Il Fatto di Bruno Fasani
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Il valore sociale dei media e l’allergia di tanti politici

C’è un italiano, emigrato negli States, che fa di professione il “cacciatore” di Fake news. Per chi non lo sapesse si tratta di bufale, ossia di false notizie, fatte circolare con un preciso intento, più spesso politico, ma anche con finalità commerciali o di altro tipo. È successo anche da noi, tirando in ballo profughi e stranieri, accusati di chissà quali stregonerie, giusto per buttare benzina sul fuoco dell’intolleranza...

Parole chiave: Il Fatto (421), Bruno Fasani (329), Trump (11), Grillo (2)

C’è un italiano, emigrato negli States, che fa di professione il “cacciatore” di Fake news. Per chi non lo sapesse si tratta di bufale, ossia di false notizie, fatte circolare con un preciso intento, più spesso politico, ma anche con finalità commerciali o di altro tipo. È successo anche da noi, tirando in ballo profughi e stranieri, accusati di chissà quali stregonerie, giusto per buttare benzina sul fuoco dell’intolleranza.
Qualcuno sostiene che siamo entrati nel tempo della post verità, tesi secondo cui non solo non esistono più quelle dogmatiche o morali, ma neppure quelle dei fatti. È la terribile tendenza a inventarsi le cose, a prescindere dall’accaduto. Se a questo aggiungiamo la miriade di social media utilizzati e la rapidità del loro propagarsi, la frittata è fatta.
Va da sé che la gente ne rimane colpita, finendo per consegnarsi ai luoghi comuni, stando ai quali l’informazione è malata e racconta solo balle. Luoghi comuni che vengono peraltro da lontano. Sono cresciuto sentendo dire che il giornale locale era il “Bugiardello”, per scoprire poi che in ogni città lo si chiama con questo nome. Fare informazione, si sa, scontenta sempre qualcuno. Perché bisogna selezionare le notizie, perché alcune sembrano partigiane, perché altre si dovrebbero tacere... Io, da anni, ho un lettore, che mi segue come la mia ombra e mi manda lettere, sgualcite come il suo cervello, piene di insulti. Penso che una fedeltà simile andrebbe premiata con una targa, come si fa nei cinquantesimi di matrimonio. Sta di fatto, dicevo, che oggi giornali e televisione non godono mediamente di grande considerazione. A tenere alta la fiaccola della disistima primeggia in questi tempi un certo Trump. Ha dichiarato che i media sono “i nemici della Nazione”. Niente più e niente meno. Del resto niente di nuovo sotto il sole, viene da dire. Un tempo si diceva che queste cose accadono nei regimi. Oggi qualche politico, con vocazione autoritaria, lo rivendica come fatto di democrazia, dimostrando di averne un concetto dalle molte scorciatoie.
Accade anche dalle nostre parti. L’Ortottero canterino, alias Beppe Grillo, è partito con una campagna d’attacco contro i principali giornali nazionali colpevoli, a suo dire, di aver confuso la discesa libera della signora sindaco di Roma con una caduta libera. Si sa, la verità è sinfonica, e quale strumento suoni l’Ortottero, sarà il prossimo futuro a raccontarcelo.
Certamente anche i media hanno i loro torti, ma cosa sarebbero le nostre scalcinate democrazie se non avessimo chi ci porta in casi i fatti? Giornalisti che sono morti per raggiungere i luoghi dove si giocano i destini dell’umanità? Giovani professionisti, spesso malpagati, che vivono il lavoro come una missione? È solo l’assenza di libertà che ci fa capire lo sconfinato valore dell’informazione.

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