Editoriale
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Ripartiamo con il buono che c’è stato

Un po’ ovunque, durante la notte di Capodanno c’è stata una profusione di botti e fuochi come non si ricordava da molto tempo...

Parole chiave: Anno Nuovo (3), Editoriale (260), Capodanno (3)

Un po’ ovunque, durante la notte di Capodanno c’è stata una profusione di botti e fuochi come non si ricordava da molto tempo. Forse era un’impressione dovuta al silenzio irreale che aleggiava tra le case – imporre il coprifuoco alle 22 dell’ultimo dell’anno sembra un ossimoro –, o forse era tanta la voglia di finire il 2020 che qualcuno (se avesse potuto) avrebbe fatto scoppiare un intero arsenale. Fatto sta che l’annus horribilis se n’è andato e con lui speriamo muoia anche il suo maledetto emblema: il Covid. La voglia di dimenticare il passato e di ripartire in modo nuovo è palpabile: mettiamoci una pietra sopra e sparisca per sempre.
Per questi motivi mi è parso un compito ingrato spiegare ai (pochi) fedeli presenti alla Messa vespertina del 31 dicembre il significato dello splendido inno Te Deum da proclamare insieme al termine della celebrazione. Qualcuno l’avrà pure inteso come un “grazie a Dio è finito quest’anno della malora!”. Qualcun altro l’avrà percepito come poco appropriato, in quanto non trova alcun motivo per gioire o per ringraziare negli ultimi 366 giorni (eh già, perché era pure un anno bisestile – anno bisesto, anno funesto – che non voleva mai finire...).
Per un credente tuttavia ogni anno, anche il più catastrofico, è anno del Signore, anno di grazia: un tempo per percorrere un tratto di strada verso la meta. E quindi è giusto e doveroso ringraziare.
Se vogliamo essere onesti, non è stato tutto da gettare il 2020. Già il fatto di essere ancora qui a parlarne sarebbe un motivo sufficiente. Dimenticare sarebbe oltretutto un errore di prospettiva: se è vero, come dice lo slogan lanciato in Diocesi, che “andrà tutto nuovo”, ciò non significa che si parte da zero. (Ri)partire da zero è un atto di arroganza e una illusione. C’è lo ricorda san Giovanni con il meraviglioso poema con cui apre il quarto Vangelo: in principio non era lo zero, ma in principio era il Verbo. Una parola, una relazione, un incontro, un seme gettato: partiamo da lì per questo 2021 che sarà probabilmente in salita e con un fardello pesante lasciatoci in eredità dal suo predecessore, ma con un paio di scarpe buone, qualche provvista genuina e tanta pazienza ce la possiamo fare.

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