Editoriale
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Tra rosari branditi e vuoti riempiti

C’è stato un periodo, agli albori della nostra Repubblica, che a definirlo caldo si è certamente riduttivi. Era il 1948 e ci si accingeva alla prima consultazione elettorale della storia italiana dopo l’entrata in vigore della Costituzione...

Parole chiave: Editoriale (336), Stefano Origano (128), Elezioni (35)

C’è stato un periodo, agli albori della nostra Repubblica, che a definirlo caldo si è certamente riduttivi. Era il 1948 e ci si accingeva alla prima consultazione elettorale della storia italiana dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Al termine di una campagna elettorale combattuta e molto partecipata, si recò alle urne il 92% degli aventi diritto. Quella tornata elettorale passò alla storia per tanti motivi e non mancarono fatti eclatanti e gesti “forti”, come per esempio la diretta partecipazione della Chiesa e dei parroci a sostegno della Democrazia cristiana. Si celebravano Messe all’alba, prima che gli operai e i contadini si recassero al lavoro, per pregare e chiedere illuminazione alle coscienze, consapevoli che dentro le urne venivano deposte non semplici schede di carta, ma il futuro del Paese. E intanto nelle sacrestie si stampavano i manifesti. Non mancarono nemmeno Rosari e Novene e Tridui, ma sempre in chiesa e mai sui palchi dei comizi. Lì si presentavano programmi politici e proposte per un’Italia diversa da quella che era entrata in guerra. Quegli italiani non avevano bisogno di vedersi sventolare davanti il rosario per convincersi su chi votare, a loro bastava la coerenza della vita e la forza degli ideali.
E bastò per farci arrivare fin qui. Adesso non basta più. O meglio basta molto meno, come abbiamo visto, per rivendicare una matrice culturale cattolica. Quanto avvenuto a Milano con il vicepremier leghista, rattrista. I gesti di Salvini mi lasciano indifferente, ma sono preoccupato perché se lui può tanto, significa che qualcuno glielo permette e lo approva. Quello che mi rammarica è il vuoto lasciato da tanta parte di cristiani e se adesso si lasciano portare via anche i simboli più sacri, hanno tutto il diritto di indignarsi, ma dovrebbero avere anche il dovere di riflettere su dove sono finiti i loro ideali, l’impegno per il bene comune e la responsabilità per il futuro, non solo dell’Unione Europea.
L’Europa ha il 7% della popolazione mondiale e in tanti credono che possiamo andare avanti da soli, isolati, barricati e dis-integrati; illusi di essere il centro del mondo, mentre siamo una periferia tra le tante, triste e cadente. Abbiamo i musei più belli, ma non un briciolo di memoria storica. Ricordando quello storico periodo in cui nacque la Repubblica, non ci viene un rigurgito di dignità e un sussulto di coraggio? Il vuoto in politica non può esistere perché viene subito riempito, magari dai figli delle tenebre, notoriamente più scaltri dei figli della luce.

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