Il Fatto di Bruno Fasani
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Dentro un ospizio ho visto la civiltà

Fabrizio Caramagna, giovane pensatore contemporaneo ha scritto: “Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia”. Con un pizzico di vena mistica, potremmo aggiungere che siamo fatti anche di Dio...

Parole chiave: Il Fatto (367), Bruno Fasani (288), Ospizio (2), Civiltà (2)

Fabrizio Caramagna, giovane pensatore contemporaneo ha scritto: “Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia”. Con un pizzico di vena mistica, potremmo aggiungere che siamo fatti anche di Dio.
Mi capita sempre più di frequente di pensarla così. Un amico mi faceva ascoltare un passo della Lucia di Lammermoor di Donizetti cantato dalla Callas. Esattamente quel brano che va sotto il nome di Ardon gli incensi. La protagonista, divenuta pazza per amore, si mette a duettare con il flauto. Provate ad ascoltarlo su Youtube. I brividi che ti prendono quando non riesci più a capire la differenza tra la creatura e lo strumento, ti portano a chiederti se tutto questo sia possibile ad un essere umano, o se non ci troviamo davanti a Dio stesso che esprime la sua bellezza attraverso le creature.
È un sentimento che provo anche davanti ad alcune pagine bibliche, così come davanti a qualche poesia, brano di letteratura od opera d’arte. La domanda, se volete, è perfino banale: può la nostra natura raggiungere simili vertici di bellezza? Ovviamente anche la risposta potrebbe essere altrettanto banale. Se queste cose accadono vuol dire che l’essere umano è in grado di farle. Quindi non scomodiamo Dio, tirandolo per la giacca. Poi mi rendo conto, però, che tutto dipende dagli occhi con cui guardiamo fatti e persone. «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» dice il protagonista de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. E forse è proprio perché abbiamo smesso di sentire col cuore che lo stupore e la meraviglia rischiano di uscire dall’orizzonte del nostro tempo, impedendoci di trovare le tracce di Dio.
Ero qualche giorno fa in un ospizio per lungodegenti, dove mi avevano chiamato per un momento di spiritualità. Tra i presenti, a catturare la mia attenzione, una coppia particolare. Entrambi intorno ai novant’anni, dal fisico asciutto e dai tratti che tradivano una bellezza trascorsa del tutto particolare. Lei, ancora lucidissima, era obbligata su una sedia, per una infermità che ne aveva reso obbligatorio il ricovero. Lui, altrettanto lucido, con un fisico secco da asceta, le stava accanto. Era perennemente chino a intercettarne i bisogni. Più che con le mani la accudiva con lo sguardo. Era lo sguardo di una sentinella. Mi hanno detto che arrivava ogni giorno all’alba, poi a mezzogiorno, al pomeriggio e sera. Occhi e mani non si staccavano un solo momento dalla sua sposa. Si guardavano e si sorridevano. Lì ho visto il mistero grande di san Paolo agli Efesini, quando equipara la coppia all’amore di Cristo per la Chiesa. Lì ho visto il cuore di Dio o, se volete, l’Ecce homo di Gesù davanti a Pilato, che ci racconta di quale amore è capace la creatura.
Del resto bastava girare poi nei reparti per averne ulteriore conferma. In una società dove anche la vita umana ha ormai troppe periferie, trovare persone amate e servite da altre persone, come se fossero il centro del mondo è stata la più grande lezione di civiltà che mi sia capitata da tanto tempo. E forse l’omelia più bella di cui avevo bisogno.

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