale riscrittura del Romeo e Giulietta mai consegnata al teatro, e tanto basti. E veniamo allora alla sua Messa del 1971, composta quale ideale compianto per l’assassinio di J. F. Kennedy: uno straordinario mix di spiritualità e teatro, linguaggio classico e popolare, tutto pervaso dallo spirito della danza; ascoltiamo le tre Sinfonie (la Seconda citata in apertura è forse la più bella), con il loro contrappuntismo virtuosistico e la loro immediata espressività passionale; e non dimentichiamo la colonna sonora per Fronte del porto o per il musical con Gene Kelly e Frank Sinatra Un giorno a New York, che mette in fila alcune tra le più belle canzoni del repertorio americano.
C’è tantissimo Bernstein da conoscere, nei vari settori citati. Una grande voce del Novecento, del nostro tempo di ansia, appunto, da superare grazie alla conoscenza e alla bellezza di cui la sua musica è stata (ed è) magnifica testimonianza.

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