Informazioni Pastorali "Andrà tutto nuovo"
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Il Signore sconfigge le nostre paure

Prosegue la riflessione di “Andrà tutto nuovo” con una tela di Delacroix letta attraverso la preghiera di papa Francesco

Parole chiave: Delacroix (1), Dipinto (1), Andrà Tutto Nuovo (10), Papa Francesco (77)
Il Signore sconfigge le nostre paure

La tela di Delacroix, intitolata La tempesta sedata, è una tra le più significative interpretazioni dell’evento narrato nel Vangelo di Marco al capitolo 4, versetti 35-41. Questo geniale artista francese, uomo colto e pensatore profondo, vissuto tra il 1798 e il 1863, faceva parte della grande triade dei romantici francesi insieme a Victor Hugo per la letteratura e Hector Berlioz per la musica. In molti casi, i suoi dipinti si distinguono per le complesse composizioni tumultuose e per le sperimentazioni coloristiche che esaltano drammaticamente i sentimenti dei personaggi.  Per quanto riguarda i soggetti religiosi “è curioso osservare che le opere di Delacroix, più che i cristiani praticanti, impressionavano gli spiriti indifferenti, che si sentivano toccati da esse nel profondo” (J. Plazaola). Anche nel caso di questo quadro va apprezzata non solo l’attenzione alla gamma cromatica ed il gioco tra luci ed ombre, ma soprattutto l’abilità di regia scenica per cui il tranquillo sonno di Cristo è messo a confronto con l’agitazione fisica e col vigore emotivo espresso degli apostoli.
Se ci concentriamo sui componenti dell’equipaggio, ci accorgiamo che la burrasca provoca una grande agitazione, espressa dai bruschi movimenti dei corpi. Ogni figura è impegnata in un’azione diversa: partendo dall’alto, un uomo tenta di reggere il timone, e ha lo sguardo puntato verso la nostra sinistra. Un altro, subito sotto, è addormentato, reclinato su un fianco, e si regge il capo con la mano; è avvolto in un ampio panno bianco, che vira al grigio, quasi riflettendo il colore del mare scuro: in lui riconosciamo il Maestro che dorme. Subito sotto di lui, tre personaggi sono disposti a semicerchio e creano, con i loro movimenti, a loro volta un’onda, quasi una “ola”. Il primo a sinistra è appoggiato con la schiena alla barca: rannicchiato in se stesso, guarda il mare sotto di lui con espressione preoccupata e con una torsione del collo assolutamente innaturale. Nell’altra figura, girata di schiena, riconosciamo una donna, certamente Maddalena, l’unica rivolta verso il Maestro che tiene le mani aperte; non la vediamo in volto, ma l’atteggiamento del suo corpo ci trasmette tensione, paura. Le braccia levate della donna di spalle vanno progressivamente a dirigersi verso l’alto, in una energica tensione dinamica che si conclude nella figura vestita di giallo, in piedi al centro della barca, letteralmente preso dal panico. I tratti del volto sono solo accennati, e questo provoca un effetto inquietante: sono resi solo con pochi tocchi rossastri che accendono un volto quasi ferino, quasi disumano. Anche i suoi capelli sono ridotti ad una massa informe scompigliata dal vento. Accanto a questo discepolo con le mani levate al cielo, un secondo polo d’attrazione immediato per l’occhio dello spettatore è dato dall’altro che gli sta vicino: vestito di una tunica rosa, è seduto ma proietta la sua schiena all’indietro. Ci colpisce la sua mano destra che cerca disperatamente di trattenere il mantello che sembra volar via. Di fronte a lui, l’altro personaggio che sta nella parte centrale dell’imbarcazione, è tutto proteso verso l’esterno. Qui Delacroix manifesta la sua intelligente capacità scenografica che si impone “per l’evidente tensione drammatica della scena e per la forte caratterizzazione psicologica dei personaggi” (G. Crepaldi). Quest’uomo col braccio slanciato in avanti, in apparenza sembra cercare una via di fuga dall’onda minacciosa che arriva dal lato opposto. Infine, due uomini seduti a prua, tentano di governare la barca con i remi, entrambi molto concentrati nello sforzo. Infine, ad uno sguardo attento, non sfugge che nella parte più bassa, il pittore ha collocato un ultimo personaggio, il decimo, poco distinguibile perché è solo abbozzato ed è dipinto con gli stessi colori “lignei” della barca. Questo discepolo sembra dormire, ma in realtà è atterrito dalla paura e reagisce al dramma della tempesta stringendosi al petto la veste, che usa come una sorta di scudo, e chiude gli occhi per non vedere! È la reazione tipica della depressione, in cui il soggetto entra in una specie di letargo, di paralisi, che lo spinge ad abbandonarsi al suo destino, da cui sembra totalmente sopraffatto. Un uomo che di fronte al pericolo della morte è come già morto: sembra infatti di vedere una larva, o meglio una mummia.

Siamo chiamati
a remare insieme
Anche noi ci rispecchiamo in questi personaggi smarriti, agitati, confusi, abbandonati, paralizzati… Le loro braccia levate sono le nostre braccia. Quella barca è la nostra casa, la nostra città, la nostra comunità cristiana in balìa del male che come onda oscura sembra travolgerci e sprofondarci nell’abisso della morte. Siamo noi questi discepoli, come ci ha ricordato papa Francesco, nella sua commovente preghiera levata da Piazza San Pietro il 27 marzo scorso: «Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: “Siamo perduti”, così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme».
La tempesta smaschera
la nostra vulnerabilità
Oltre ai discepoli, l’altro attore principale della scena è la grande onda, che nel suo levarsi minaccioso, ben al di sopra della barca, sembra sul punto di travolgerla! Per Delacroix, con la sua sensibilità romantica, l’imprevedibilità della natura diventava uno stimolo per una riflessione sul turbamento dell’anima di fronte a fatti sconvolgenti, imprevisti, irrazionali, che sono parte della vita. Guardando questa grande onda riprendiamo le parole del Papa per ricordare che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».
Reimpostare la rotta
verso Dio e gli altri
Ma, come possiamo vedere nel dipinto, sulla barca c’è anche Cristo, che viene messo in evidenza dall’artista con un tocco di luce leggermente accentuata rispetto a quella che raggiunge le figure circostanti. Quest’opera di Delacroix, dunque, sa evocare le nostre esperienze di paura, ma ci rivela anche che in ciascuna di queste situazioni noi siamo in compagnia del Signore e possiamo rivolgerci a Lui, come ci suggeriva ancora papa Francesco da Piazza San Pietro: «È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri […]. L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale».

Nella foto:
Eugène Delacroix,
La tempesta sedata,
1841, (45x54 cm),
Museum of Art,
Kansas City (Stati Uniti)

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