Il Fatto di Bruno Fasani
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Quando le canzonette ci aiutano a riflettere

Sono con amici a guardare alla Tv uno spezzone del programma cult degli italiani, ovvero il festival di Sanremo. Quello che a parole tutti snobbano, peraltro andando a incrementare l’ipocrisia farisaica come chi fa il moralista a parole, salvo guardarsi di nascosto le foto osé.

Parole chiave: Sanremo (5), Karma (1), Gabbani (1), Il Fatto (366), Bruno Fasani (287)

Sono con amici a guardare alla Tv uno spezzone del programma cult degli italiani, ovvero il festival di Sanremo. Quello che a parole tutti snobbano, peraltro andando a incrementare l’ipocrisia farisaica come chi fa il moralista a parole, salvo guardarsi di nascosto le foto osé.
Sulla scena si presenta un giovanotto vestito da gorilla. La musica della ballata è anche gradevole, ma l’impressione che ne riporto mi fa sbottare: c’è nulla di meglio da vedere? Passano ventiquattro ore e la cronaca mi comunica che lo “scimmione” in arte, ovvero Francesco Gabbani, ha vinto il 67mo Festival della canzone. Ne traggo una prima conclusione, ossia che l’anagrafe mi ha fatto sforare i tempi supplementari. Almeno da un punto di vista culturale. Se il 44% dei votanti, ossia quelli che usano il cellulare come un arto incorporato, ha decretato la vittoria di questo artista, vuol dire che tra la mia generazione e i giovani d’oggi il gap è praticamente incolmabile.
Mi rassegno, ma non rinuncio a capire. Quello cui rinuncio è soltanto il pregiudizio, quando la presunzione di sapere tutto già in partenza ti impedisce la fatica della ricerca. Da internet mi scarico il testo del brano vincitore e cerco di entrarci dentro con qualche ragionamento. Già il titolo, Occidentali’s Karma, risulta intrigante. Per chi non lo sapesse, il Karma, nella filosofia induista, è costituito da quelle azioni che ti consentono di avere una condizione migliore nella prossima vita, ossia nella reincarnazione. Gabbani ce le conta e ce le canta, dicendo che anche dalle nostre parti, in Occidente, c’è un modo per aspirare ad una vita migliore. È la via degli “Internettologi, soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi. L’intelligenza è démodé. Risposte facili. Dilemmi inutili. Tutti tuttologi col web. Coca dei popoli. Oppio dei poveri”.
La leggerezza della musica impedisce di prendere troppo sul serio le parole che, dette altrimenti, avrebbero il peso specifico di sassi in fronte. Parole buttate lì, quasi per caso, con la spensieratezza degli spudorati, giusto per raccontare di una società che recita il mantra di uno spiritualismo senz’anima, che inneggia al Nirvana e a Budda, giusto per darsi una cipria religiosa mentre balla sul vuoto delle proprie convinzioni.
“Piovono gocce di Chanel su corpi asettici. Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili. La folla grida un mantra. L’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla”, canta Gabbani. Ed è difficile non convenire sul disarmo di umanità, che si nasconde tra le pieghe del post-moderno che i sociologi catalogano ormai come post-umano. Una sorta di evoluzione darwiniana all’incontrario, dove diventiamo tutti più soli, nel momento in cui la tecnica ci regala il massimo per comunicare. Però l’importante è ballare come La scimmia nuda di Desmond Morris, dove soddisfare l’istinto sembra l’unica irrepetibile opportunità. Così vuole Occidentali’s Karma.

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