Il Fatto di Bruno Fasani
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Far girare notizie false è davvero pericoloso

Quelli che se non parlano inglese non vanno neppure in bagno le chiamano fake news. Quelli più regolari di corpo le chiamano notizie false. Quelli che parlano come mangiano le chiamano balle. Papa Francesco ha detto che vengono direttamente da Satana...

Parole chiave: Fake News (2), Il Fatto (275), Bruno Fasani (201)

Quelli che se non parlano inglese non vanno neppure in bagno le chiamano fake news. Quelli più regolari di corpo le chiamano notizie false. Quelli che parlano come mangiano le chiamano balle. Papa Francesco ha detto che vengono direttamente da Satana. Sentenza attinta direttamente dal libro della Genesi, quando un certo serpentello insinuò che la verità non era quella affermata dal padrone del giardino. Mangiassero pure dell’albero della conoscenza del bene e del male, tanto non sarebbe successo niente. E i due, un po’ ochetti, mangiarono anche il torsolo della mela, col bel risultato che sappiamo.
Il nuovo giardino ha alberi tecnologici, quelli dei social media, da cui pendono le notizie come le ciliegie a giugno. Mentre stendo queste note leggo che Berlusconi avrebbe promesso ai diffidenti europei che al governo lui ci andrà, ma col Don Chisciotte Renzi, lasciando a spasso l’infido Salvini. Fake, falso, balla o verità? Ognuno prenda quello che vuole, ma intanto la freccia incendiaria è lanciata.
Era solo un esempio per dire come le false notizie, fatte circolare ad arte, siano in grado di destabilizzare una campagna elettorale, creare allarmismi, fomentare intolleranze e populismi. Basta pubblicare su Facebook le immagini di una rissa tra immigrati di dieci anni fa per far gridare contro gli invasori stranieri, con tutti i luoghi comuni di cui ci si riempie la bocca. Si dice che le balle le hanno sempre raccontate. Ed è vero. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto al passato. Un tempo le balle scorrevano nel torrente dei creduloni. Ma poi esistevano gli alvei sicuri di una verità che veniva trasmessa dalla famiglia, dai preti, dagli insegnanti, dal farmacista e dal maresciallo. Una verità magari opinabile in qualche suo colore, ma che rappresentava il sentire sociale nel quale la gente si identificava. Potevano anche dirti che il tal prete era chiacchierato, ma nessuno si sentiva autorizzato ad abiurare alla propria fede, che rimaneva ancorata ad una fedeltà al Vangelo fuori discussione.
Oggi, nel tempo in cui uno vale uno, ogni verità vera o falsa è capace di far saltare il banco come un detonare. E tutto questo finisce per creare quella che gli esperti chiamano l’era biomediatica, ossia il condizionamento emotivo della gente, dove gli umori non sono più il risultato di un ragionamento, di una valutazione critica, di un punto di vista personale. No, è l’emozione stessa la notizia, che modifica i comportamenti, condiziona le scelte politiche, rompe i rapporti di solidarietà sociale. Non esistono più verità. La verità è l’umore che mi ha creato quella notizia.
È chiaro che non è possibile fermare la storia mettendo il blocco alle conquiste della tecnologia mediatica. L’unica soluzione è quella di tornare a mettere in piedi un sentire etico condiviso, fatto di valori democratici, morali e culturali, evitando la libera uscita negli spazi dell’anarchia, dove tutto vale allo stesso modo perché nulla più vale.

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